CANCRO – LA QUARTA FATICA DI ERCOLE – LA CATTURA DELLA CERVA O DAINA

cancer.zodiac

LA FATICA

Il Mito.

Colui che presiede la Camera del Consiglio del Signore parlò al Maestro che stava al Suo fianco: “Dov’è il figlio dell’uomo che è anche figlio di Dio? Come si sta comportando? Quali prove ha sostenuto e in quale servizio è ora impegnato?”.

Il Maestro, volgendo lo sguardo verso il figlio dell’uomo che è figlio di Dio, rispose: “Nulla per il momento, o Grande Reggente. La terza prova ha apportato grandi insegnamenti per un allievo come lui. Ora vi medita e riflette”.

“Dategli una prova che evochi la sua scelta più saggia. Mandatelo a lavorare in un campo ove debba decidere quale voce, fra le tante, risveglierà l’obbedienza del suo cuore. Dategli una prova di grande semplicità esteriore, ma che, nel contempo, risvegli sul piano interiore tutta la sua saggezza e la capacità di scegliere in modo giusto. Che proceda con la quarta prova”.

***

Ercole, figlio dell’uomo eppure figlio di Dio, stava dinnanzi alla quarta grande Porta. Il silenzio era profondo. Né parola né alcun suono da parte sua. Oltre la Porta si estendeva un ameno paesaggio e in lontananza, all’orizzonte, appariva il tempio del Signore, il santuario del Dio-Sole con il suo scintillante bastione. Nei pressi, su una collina, stava uno snello cerbiatto. Ercole osservava ed ascoltava, e ascoltando udì una voce. La voce proveniva dal disco luminoso della luna, dimora di Artemide. E Artemide, la bella, pronunciò parole di ammonimento all’indirizzo del figlio dell’uomo.

artemide“La cerva è mia, non devi quindi toccarla”, ella disse. “Per lunghe ere l’ho allevata e accudita quando era giovane. La cerva è mia e mia deve restare”.

All’improvviso apparve Diana, la cacciatrice dei cieli, la figlia del sole. Calzata di sandali, si slanciò verso la cerva, rivendicandone anch’ella il possesso.

“No, mia bella Artemide”, disse, “la cerva è mia e mia deve restare. Finora era troppo giovane, ma ora può essere utile. La cerva dalle corna d’oro è mia, non tua, e mia deve restare.”

Ercole, in piedi fra i pilastri della Porta, ascoltò la disputa, sorpreso che le due fanciulle si contendessero il possesso della cerva.
Un’altra voce colpì il suo orecchio con tono autoritario: “La cerva non appartiene ad alcuna delle due fanciulle, o Ercole, ma a quel Dio di cui tu vedi il tempio lassù su quel monte lontano. Vai, liberala, portala in salvo nel tempio e lasciala lì. Cosa facile a farsi, o figlio dell’uomo, tuttavia (e rifletti bene sulle mie parole), poiché sei figlio di Dio, puoi cercare e catturare la cerva. Và.”

Ercole si lanciò attraverso la quarta Porta lasciandosi dietro i molti doni ricevuti per non essere impedito nella veloce caccia a cui si accingeva. Da lontano, le due fanciulle contendenti lo seguivano con lo sguardo. Artemide, la bella affacciata dalla luna, e Diana, la avvenente cacciatrice dei boschi di Dio, seguivano i movimenti della cerva, ed entrambe non perdevano occasione di ingannare Ercole, cercando di rendere vani i suoi sforzi. Egli inseguì la cerva in ogni dove, ma più e più volte essa lo ingannò con astuzia.
Per un anno intero il figlio dell’uomo, che era anche figlio di Dio, rincorse la cerva di luogo in luogo,cerva scorgendone la forma come in un lampo, per poi perderla subito di vista nella profondità del bosco. Di collina in collina e di bosco in bosco egli l’inseguì continuamente fino a che, un giorno, la vide addormentata presso uno stagno, esausta dalla lunga corsa.

A passi silenziosi, con la mano tesa e lo sguardo fermo, Ercole scoccò una freccia verso la cerva, ferendola ad una zampa. Facendo appello a tutta la sua volontà, le si avvicinò, ma la cerva non si mosse. Le si fece ancora più vicino e la prese fra le braccia e se la strinse al cuore. Artemide e la bella Diana osservavano la scena.

“La ricerca è compiuta”, esultò. “Nelle tenebre del nord fui tratto, ma non trovai la cerva. Nelle profonde oscurità delle foreste, lottai a lungo, ma non trovai la cerva. Per desolate ed aride pianure, per luoghi deserti e selvaggi mi affannai a cercarla, ma non la trovai. In ogni momento, le fanciulle sviavano i miei passi, ma io persistetti ed ora la cerva è mia! La cerva è mia!”

“Non è così, o Ercole”, gli giunse all’orecchio la voce di qualcuno che stava vicino a Colui che presiede la Camera del Consiglio del Signore. “La cerva non appartiene al figlio dell’uomo, anche se figlio di Dio. Porta la cerva laggiù al santuario ove dimorano i figli di Dio e lasciala a loro.”

“Perché mai, o saggio Maestro? La cerva è mia; mia dopo il lungo cercare, è mia perché la tengo stretta al mio cuore.”

“E non sei tu un figlio di Dio, pur essendo un figlio dell’uomo? E non è quel tempio la tua dimora? E non condividi forse la vita con tutti coloro che li abitano? Porta al tempio di Dio la cerva sacra e lasciala lì, o figlio di Dio.

***

tempioErcole allora portò la cerva al sacro tempio di Micene e la posò a terra, nel centro del luogo sacro. Nel posarla innanzi al Signore, notò sulla zampa la ferita fatta dalla freccia scagliata dall’arco che aveva posseduto e usato. La cerva era sua per diritto di ricerca. La cerva era sua per la forza e l’abilità del suo braccio: “La cerva è quindi doppiamente mia”, egli disse.

Ma Artemide, che stava nella corte esterna di quel sacrosanto luogo, udì risuonare il suo alto grido di vittoria e disse: “Non è così. La cerva è mia ed è stata sempre mia. Io vidi la sua forma riflessa nell’acqua; io udii i suoi passi sulle vie della terra; so che la cerva è mia, perché ogni forma e mia”.

Il Dio-Sole parlò dal suo luogo sacro: “La cerva è mia, non tua, o Artemide! Il suo spirito riposa con me dall’eternità, qui nel centro del sacro tempio. Tu non puoi entrare qui, o Artemide, ma sappi che dico la verità. Diana, la bella cacciatrice del Signore, può entrare qui per un momento e dirti ciò che vede”.

Per un breve momento la cacciatrice del Signore passò nel tempio e vide la forma di quella che era la cerva, distesa davanti all’altare come morta. Disperata, Diana disse: “Ma se il suo spirito riposa con te, o grande Apollo, nobile figlio di Dio, sappi allora che la cerva è morta. È stata uccisa dall’uomo che è un figlio dell’uomo quantunque sia anche un figlio di Dio. Perché può egli entrare nel tempio mentre noi aspettiamo la cerva qui fuori?”.

“Perché egli ha portato la cerva tra le braccia, stretta al suo cuore e in questo luogo sacro la cerva trova riposo e così anche l’uomo. Tutti gli uomini sono miei. La cerva è del pari mia, non tua, di nessun altro che mia.”

***

Ercole, ritornando dalla prova, passò di nuovo per la Porta e prese la via che lo riportava dal Maestro della sua vita.

“Ho adempiuto al compito affidatomi da Colui Che presiede. È stato facile, benché lungo e faticoso. Non ho ascoltato coloro che reclamavano, né ho esitato lungo la Via. La cerva è nel luogo sacro, vicino al cuore di Dio così come, nell’ora del bisogno, è vicina anche al mio cuore.”

“Va e guarda ancora, Ercole, figlio mio, tra i pilastri della Porta.” Ed Ercole obbedì. Oltre la Porta il paesaggio si estendeva in pittoreschi contorni e lontano, all’orizzonte, si stagliava il tempio del Signore, il santuario del Dio-Sole con la sua brillante merlatura, mentre sulla collina vicina stava una snella cerbiatta.

“Ho superato la prova, o saggio Maestro? La cerva è di nuovo sulla collina dove l’avevo vista per la prima volta.”

E dalla Camera del Consiglio del Signore, ove siede il Grande Che presiede, giunse una voce:cerva 2 “Ripetutamente devono i figli degli uomini, che sono anche figli di Dio, cercare la cerva dalle corna d’oro e portarla al sacro luogo; ancora ed ancora di nuovo.

Quindi il Maestro disse al figlio dell’uomo che è figlio di Dio: “La quarta fatica è compiuta e, per la natura della prova e per la natura della cerva, la ricerca deve essere frequente. Non lo dimenticare e rifletti sulla lezione che hai appreso”.

[Djwal Khul – Il Tibetano]

Spiegazione del mito.

Euristeo, in questa fatica, inviò Ercole a catturare la cerva dalle corna d’oro. La parola inglese “hind” deriva da un’antica parola gotica che significa “quella che deve essere presa”; in altre parole, ciò che è sfuggente e difficile da prendere.

Abbiamo visto che la cerva che Ercole cercava era sacra ad Artemide, la luna, ma che era anche reclamata da Diana, la cacciatrice dei cieli e da Apollo, il dio sole. Questi non rappresentano altro che l’istinto, l’intelletto e l’intuizione propri dell’uomo. Una delle cose spesso dimenticate dagli studenti di psicologia e da coloro che indagano lo sviluppo della coscienza dell’uomo è che non vi è una netta divisione fra i vari aspetti della natura umana, ma che sono tutte fasi di un’unica realtà. Le parole istinto, intelletto, intuizione, non sono che vari aspetti della coscienza e della risposta all’ambiente e al mondo in cui l’essere umano viene a trovarsi. L’uomo è un animale e, al pari degli animali, possiede la qualità dell’istinto e della risposta istintiva al suo ambiente. L’istinto è la coscienza della forma e della vita cellulare, la modalità di consapevolezza della forma, e perciò Artemide, la luna, che governa la forma, reclama la cerva sacra. Al suo livello, l’istinto animale è tanto divino quanto tutte le altre qualità che noi consideriamo come più strettamente spirituali.

Ma l’uomo è anche un essere umano: è razionale, può analizzare, criticare, possiede quel qualcosa cheistinto intelletto chiamiamo mente e quella facoltà di percezione intellettuale e di risposta che lo differenzia dall’animale, che gli apre un nuovo campo di consapevolezza, ma che, malgrado tutto, è soltanto un’espansione del suo apparato di risposta e lo sviluppo dell’istinto in intelletto. Con la prima di queste qualità egli diviene cosciente del mondo degli stimoli fisici e delle condizioni emotive; con l’altra, diviene consapevole del mondo del pensiero, delle idee e della relazione fra i due, per questo, è un essere umano. Quando ha raggiunto la fase di una consapevolezza istintiva intelligente, allora Euristeo lo informa che esiste un altro mondo di cui può diventare egualmente cosciente, ma che ha un proprio metodo di contatto ed un proprio apparato di risposta.

Diana, la cacciatrice, reclamò la cerva perché per lei rappresentava l’intelletto, e l’uomo è il grande ricercatore, il grande cacciatore innanzi al Signore. Ma la cerva aveva un’altra forma ancora più elusiva ed era questa che Ercole, l’aspirante, cercava. Si dice che egli cacciò per un’intera vita. Non era la cerva, l’istinto, che egli cercava; non era la cerva quale intelletto, l’oggetto della sua ricerca. Era qualcos’altro e per questo qualcosa trascorse un’intera vita cacciando. Finalmente, leggiamo, egli la catturò e la portò nel tempio, nel quale il dio sole la reclamava. Questi riconosceva nella cerva l’intuizione spirituale, quell’estensione della coscienza, quel senso di consapevolezza altamente sviluppato che dà al discepolo la visione di nuovi campi di relazione e gli apre un nuovo mondo dell’essere. Ci vien detto che la lotta fra Apollo, il dio sole, che sapeva che la cerva rappresentava l’intuizione, Diana, la cacciatrice dei cieli, che laocchio di dio conosceva come intelletto, e Artemide, la luna, che pensava fosse soltanto istinto, stia ancora continuando. Entrambe le dee hanno ragione e il problema di tutti i discepoli è di usare correttamente l’istinto, nel luogo giusto e nel giusto modo. Il discepolo deve imparare ad usare l’intelletto sotto l’influsso di Diana, la cacciatrice, figlia del sole, mettendosi così in rapporto col mondo delle idee umane e della ricerca. Egli deve imparare a portare questa sua capacità nel tempio del Signore e là vederla tramutarsi in intuizione e con l’intuizione egli deve diventare consapevole delle cose dello Spirito e di quelle realtà spirituali che né l’istinto, né l’intelletto possono rivelargli. Non c’è alcuna possibilità di successo per l’aspirante finché non ha trasmutato l’istinto in intuizione, né può esservi un corretto uso dell’intelletto finché non entra in gioco l’intuizione, che interpreta ed estende l’intelletto e conduce alla realizzazione. Allora l’istinto è subordinato ad entrambi.

IL SEGNO

cancer 2

Il Segno.

Il Cancro è l’ultimo dei quattro segni che possiamo chiamare preparatori, sia che consideriamo l’involuzione dell’anima nella materia (incarnazione) o l’evoluzione dell’aspirante che lotta per passare dal regno umano al regno spirituale. In questo segno è celata l’intera questione della Legge della Rinascita.

È Saturno che apre la porta dell’incarnazione e il Cancro è una delle due porte dello zodiaco, attraverso cui le anime passano alla manifestazione esteriore e si appropriano della forma con cui si identificano per molti lunghi cicli. È “la porta spalancata, larga e facile da passare, ma che immette nel regno della morte e in quella lunga prigionia che precede la rivolta finale”.

Ed è sempre Saturno Saturno che apre quella del sentiero dell’iniziazione di cui il Capricorno rappresenta la seconda porta dello zodiaco.

L’energia di Saturno “cade” in Ariete il segno del principio, in cui l’aspirante entra per percorre il sentiero spirituale che un giorno lo condurrà all’illuminazione.  Saturno invece nel Cancro è in “detrimento” causando le condizioni e situazioni difficili che suscitano la battaglia necessaria affinché la forma riveli il Cristo.

Cosmicamente parlando, Ariete è il segno della creazione ed è a quest’idea che si riferiscono le parole della Bibbia: “L’Agnello immolato dalla creazione del mondo” (Apocalisse XIII, 8). Nella vita dell’essere umano, esso segna l’inizio di una soggettiva, latente coscienza di esistere ed il momento nel quale l’uomo entra nel ciclo dell’esperienza. Dopo essersi velato della sostanza mentale, astrale ed eterica in Cancro infine si riveste di un corpo fisico. 

La nota fondamentale del Cancro segno sta nella frase biblica “lo Spirito di Dio muoveva sulle acque”. Nel Cancro Dio alitò il respiro vitale nelle narici dell’uomo e questi divenne un’anima vivente. Queste parole descrivono il rapporto che nella mente di Dio intercorre fra spirito (il respiro vitale), anima (la coscienza) e uomo (la forma). Affermo una verità fondamentale dicendo che in Aries, la sostanza essenziale della manifestazione rinnovò la propria attività per impulso del desiderio divino, sospinto dal Respiro, dalla Vita o Spirito divini.  In Cancer quella sostanza vivente assunse un triplice rapporto differenziato cui diamo i nomi di Vita (Aries), Coscienza (Taurus, segno contiguo ad Aries) e dualità manifesta (Gemini, che precede Cancer), e questi tre fusi assieme vennero in manifestazione in Cancer, così completando un quaternario esoterico di grande importanza. Qui si produsse la prima grande fusione, rudimentale, non realizzata.

Nella vita dell’aspirante al discepolato, l’Ariete denota il periodo del riorientamento e di un rinnovato sforzo auto-cosciente, come pure il principio dello stadio finale sul sentiero evolutivo che lo porterà fuori del regno umano per essere quindi ammesso nel regno degli dèi. L’Aspirante quindi in Ariete fortifica la sua mente e cerca di piegarla ai suoi bisogni, imparando così il controllo mentale. In Toro, “la madre dell’illuminazione” riceve il primo lampo di quella luce spirituale che aumenterà sempre più il suo splendore a mano a mano che si avvicinerà alla meta. In Gemelli egli non solo riconosce i due aspetti della sua natura, ma l’aspetto immortale comincia ad aumentare a spese di quello mortale. Ora, in Cancro, l’aspirante ha il primo contatto con quel senso più universale che è l’aspetto superiore della coscienza collettiva, l’intuizione. Dotato quindi di una mente controllata, della capacità di registrare l’illuminazione, di quella di prendere contatto col suo aspetto immortale e di riconoscere intuitivamente il regno dello spirito, egli è ora pronto per un lavoro più importante.

zodiacoNei prossimi quattro segni, che possiamo considerare come segni di lotta sul piano fisico per giungere alla realizzazione, troviamo raffigurata la tremenda battaglia tramite cui l’individuo autocosciente, uscendo fuori dalla massa in Cancro, si riconosce quale individuo in Leone, come Cristo potenziale in Vergine, quale aspirante che si sforza di equilibrare le paia degli opposti in Bilancia e come colui che vince l’illusione in Scorpione. Questi sono i quattro segni di crisi e di sforzi straordinari. In essi tutta l’illuminazione, l’intuizione e la potenza dell’anima di cui Ercole, l’aspirante, è capace, sono utilizzate al massimo.

Gli ultimi quattro segni sono quelli della realizzazione. L’aspirante è uscito dal mondo dell’illusione e della forma e, nella sua coscienza, è libero dalla loro limitazione. Ora, in Sagittario, può essere l’arciere che va diritto allo scopo. Ora può essere la capra in Capricorno, che scala il monte dell’iniziazione. Può essere il servitore del mondo in Acquario e il salvatore del mondo in Pesci. Così può riassumere in sé tutto ciò che ha acquisito nel periodo preparatorio e nelle aspre battaglie combattute nei quattro segni d’intensa attività; e può dimostrare in questi ultimi quattro segni ciò che ha appreso e il potere che ha sviluppato.

Tre parole riassumono l’oggettiva coscienza-di-sé o aspetto cosciente dell’uomo che evolve: istinto, intelletto, intuizione. Il segno che stiamo ora studiando è, in modo predominante, il segno dell’istinto; ma la sublimazione dell’istinto è l’intuizione. Come la materia deve essere elevata al cielo, così l’istinto deve essere elevato e, una volta trasceso e trasmutato, manifestarsi come intuizione simboleggiata dalla cerva. Lo stadio intermedio è quello dell’intelletto. Grande necessità di Ercole adesso, è sviluppare l’intuizione e familiarizzarsi con quel riconoscimento istantaneo della verità e della realtà, che è l’alta prerogativa e un fattore potente nella vita di un figlio di Dio liberato.

Simbolismo.

Nello Zodiaco di Denderah, il segno del Cancro è rappresentato da un coleottero, chiamato in Egitto loscarabeo egitto scarabeo. La parola “scarabeo” significa “Unigenito”; perciò sta per “nascita o venuta in incarnazione”, oppure, per l’aspirante, per la “rinascita”. Il mese di giugno, nell’antico Egitto, era chiamato “meore”, che di nuovo significa “rinascita” e perciò sia il segno sia il nome richiama costantemente l’idea del prendere forma e dell’entrare in incarnazione fisica. In un antico zodiaco dell’India, che risale a circa 400 anni a. C., questo segno è sempre rappresentato da un coleottero.

I cinesi chiamano questo segno “l’uccello rosso”, perché il rosso è il simbolo del desiderio e l’uccello è il simbolo dello slancio nell’incarnazione e dell’apparire nel tempo e nello spazio. L’uccello appare frequentemente nello Zodiaco e nelle antiche storie mitologiche, l’uccello della tradizione indù, “l’uccello oltre il tempo e lo spazio”, sta tanto per la manifestazione di Dio, che dell’uomo. Dalle tenebre l’uccello si slancia e vola attraverso l’orizzonte nella luce del giorno, sparendo poi di nuovo nelle tenebre.

Il granchio, di cui è il simbolo del Cancro, vive per metà sulla terra e per metà in acqua. È perciò il segno dell’anima che dimora nel corpo fisico, ma che vive per lo più nell’acqua, simbolo della natura emozionale e dei sentimenti e sulla terra simbolo della natura istintiva e campo esperienziale. Exotericamente il Cancro è governato dalla luna, che è da sempre la madre della forma in quanto controlla le acque e le maree. Perciò in questo segno la forma è dominante e costituisce un impedimento. Il granchio costruisce la sua casa, o guscio e se la porta sulla schiena e le persone nate in questo segno sono sempre coscienti di ciò che hanno costruito; di solito sono ipersensibili, eccessivamente emotive e cercano sempre di nascondersi.

cancro costellazioneNon vi sono stelle particolarmente luminose nel Cancro, né particolarmente importanti, perché Cancro è il segno in cui ci si nasconde, ci si ritrae dietro ciò che si è costruito. Vi sono ottantatre stelle in questo segno, proprio nel centro della costellazione vi è un ammasso di stelle chiamata “la mangiatoia” o “l’alveare”. Quest’ultimo è un simbolo meraviglioso della organizzazione collettiva della famiglia umana ed è una delle ragioni per cui questo segno è sempre considerato come un segno di massa. Nella massa governa l’istinto; il Cancro, quindi, è il segno dell’istinto, della vita di gregge, della reazione di massa. Rappresenta la mente subcosciente, l’istinto ereditario e l’immaginazione collettiva. Individualmente, rappresenta la totalità della vita e la coscienza delle cellule nel corpo e di quella vita istintiva e collettiva che è in gran parte subcosciente nell’uomo, ma che sempre influenza il suo corpo fisico e, soggettivamente, la sua mente inferiore e il suo essere emotivo.

In Cancro la persona comune, così come l’aspirante, il discepolo e l’iniziato che sostiene la prova di questo segno, è soggetta all’impulso di innalzarsi dalla massa in cui l’istinto la trattiene ed a sviluppare invece l’intuizione, che la renderà in grado di elevarsi. Questo segno è talvolta chiamato “la bara” dagli ebrei, perché indica la perdita dell’identità, mentre i primi cristiani lo chiamavano “la tomba di Lazzaro”, che fu resuscitato dai morti.

Qualità.

Nelle parole prima citate: “bara”, “tomba”, “granchio” e nel riferimento che talvolta troviamo riguardo a Cancro come “grembo”, abbiamo l’idea della vita celata, di una forma che vela, della potenzialità e di quella lotta con le circostanze che infine produrrà, in Leone, l’emergere dell’individuo e, in Capricorno, la nascita di un salvatore del mondo. Raffigura quindi, in modo ben definito, la lotta che si svolge nella vita dell’aspirante affinché l’istinto sia sostituito dall’intuizione. E’ un segno quindi di rinuncia e di morte, per quanto riguarda l’ignoranza e l’illusione e di rinascita nella saggezza. La casa che ognuno di noi si porta in incarnazione (il corpo fisico, astrale e mentale) può essere la propria prigione oppure un potente strumento di realizzazione,  e di servizio.

reincarnaAbbiamo detto che il Cancro è il segno dell’entrata in incarnazione fisica e della rinuncia del discepolo a vari gradi fino a quella culmine alla quarta iniziazione, chiamata la grande rinuncia in Oriente o la crocifissione dei cristiani. L’Angelo Solare fece una grande rinuncia e sacrificio per soccorrere le vite minori scendendo in incarnazione, la via involutiva. Allo stesso modo attua la seconda rinuncia il discepolo consacrato che sulla via evolutiva rinuncia, attraverso il distacco consapevole ai tre mondi della manifestazione ed eleva quelle vite alla stessa frequenza dell’anima.

Due regole si affermano a disciplinare la ricomparsa dell’ego o anima nell’incarnazione fisica. La prima è che se la perfezione non è ancora conseguita l’anima deve ritornare e riprendere il processo di perfezionamento sulla Terra. La seconda è che l’impulso che sospinge l’ego a quell’atto è una forma di desiderio inappagato. Entrambe queste affermazioni sono parzialmente vere e di effetto generico e poiché tali, sono frammenti di verità maggiori non ancora percepite o espresse con esattezza dagli esoteristi; sono secondarie ed espresse in termini dei tre mondi dell’evoluzione umana, di intento personale e di concetti relativi al tempo e allo spazio. In sostanza, non è il desiderio che provoca il ritorno, ma la volontà e la conoscenza del piano divino o proposito. Non è l’esigenza di conseguire la perfezione finale che stimola l’ego (l’anima) a sperimentare nella forma, poiché è già perfetto. L’incentivo principale è il sacrificio e il servizio da rendere alle vite minori (le vite che costituiscono la totalità delle cellule del copro fisico-eterico, astrale e mentale), che dipendono dall’ispirazione superiore (che l’anima spirituale può dare) e la determinazione che anch’esse pervengano a uno stato planetario equivalente a quello dell’anima che si sacrifica. La porta di Cancer si apre all’anima affinché, sacrificandosi e servendo, riesca a negare il concetto di spazio-tempo e dimostrare che è illusorio.

Cancer quindi ha un significato profondo per tutti. Voi siete incarnati; seguite la via che avete scelto. La

casa che avete costruito è già luminosa? È una dimora di luce? O un carcere oscuro? Se è una dimora luminosa, alla sua luce e al suo calore attirerete quanti vi attorniano e il richiamo magnetico della vostra anima, la cui natura è luce e amore, darà salvezza a molti. Ma se ancora siete un’anima isolata, dovrete attraversare gli orrori di una solitudine e di un isolamento ancora peggiori, procedendo da soli sulla via oscura dell’anima. Eppure, quell’isolamento, quella separazione e quella solitudine nella notte oscura sono parte della Grande Illusione. Comunque, l’umanità intera è ora immersa in quella illusione, mentre si prepara all’unità, alla liberazione e alla libertà. Alcuni, persi nell’illusione, non sanno cosa siano il vero e il reale. Altri camminano liberi nel mondo dell’illusione per salvare ed elevare i loro fratelli, e se voi non potete farlo, dovrete impararlo.

Note Fondamentali.

Consapevolezza istintiva — coscienza di massa.

Consapevolezza intelligente — coscienza individuale o autocoscienza.

Consapevolezza intuitiva — coscienza di gruppo e universale.

Rinuncia o Distacco.

Opposto Polare.

capricornus-cancerIl segno opposto al Cancro è il Capricorno. Questi costituiscono le due porte dello zodiaco ai solstizi d’estate e d’inverno, essendo uno l’entrata nella vita della forma e l’altro nella vita dello spirito; uno apre la porta della forma alle masse della razza umana, l’altro introduce nell’universale stato di coscienza che è il Regno dello spirito. Uno segna l’inizio dell’esperienza umana sul piano fisico, l’altro ne segna il punto culminante. Uno significa potenzialità, e l’altro compimento.

È interessante confrontare Cancro con Capricorno, perché ciò che nel Cancro è indicato, si realizza in Capricorno e poi ritorna in Cancro per essere utilizzato. L’anima è motivata dall’amore come rapporto col divino e dalla saggezza come rapporto con la forma. Nello spazio e nel tempo, per lunghissime età, la forma predomina e occulta l’anima. Ciò è altrettanto vero per la fluida natura psichica. Entrambe, forma e natura psichica, conseguono una perfezione concreta in Capricornus, per tornare ad essere in Cancer il perfetto strumento di servizio che l’iniziato cerca di adoperare per il bene generale, anziché immergersi e perdersi nella collettività.

Cancro rappresenta la casa, la madre. È personale ed emotivo, mentre Capricorno rappresenta il gruppo nel quale l’unità entra coscientemente e anche “il padre di tutto ciò che è”. Si entra nella porta del Cancro mediante il processo di trasferimento di coscienza dallo stato animale a quello umano, mentre la porta di Capricorno si varca mediante l’iniziazione. L’una è inevitabile, subconscia e potenziale; l’altra è autoiniziata, autocosciente e potente. Cancro rappresenta la forma di massa, l’anima collettiva animale; Capricorno rappresenta il gruppo, l’anima universale. Cancro introduce l’anima in quel centro del mondo che chiamiamo umanità; Capricorno la conduce a una partecipazione consapevole alla vita di quel centro planetario che chiamiamo Gerarchia”.

Pianeta reggitore exoterico (della personalità) ed esoterico (dell’anima).

LunaLuna e Nettuno, i due reggitori di Cancer, sono simbolo dell’intimo rapporto fra la Madre di tutte le forme e il Dio delle acque, cioè fra i due pianeti. Questo matrimonio esoterico raffigura per l’umanità una grande sintesi fra forma e desiderio-sensazione e quindi è l’esatta descrizione dello stadio di coscienza che chiamiamo atlantideo. Oggi è molto diffuso e questa fase, sensibilità di massa e identificazione di massa con la forma e le forme, è il sintomo notevole e la principale caratteristica di Cancer e dei suoi nativi. La Luna, tuttavia, connette Cancer ad altri due segni e si forma un triangolo cosmico: Cancer-Virgo-Aquarius. Sono la coscienza di massa, la coscienza cristica e la coscienza universale strettamente connesse fra loro tramite l’influsso di Nettuno, che la Luna vela.

Come Leo è retto dal Sole in tutte le sue espressioni (exoterica, esoterica), Cancer è l’unico altro segno ad essere governato da un solo pianeta (poiché la luna vela Nettuno), anche se l’astrologia exoterica sostituisce la Luna a Nettuno, poiché per gran parte dello sviluppo umano è la forma che prevale, così come esotericamente è la natura senziente ed emotiva che domina l’uomo di media evoluzione; il discepolo deve infatti lottare contro questa tendenza affermata. È buona sorte che nella mente collettiva (di cui Cancer è perfetta espressione) Nettuno sia occultato dalla Luna, e che la forma non reagisca a molti stimoli cui è invece sensibile l’uomo reale.

Per lo studioso comune è di norma altrettanto difficile intendere sia la coscienza collettiva di Cancer che quella di gruppo e universale di Aquarius, conquista finale cui l’umanità è guidata, gerarchicamente, dalla Luna che vela Nettuno. L’essere umano comune comincia appena a comprendere la coscienza cristica individuale di Virgo cui è connesso tramite lo stesso pianeta.

nettuno-pianetaNettuno, se non velato, non connette Cancer ad altri segni o costellazioni, ciò che ha grande importanza, poiché indica che quando un uomo è iniziato non reagisce a sentimenti, sensazioni o relazioni ordinarie della personalità, quali si esprimono sotto forma di piacere o dolore. Il distacco. Tutto questo è superato e la vita acquea della reazione emotiva è infine sostituita dalla vita dell’amore vero e inclusivo, scevro appunto da sentimentalismo, opportunismo e qualsiasi forma di egoismo, paura e dubbi. Il dominio esercitato esotericamente dall’anima “oblitera” la Luna e ogni traccia della vita di Nettuno.

L’iniziato trionfante in Acquario alla quarta iniziazione, non è più governato dalla Madre delle Forme né dal Dio delle Acque. Quando “le acque si rompono e vengono portate via”, la Madre partorisce il Figlio e questa entità spirituale individuale è allora libera. Vi consiglio di riflettervi.

I Tre decanati.

mercury-in-cancer-380x235Venere, Mercurio e Luna. Ovvero mente, uso del conflitto e vita della forma, i fattori che concorrono a guidare l’anima sulla via dell’incarnazione. In ultima analisi, lo strumento di liberazione è il giusto uso e il controllo dell’organo di illuminazione che è la mente. Donde l’importanza sempre riconosciuta alla meditazione quando l’aspirante si ridesta all’opportunità spirituale. La forza ricavata dal conflitto e dalla lotta costante accumula quella riserva di potenza che gli consente di affrontare le prove decisive del discepolato in Scorpione, superare le prove dell’iniziazione in Capricorno e spezzare tutti i legami che i processi di incarnazione hanno forgiato in Acquario.

Croce Cardinale.

grand-crossIl segreto (così chiamato) della Croce Cardinale (Ariete-Cancro-Bilancia-Capricorno) è quello della Vita stessa, proprio come quello della Croce Fissa (Toro, Leone, Scorpione, Acquario) lo è dell’anima o dell’entità autocosciente, mentre la Croce Mobile (Gemelli, Vergine, Sagittario, Pesci) racchiude il mistero della forma.

Esistono anche due parole che trasmettono il proposito dell’espressione sulla Croce Cardinale. Esse spiegano perché le due “Porte dello Zodiaco” si spalancano all’impulso e alla richiesta dello Spirito divino. La prima è “auto-conservazione”, da cui nasce l’impulso a incarnarsi in Cancer, che è la Porta alla manifestazione del piano fisico dello spirito. Questo impulso (quando la forma è il principale oggetto dell’attenzione dell’anima, con la quale essa si immedesima) produce la concrezione statica in Capricornus, segno di terra. L’altra è “immortalità”, che è l’aspetto divino dell’auto-conservazione; è il principale elemento condizionante del processo creativo, rivela l’intero decorso evolutivo, conduce al ricorrente comparire e alla rivelazione della forma nella vita. In Capricornus, alla terza iniziazione, l’aspetto vita prevale.

Pianeti esaltati, in detrimento e che cadono.

Due pianeti sono esaltati in Cancro: Giove e Nettuno. Trattandosi del segno della rinascita, essi indicano ilgiove buon sviluppo e l’uso futuro della forma, nonché lo sviluppo della sensibilità psichica, sia inferiore che superiore. Sono conseguimenti importanti per l’anima che ha deciso di incarnarsi. La costruzione di forme adatte, il loro uso e controllo sono essenziali se si vuole cooperare con precisione e saggezza al Piano di Dio. In Cancro Giove lo garantisce fin dalla fase iniziale della nascita. L’anima è motivata dall’amore come rapporto col divino e dalla saggezza come rapporto con la forma. Nello spazio e nel tempo, per lunghissime età, la forma predomina e occulta l’anima. Ciò è altrettanto vero per la fluida natura psichica.

Il potere di Saturno in Cancro promuove gli scopi e gli intenti delle energie che governano, il raggio di Armonia tramite Conflitto (Luna e Mercurio) e di Nettuno, poiché in questo segno Saturno è in detrimento e perciò causa le condizioni e situazioni difficili che suscitano la battaglia necessaria. Tutto ciò fa del Cancro un luogo di prigionia simbolico e pone in risalto i dolori e i rigori di un orientamento scorretto. Il conflitto fra l’anima e l’ambiente — proseguito in modo conscio o inconsapevole — provoca i castighi dell’incarnazione e provvede le sofferenze che l’anima spontaneamente accettò quando, ad occhi aperti e con chiara visione, scelse la via dell’esistenza terrena, con i dolori e i sacrifici che comporta, per salvare le vite ad essa affini.

Motto del segno:

Dal punto di vista della forma, “Che l’isolamento sia la norma e tuttavia la folla esista”. L’uomo.

Dal punto di vista dell’anima, “Costruisco una casa illuminata e ivi dimoro”. L’iniziato.

Le tre costellazioni simboliche

Connesse con il segno del Cancro vi sono tre costellazioni: l’Orsa Maggiore, l’Orsa Minore ed Argo. Uno dei misteri dell’astronomia è come il nome di “orsa” sia stato associato a questi gruppi di stelle, perché negli zodiaci caldei, persiani, egizi e indiani non si trova alcun orso. I nomi più comunemente usati sono quelli di “ovile”, o “gregge”. Un’analisi dei nomi ebraici e arabi delle stelle di queste costellazioni dimostra che i nomi antichi significano “il piccolo gregge”, “l’ovile”, “la pecora” e “la nave”. Nell’antica roma erano conosciute come i sette buoi.

L’Orsa Maggiore è una delle costellazioni più importanti dello Zodiaco insieme alle pleiadi e alla stellaOrsa-Maggiore-Orsa-Minore-e-Stella-Polare Sirio. Le sette stelle dell’Orsa Maggiore sono le Fonti di emissione dei sette raggi del nostro sistema solare. Ciascuno dei sette Raggi giunge dall’Orsa Maggiore e sono trasmessi al nostro sistema solare tramite tre costellazioni e i loro reggitori planetari. I Sette Raggi sono la prima differenziazione della divina triplicità Spirito-Coscienza-Forma, e provvedono l’intero campo d’espressione alla Divinità manifesta”. Quindi questa costellazione non poteva che essere connessa al Cancro, poiché come già detto in questo segno “Dio alitò il respiro vitale nelle narici dell’uomo e questi divenne un’anima vivente”. Queste parole descrivono il rapporto che nella mente di Dio intercorre fra spirito (il respiro vitale), anima (la coscienza) e uomo (la forma). L’Orsa Maggiore è difficile ancora da comprendere poiché in essa vi è celato il proposito divino, simboleggia l’aspetto Spirito.

L’Orsa Minore è famosa perché la più luminosa delle sue stelle è la stella polare, la stella del nord. Il simbolismo di queste due costellazioni ci dà l’idea di massa o di gruppo, che rappresenta la significativa influenza del lavoro compiuto nel segno del Cancro. Il simbolismo della stella del nord ci dà l’idea di una stella conduttrice, di un’attrazione magnetica che guida il pellegrino che ritorna a casa. L’Orsa minore simboleggia dunque l’anima che guida la personalità all’identificazione con lo Spirito. Molti esoteristi credono che la famiglia umana, il quarto regno di natura, sia venuto gradualmente in esistenza nei circa duemila anni durante i quali il nostro sole era in Cancro.

Argo si estende da Cancro a Capricorno ed è una delle costellazioni più grandi. Contiene sessantaquattro stelle, di cui la più luminosa è Canòpo. Il suo simbolismo, quindi, copre la vita dell’aspirante da quando entra in incarnazione fino a che non raggiunge la meta. La parola “nave” viene usata molto spesso in senso simbolico; si dice infatti “nave della nazione”, “nave della salvezza”, il che suggerisce l’idea della sicurezza, del procedere, del trovare una via, del viaggio da fare, e del trasportare una vasta folla di pellegrini in cerca di un tesoro o di una nuova patria più libera. I pellegrini sono forniti d’istinto e, passando attraverso le varie costellazioni inserite in quest’immenso segno, quell’istinto diviene intelletto in un essere umano man mano che egli sviluppa l’autocoscienza ed emerge dallo stadio puramente animale, finché non giunge il tempo, dopo molti e molti giri attorno allo Zodiaco, in cui l’aspirante si trova di nuovo in Cancro, di fronte al problema di trovare quell’elusiva, sensibile e profondamente occulta, o celata, intuizione spirituale che lo guiderà nel suo viaggio ormai solitario. L’aspirante non è più identificato e perduto nella massa; non è più uno del gregge, ben protetto nell’ovile, ma è emerso dalla massa ed ha iniziato a calcare la via solitaria di tutti i discepoli. Egli percorre allora il sentiero della tribolazione, della prova e dell’esperienza, lottando da solo come individuo, da Leone a Capricorno, finché non giunge il tempo in cui, con l’aiuto dell’istinto, dell’intelletto e dell’intuizione e spinto dall’impulso della vita Cristica, ritorna a fondersi con la massa e si identifica con il gruppo. Egli allora diventa il servitore mondiale in Acquario e non ha più alcun senso di separatività.

Un accenno su cosa sia l’Intuizione.

intuizione 3L’intuizione non è un afflusso d’amore verso gli altri e quindi di comprensione del prossimo. Gran parte di ciò che viene detto intuizione non è che il riconoscimento di affinità e la proprietà di una mente chiara e analitica. Uomini intelligenti che abbiano vissuto a lungo, dotati di molta esperienza e di molti contatti umani, in genere riescono a discernere i problemi e le disposizioni altrui, purché vi siano interessati, ma questa facoltà non si deve confondere con l’intuizione.

Essa non ha nulla a che fare con lo psichismo, superiore o inferiore; avere una visione, udire la Voce del Silenzio, reagire compiaciuti ad un insegnamento, non provano che l’intuizione sia attiva. Né basta vedere dei simboli, poiché questo tipo di percezione è la capacità di intonarsi con la Mente Universale là dove essa produce i modelli delle forme su cui sono basati i corpi eterici. Non è psicologia intelligente, né amorevole desiderio di porgere aiuto, che derivano dal rapporto fra una personalità spiritualmente orientata e l’anima, che ha coscienza di gruppo.

intuizione_2Intuizione è la comprensione sintetica che è prerogativa dell’Anima e questa si manifesta solo quando, dal proprio livello, si protende in due direzioni: verso la Monade e verso la personalità integrata e che sia (anche solo temporaneamente) coordinata e unificata. È il primo indizio d’unione profondamente soggettiva che troverà il proprio compimento alla terza iniziazione.

Intuizione è afferrare il principio di universalità e, quando è attiva, il senso di separazione scompare, almeno temporaneamente. Nella sua espressione più elevata è nota come Amore universale, che non ha alcun nesso con il sentimento o la reazione affettiva, ma è prevalentemente identificazione con tutti gli esseri. Si prova allora la vera Compassione, diviene impossibile criticare e solo allora si può scorgere il germe divino, latente in tutte le forme. L’intuizione è la luce stessa e quando è ridesta il mondo è visto come luce e il corpo di luce di tutte le forme si fa gradatamente visibile. Ciò comporta la facoltà di entrare in contatto con il seme di luce esistente in ogni forma; si stabilisce così un rapporto essenziale e il senso di superiorità e di separazione recede. Perciò l’intuizione introduce con il suo apparire tre qualità: Illuminazione, Comprensione, Amore.

Un accenno su cosa sia la rinuncia o il distacco

La vera rinuncia, non è l’abbandono del mondo, ma soltanto quella rivolta all’attaccamento e all’avversione. Si può vivere come degli eremiti, in solitudine e povertà, ma continuare a provare attaccamento e avversione. La rinuncia è una questione interiore, un riorientamento di tutta la personalità affinché si allinei alla volontà e all’Amore dell’Essere.

Per cercare la verità occorre rinunciare al mondo, ma questo non è da intendersi con l’abbandono. Il raggiungimento dell’illuminazione non prescinde o vieta l’essere sposati, l’avere un lavoro o vivere nel benessere materiale. Rinunciare, non vuol dire andare a vivere in una grotta e in isolamento. La rinuncia è nei frutti dell’azione ovvero all’attaccamento o avversione che si genera. Il rinunciante detto anche Sannyasin non è colui che abbandona gli affari, la famiglia e il mondo, ma chi riesce ad allineare la personalità alla Volontà e all’Amore dell’anima, trasformandola nel suo strumento di espressione nei tre mondi.

La materia è sempre un espressione, seppur rivestita di veli dello Spirito; come tale essa va elevata al cielo non ripudiata, va perfezionata non scartata: “La pietra scartata dai costruttori è divenuta testata d’angolo”. I frutti dell’albero sono nella parte più alta, ma l’albero esiste grazie alle radici che prendono nutrimento dalla terra. Le radici sono importanti quanto i rami, seppur sono questi ultimi che danno il frutto della Saggezza e il fiore dei poteri dell’anima.

distaccoSannyasin, è colui il quale riesce a vivere nel mondo pur non essendo attaccato a esso. Ha compreso il potere del desiderio, il valore del distacco e l’abilità di camminare fra le paia degli opposti. Ogni sensazione piacevole sviluppata nel cervello, in assenza del discernimento spirituale, porta a sviluppare l’attaccamento. Questo è il desiderio mal indirizzato. Nel caso opposto prende il nome di avversione, odio, repressione, critica e invidia. Ma in entrambi i casi quando il desiderio diviene inappagato si trasforma in collera. Rabbia e odio sono solo una repressione all’Amore non un energia uguale e contraria. Il punto più distante dal quel centro da cui hanno comunque origine. Inducono a chiudere il cuore, dell’uomo come farebbe un riccio per difesa. Ma in realtà la persona che dà sfogo all’ira nasconde e invoca silenziosamente solo il bisogno d’amore.

L’attaccamento e l’avversione, che si generano dalla maya, dall’annebbiamento astrale e dall’illusione mentale, sono il match decisivo della partita della realizzazione. Non si riferiscono solo al piano fisico, dove è facile discernere sulla scelta da compiere. Man mano che si progredisce, il Sannyasin gioca la sua partita sui piani più sottili.

La rinuncia all’attaccamento è anche per le visioni che si sviluppano nella meditazione, nei fenomeni occulti e psichici, nella medianità, nel channeling e nella magia; nell’amore per un maestro (per la sua personalità), nel nirvana e perfino per l’Anima stessa qualora esista ancora una visione dualistica e separativa tra se stesso, gli altri esseri viventi nei quattro regni della natura e lo Spirito.

incontri animeLa rinuncia vale anche per l’abbandono dei legami con gli altri sé personali. L’Anima deve imparare a conoscere e incontrare gli altri soltanto sul piano dell’anima. È una dura lezione per molti, anche per i più progrediti. Anche se si è giunti a un notevole distacco personale perché trasceso il non-sé, ancora però non si è riusciti a trascendere l’amore per la personalità della famiglia, dei figli e degli amici. Questa è un’altra prigione che provoca attaccamento e dolore. Partire dal punto di vista dell’anima, vuol dire operare da quel punto in ogni situazione e aspetto della vita, ma soprattutto essere in contatto con le anime delle altre persone e non con i loro aspetti inferiori. Così come noi attraverso la nostra esperienza, siamo arrivati all’attuale condizione e consapevolezza solo dopo essere morti e nati tanti volte, solo dopo lunghe sofferenze, e dolore, dopo aver calcato il sentiero in solitudine, sbattuto la testa tante volte per imparare determinate lezioni utili, così anche gli altri stanno percorrendo lo stesso medesimo percorso. Proprio per questo dobbiamo capire che l’Anima in realtà non soffre e non muore; l’Anima è onnisciente nel suo piano; è solo la personalità immersa nell’illusione e nell’ignoranza della dualità a soffrire, ammalarsi e morire. È solo la personalità che si dispera, prova odio, rabbia e risentimento, non l’anima. Stabilendo il contatto con la propria Anima e con le anime di tutti gli esseri senzienti, non resteremo mai delusi, tristi e lasceremo che gli altri compiano il proprio cammino in libertà e con i propri tempi.

La rinuncia è inoltre rivolta ai frutti del servizio. L’Anima deve servire senza badare ai risultati, ai mezzi,farfalla alle persone o alle lodi; alla fama o al potere; e anche al karma positivo che genera, altrimenti il servizio non sarebbe un’impulso dell’amore incondizionato ma guidato dall’opportunismo e sentimenta-lismo della personalità.

L’avversione invece sui piani mentali si rivela come egoismo, orgoglio, arroganza, saccenteria, critica ed assenza di consapevolezza di gruppo. Essi nascono dall’incapacità di vedere il divino in ogni forma di vita, dal senso di superiorità, da un’imposizione del proprio volere che vede giusti e veri i propri metodi e la propria interpretazione, falsi ed errati quelli altrui, da una visione limitata e rigida. Ognuno di noi fa il proprio dovere e si assume le proprie responsabilità, occorre lasciare che gli altri facciano altrettanto, senza la pressione del nostro pensiero o parole di critica. Talvolta, però, la critica oltre che per un orgoglio mentale o un’intolleranza, nasce anche da una repressione dell’invidia e quindi del desiderio. Tuttavia la critica è valida solo se richiesta o messa in moto per fini costruttrici ed educativi, e dovrebbe derivare da un intenzione distaccata e altruistica.

Questo è quanto maya offre ai suoi spettatori immersi come pesci nel mare dell’annebbiamento astrale e dell’illusione mentale, che li conduce all’annientamento della vita spirituale.

Il distacco che sviluppa il Sannyasin non è soltanto fisico ma soprattutto emotivo e mentale. Egli percorre il sentiero della vita in equanimità, senza che il suo benessere, la sua pace e serenità vengano turbati.

In tempi antichi il sannyasin lasciava la casa e gli affari e andava per il mondo, seguendo la luce, cercando il Maestro, e sempre insegnando sul suo cammino. Oggi, nella civiltà occidentale e sotto l’albeggiante influsso della Nuova Era, il richiamo è lo stesso, ma il discepolo non abbandona la famiglia e la propria levitazione-di-yoga-di-affari-32045609utilità esterna. Resta dov’è, continuando a compiere i suoi doveri esterni e fisici, ma in lui avviene un grande cambiamento e un preciso riorientamento. Il suo atteggiamento verso la vita e gli affari è profondamente alterato. Tutta la sua vita interiore tende a divenire un sistematico ritirarsi. Attraversa lo stadio della Via cui Patanjali allude negli Yoga Sutra col termine “giusta astrazione”. È alquanto diversa dal “distacco”, poiché quel processo o attività motivata si applica principalmente alla natura astrale-emotiva, al desiderio, qualunque siano gli attaccamenti o i desideri. Questa è invece un’attività mentale; è un atteggiamento della mente che domina tutta la vita della personalità. Comporta non soltanto il distacco dal desiderio e da ciò che è familiare, desiderato e acquisito da lunga abitudine, ma anche un completo riadattarsi dell’intero triplice uomo inferiore al mondo dell’anima. È qui che le rette abitudini e i giusti atteggiamenti verso il mondo degli affari e le relazioni di famiglia entrano in gioco, e consentono al “sannyasin” “di continuare la via ascendente con cuore distaccato e libero”, e tuttavia farlo mentre si compie la giusta azione, mediante la giusta abitudine e il giusto desiderio, verso tutti coloro cui è legato per destino. Ora l’Anima ti chiama a questo difficile compito. È il problema principale della sua vita: rimanere libero anche se circondato; operare nel mondo soggettivo mentre è attivo in quello esteriore; conseguire il vero distacco mentre da a tutti ciò che è dovuto”.

La rinuncia del Sannyasin è quella che vede il dimorare nel centro interiore dell’essere spirituale percependo e attuando il proposito divino. Raggiunto quel nettare di beatitudine eterno la vera rinuncia, nel senso puramente letterale, la compiono solo le persone ancora attaccate al mondo dell’ignoranza e delle illusioni trascinati senza meta e senza pace dalla corrente tumultuosa del desiderio, per infrangersi poi negli scogli del dolore, della povertà spirituale, della malattia e della morte.

Bibliografia:

[1] Alice Bailey – Trattato dei Sette Raggi – Vol.III – Astrologia Esoterica – Il Libraio delle Stelle.

[2] Alice Bailey – Le Fatiche di Ercole – Il Libraio delle Stelle.

[3] Alice Bailey – L’illusione quale problema mondiale – Il Libraio delle Stelle.

[4] Hermes – Il Fiore della Vita.

Continua leggendo:

– ASTROLOGIA ESOTERICA E LE FATICHE DI ERCOLE

 IL SIGNIFICATO ESOTERICO DEL MITO DI ERCOLE E DELLE SUE DODICI FATICHE

– GEMELLI – LA TERZA FATICA DI ERCOLE – LA RACCOLTA DEI POMI AUREI DELLE ESPERIDI

Annunci

GEMELLI – LA TERZA FATICA DI ERCOLE – LA RACCOLTA DEI POMI AUREI DELLE ESPERIDI

gemelli-i-gemelli-terzo-s_4eb80827c8acc-p

LA FATICA

Il Mito.

Colui Che presiede la Camera del Consiglio del Signore aveva osservato le fatiche del figlio dell’uomo che è un figlio di Dio. Egli e il Maestro videro la terza grande Porta aprirsi innanzi al figlio dell’uomo, a rivelare una nuova opportunità di percorrere il Sentiero. Notarono come questi si alzasse per prepararsi ad affrontare il suo compito.

“Sia pronunciata la parola che protegge l’albero sacro. Che Ercole sviluppi il potere di cercare senza scoraggiamento, senza disinganni o troppa fretta. Che venga sviluppata la perseveranza. Finora ha agito bene”. E così la parola echeggiò.

***

In un paese lontano cresceva l’albero sacro, l’albero della saggezza, sul quale maturavano i pomi d’oro delle Esperidi. La fama di questi dolci frutti era giunta fino a terre lontane e tutti i figli dell’uomo, che si riconoscevano del pari figli di Dio, li desideravano. Anche Ercole era a conoscenza di quei frutti e quando la parola risuonò ingiungendogli di cercarli, egli cercò il suo Maestro e Gli chiese in qual modo avrebbe potuto trovare l’albero sacro e coglierne i frutti.

“Insegnami la via, o Maestro della mia anima. Cerco le mele, ne ho immediato bisogno per me. Mostrami la via più veloce e io andrò!”

“No, figlio mio”, rispose il Maestro, “la via è lunga. Due sole cose ti voglio confidare e poi dovrai essere tu a provare la verità di ciò che dico. Ricordati che l’albero sacro è ben custodito. Tre leggiadre fanciulle ne hanno cura e proteggono bene i suoi frutti. Un drago con cento teste protegge le fanciulle e l’albero. Guardati dal fare uno sforzo troppo grande e da astuzie troppo sottili per la tua comprensione. Vigila bene. La seconda cosa che desidero dirti è che la tua ricerca ti porterà ad incontrare sul Sentiero cinque grandi prove. Ciascuna di esse ti offrirà materia per aumentare saggezza, comprensione, abilità e opportunità. Sii vigile! Temo, figlio mio, che non riuscirai a riconoscere questi aspetti sul Sentiero. Ma solo il tempo lo dimostrerà. Dio ti aiuti nella tua ricerca.”

***

LandscapeCon fiducia, tutto preso dall’idea del successo per la sua impresa, Ercole s’incamminò sul Sentiero, sicuro di sé, della sua saggezza e della sua forza. Passò per la terza Porta, dirigendosi a nord. Percorse tutta la regione cercando l’albero sacro, ma non lo trovò. Chiese a tutti coloro che incontrava, ma nessuno seppe indicargli la via; nessuno conosceva quel luogo. Il tempo passava ed egli continuava a cercare, vagando di luogo in luogo, spesso ritornando sui suoi passi verso la terza Porta. Triste e scoraggiato, continuava però a cercare ovunque.

Il Maestro, che lo osservava da lontano, gli mandò Nereo per vedere se potesse aiutarlo. Molte volte Nereo gli si presentò sotto svariate forme e con parole diverse di verità, ma Ercole non rispose né riconobbe in lui il messaggero che era. Per quanto abile nelle parole e saggio, della saggezza profonda di un figlio di Dio, Nereo fallì perché Ercole era cieco e non riconosceva l’aiuto così sottilmente offerto. Ritornato infine tutto triste dal Maestro, Nereo gli disse della sua impossibilità di aiutarlo.

“La prima delle cinque prove minori è superata”, replicò il Maestro, “poiché questa è caratterizzata dal fallimento. Che Ercole proceda.” Non trovando alcun albero sacro sulla via del nord, Ercole si volse verso il paese tenebresud e nel paese delle tenebre continuò la sua ricerca. Dapprima immaginò un rapido successo, ma Anteo, il serpente, gli venne incontro su quella via e lottò con lui, sopraffacendolo ogni volta.
“Esso custodisce l’albero”, pensò Ercole, “come mi è stato detto, perciò l’albero deve essere vicino a lui. Debbo eluderne la sorveglianza ed abbatterlo, poi cogliere i frutti”. Ma, pur lottando con tutta la sua forza, non vi riuscì.

“Dov’è il mio errore?”, si chiese Ercole. “Perché Anteo può vincermi? Persino da bambino uccisi un serpente nella mia culla. Lo strangolai con le mie mani. Perché non ci riesco ora?”

Riprese a lottare con tutte le sue forze, afferrò il serpente con ambo le mani e lo sollevò in aria, lontano da terra. Ed ecco! L’impresa fu compiuta. Anteo, vinto, parlò: “Verrò di nuovo sotto altra forma all’ottava Porta. Preparati a lottare ancora.”

Il Maestro, osservandolo da lontano, aveva visto tutto quello che era accaduto e parlò a Colui Che presiedeva la Camera del Consiglio del Signore, riferendo l’impresa: “La seconda prova è superata. Il pericolo è scongiurato. Il successo contraddistingue a questo punto la sua via.” E il grande Che presiede disse: “Proceda”.

Felice e fiducioso, Ercole, sicuro di sé e con rinnovato coraggio, proseguì la ricerca. Si volse ad occidente ma così facendo andò incontro ad un disastro. Egli entrò nella terza grande prova senza riflettere, e il suo cammino subì un lungo ritardo.

Ciò avvenne perché lì incontrò Busiride, il grande arci-ingannatore, figlio delle acque, della stirpe di Poseidone. Suo è il compito di illudere i figli dell’uomo, con parole di apparente saggezza. Egli proclama di conoscere la verità ed è subito creduto. Dichiara con belle parole: “Io sono il maestro. Posseggo il dono della verità, offritemi sacrifici. Accettate tramite me un modo di vivere, poiché nessuno, all’infuori di me, sa. La mia verità è giusta. Qualsiasi altra verità è errata e falsa. Ascoltate le mie parole, state con me e vi salverete”. Ed Ercole obbedì, ma ogni giorno diventava più debole nel suo proposito (la terza prova) e non cercava più l’albero sacro. La sua forza era minata. Egli amava, adorava Busiride ed accettava tutto ciò che Catenediceva. Di giorno in giorno divenne più debole, finché il suo amato istruttore lo mise su un altare e ve lo tenne legato un anno intero. Ma ecco che un giorno, all’improvviso, lottando per liberarsi e cominciando lentamente a vedere Busiride per quello che era, gli vennero alla mente le parole pronunciate molto tempo prima da Nereo: “La verità sta dentro di te. Vi sono in te un potere, una forza e una saggezza superiori. Volgiti all’interno e lì evoca la forza e il potere che sono eredità di tutti i figli degli uomini che sono anche figli di Dio.” Il prigioniero giaceva silenzioso sull’altare, legato ai quattro angoli da ben un anno. Poi, con la forza che è quella di tutti i figli di Dio, spezzò i suoi lacci, afferrò il falso maestro (che gli era sembrato tanto saggio) e lo legò al suo posto sull’altare. Non disse parola, ma lo lasciò lì ad imparare.

Il Maestro, che l’osservava da lontano, notando il momento di sgancio, si volse verso Nereo dicendogli: “La terza grande prova è stata superata. Tu gli hai insegnato come affrontarla ed al momento opportuno ne ha tratto profitto. Che prosegua sul Sentiero e impari il segreto del successo.”

***

Avvilito, e pieno d’interrogativi, Ercole continuò la sua ricerca peregrinando in terre lontane. L’anno trascorso prono sull’altare gli aveva insegnato molto. Con maggiore saggezza proseguì per la sua via.

Ad un tratto si fermò. Un grido di profonda angoscia colpì il suo orecchio. Alcuni avvoltoi che volteggiavano su di una roccia lontana attirarono la sua attenzione; poi, di nuovo, quel grido riecheggiò.Prometeo Doveva continuare il suo cammino, oppure cercare chi sembrava aver bisogno d’aiuto e così ritardare i suoi passi? Rifletté sul problema del ritardo; aveva perduto un anno, sentiva che doveva affrettarsi. Di nuovo quel grido lacerante si udì ed Ercole, a rapidi passi, corse in aiuto del fratello. Trovò Prometeo incatenato ad una roccia, in preda ad atroci tormenti a causa degli avvoltoi che gli laceravano il fegato, uccidendolo lentamente. Ercole spezzò la catena e liberò Prometeo, ricacciò gli avvoltoi nei loro covi e lo curò fino alla guarigione delle sue ferite. Poi, avendo perso molto tempo, si rimise in cammino.
Il Maestro, che l’osservava da lontano, disse al suo allievo che cercava queste chiare parole, le prime che gli venivano dette dall’inizio della sua ricerca: “Il quarto stadio del cammino che conduce all’albero sacro è superato. Non c’è stato alcun ritardo. Sul Sentiero scelto, la regola che affretta ogni successo è “Impara a servire”.
Colui Che presiedeva la Camera del Consiglio disse: “Si è comportato bene. Che continui

le prove”.

***

La ricerca continuò in tutte le direzioni; a nord, a sud, ad est e ad ovest, Ercole cercava l’albero sacro senza trovarlo. Venne un giorno in cui, esausto per l’angoscia e il lungo viaggiare, sentì dire da un pellegrino che passava per la via, che l’albero si poteva trovare nei pressi di una montagna molto distante. Fu la prima notizia giusta che gli pervenne. Volse quindi i suoi passi verso gli alti monti dell’est e, in una splendida giornata di sole, scorse l’oggetto della sua ricerca; subito si affrettò. “Ora toccherò l’albero sacro”, gridò nella sua gioia, “abbatterò il drago di guardia, vedrò le fanciulle tanto famose e coglierò i pomi aurei”.

atlanteMa di nuovo si arrestò con un senso di profonda pena. Di fronte a lui stava Atlante, vacillante sotto il peso del mondo che portava sulle spalle. Sulla sua faccia erano evidenti i segni della sofferenza; le sue membra erano contratte dal dolore, i suoi occhi erano chiusi per il tormento. Egli non chiedeva aiuto, non vedeva Ercole, ma rimaneva dolorosamente chino sotto il peso del mondo. Ercole lo guardò tremante, valutò la portata di quel peso e di quel dolore e dimenticò la sua ricerca. L’albero sacro ed i pomi svanirono dalla sua mente; egli cercava soltanto di aiutare il gigante e di farlo senza indugio. Si precipitò innanzi e si affrettò a togliere il peso dalle spalle del proprio fratello, mettendolo sulle proprie, assumendo così su di sé il peso del mondo. Chiuse gli occhi nel tendersi per lo sforzo ed ecco! il pesante fardello rotolò via ed egli si ritrovò libero e così anche Atlante.

Innanzi a lui stava il gigante e nelle sue mani teneva le mele d’oro che con amore porgeva ad Ercole. La ricerca era finita.

Le tre sorelle reggevano altri pomi d’oro, che ugualmente misero nelle sue mani. Egle, la bella fanciulla,esperidi gloria del sole al tramonto, gli disse, mettendogli un pomo in mano: “La Via per giungere a noi è sempre segnata dal servizio. Le azioni amorevoli sono le pietre miliari del Sentiero”. Poi Eriteia, che custodiva la porta attraverso la quale tutti devono passare prima di restare soli innanzi a Colui Che Presiede il Consiglio, gli diede un’altra mela, sulla quale, incisa nella luce, era scritta in oro la parola: Servizio. “Ricordalo”, disse, “non lo dimenticare”.

Infine giunse Esperia, meraviglia della stella della sera, che gli disse con chiarezza ed amore: “Và e servi e, d’ora innanzi e per sempre, calca la via di tutti i servitori del mondo”.

“Allora vi rendo questi pomi per coloro che seguiranno”, disse Ercole, e tornò là donde era venuto.

***

Quando fu al cospetto del Maestro fece il resoconto di quanto era accaduto. Il Maestro gli rivolse parole di incoraggiamento, quindi, indicando la quarta Porta, gli disse:
“Oltrepassa quella Porta, cattura la cerva e ritorna al Sacro Luogo”.

[Djwal Khul – Il Tibetano]

Spiegazione del mito.

formula magicaIl Mito inizia con: “Sia pronunciata la parola”. La parola è un suono, una formula magica, un pensiero chiaro e deciso che l’uomo pronuncia deliberatamente per sprigionare l’energia invocativa ed evocativa che gli permetterà di attrarre a se l’oggetto desiderato. Nel caso del processo iniziatico l’evocazione giunta in risposta a ciò che si è invocato renderà possibili le prove che precludono quell’unione nell’immediato. Un fattore importante, che tendo a precisare è che l’uomo deve fare ciò consapevolmente. La conoscenza è Potere, poiché soltanto l’uomo che ha conosciuto se stesso e la legge che regola la creazione può effettivamente giungere all’illuminazione. Premio finale della fatica compresa e trascesa sono i pomi d’oro, simbolo dell’illuminazione. E’ interessante osservare di come il pomo sia presente nelle storie narranti le origini dell’uomo e della sua illuminazione. Nella Bibbia ad esempio, l’uomo precipitò nel dolore e nell’ignoranza, per mezzo di una mela, che una volta morsa generò la visione duale e separativa della vita. I gemelli dell’antico testamento, Adamo ed Eva, separati in uomo e donna rappresentano l’energia femminile, il potere che in Oriente è chiamata Shakti, che se priva del discernimento e della Saggezza dell’energia maschile si dice sia un potere cieco. Nella storia biblica, questo condusse la saggezza all’ignoranza. Così l’uomo perdette la visione soggettiva e interiore della divinità e nacque l’illusione, l’attaccamento e l’avversione per gli oggetti dei sensi. L’uomo sprofondò nella ruota ciclica del desiderio per opera del serpente, simbolo della grande illusione. Nella storia di Ercole, invece si ritrovano i pomi d’oro, simboleggianti l’illuminazione graduale e crescente che si ottiene con il processo iniziatico e che l’Apocalisse parla in termini di apertura dei sigilli. Nella terza fatica i pomi sono custoditi da un drago, simbolo della saggezza, la trasmutazione del serpente. Le tre Esperidi sono i tre aspetti della Trinità Padre, Figlio e Spirito Santo o Volontà, Amore e Intelligenza Attiva, i tre aspetti dell’Anima. Nel processo iniziatico ad ogni pomo che ottiene l’uomo diventa sempre più consapevole di questi aspetti, così da giungere lentamente ad una graduale identificazione con la Mente Universale, la Vita Una, lo Spirito. Le due storie pertanto segnano l’una la discesa in incarnazione o l’involuzione nella materia o materialità, la porta del Cancro, l’altra la risalita verso lo Spirito, la porta d’oro dell’iniziazione in Capricorno.

La fatica si apre con alcuni consigli quali note fondamentali per comprendere e superare le prove: “Che Ercole sviluppi il potere di cercare senza scoraggiamento (zelo, entusiasmo, ottimismo, fede e devozione), senza disinganni (il discernimento) o troppa fretta (la pazienza). Che venga sviluppata la perseveranza (la dedizione)”. Questo è il preludio della fatica e le armi che ogni aspirante e discepolo devono avere in dotazione per fronteggiare qualsiasi fatica. Ad Ercole furono dette solo tre cose: che vi era un giardino consentiero_pericoloso un albero su cui crescevano le mele d’oro; che l’albero era custodito dal drago dalle cento teste; che, quando l’avesse trovato, vi avrebbe visto tre belle fanciulle. Ma non gli fu detto in quale direzione si trovava il giardino e come trovarlo. Stavolta non fu confinato in una landa selvaggia, devastata in lungo e in largo da giumente antropofaghe come nella fatica in Ariete, né confinato nella piccola isola di Creta, quando affrontò la prova in Toro. Infine fu avvertito che lungo il Sentiero avrebbe dovuto superare cinque grandi prove utili per aumentare saggezza, comprensione, abilità e opportunità. Così Ercole si avventurò nell’impresa.

I Prova:

La sua ricerca dovette estendersi a tutto il pianeta da nord a sud e da est ad ovest, fino a che non trovò Nereo, dotato di saggezza e versato in tutte le forme d’eloquenza. In alcuni classici è chiamato “l’antico del mare”. Egli non era soltanto saggio, ma anche molto elusivo, assumeva diverse forme e si rifiutò sempre di dare ad Ercole una risposta diretta. Alla fine Ercole scoraggiato, con soltanto una vaga idea di ciò che doveva fare e di dove doveva recarsi andò verso Sud, simbolo del ritorno nel mondo, polo opposto dello Spirito, il Nord.

preghieraNereo è simbolo del Sé Superiore il simbolo del Maestro interiore, l’anima. Se contattato, specialmente nei primi stadi della ricerca, il Sé Superiore si manifesta con un lampo d’illuminazione così improvvisa, così elusiva, così fugace, che, a tutta prima, il discepolo non può afferrarla; è un cenno che precipita nella coscienza nei momenti di attenzione concentrata, quando la mente è mantenuta ferma e le emozioni cessano temporaneamente di controllarla.

Nel caso di un discepolo più avanzato che abbia stabilito il contatto con l’anima e che, perciò, si suppone sia pronto per ricevere istruzioni da uno dei grandi Insegnanti dell’Umanità, si vedrà che il Maestro agisce proprio come Nereo. Il discepolo quindi non deve aspettarsi congratulazioni per il suo straordinario progresso, né troverà un’accurata spiegazione del suo problema, oppure una dettagliata esposizione del lavoro che dovrebbe fare. Il Maestro gli darà solo un accenno, talvolta con un simbolo, un numero, un colore ed ogni mezzo atto a risvegliare ed evocare la risposta intuitiva. Darà un suggerimento senza aggiungere altro. Spetta al discepolo agire sulla base del cenno avuto quanto meglio può e seguire il consiglio, se lo riterrà saggio. Gli aspiranti devono ricordare che diventeranno dei maestri soltanto padroneggiando se stessi, e che saranno condotti a divenire maestri e portati a far parte del gruppo dei Servitori Mondiali mediante gli sforzi della loro stessa anima. Quest’anima è un divino figlio di Dio, onnisciente ed onnipotente. A mano a mano che il gemello immortale cresce in potere e splendore (l’anima), quello mortale declina (la personalità ignorante e separativa). Un altro fattore da tenere in considerazione è che l’aspirante che non abbia preparato i suoi corpi fisico, eterico, astrale e mentale e ai dovuti risvegli di coscienza, non è in condizioni tali da sopportare la vibrazione molto elevata dell’anima nel sua piena potenza. Il corpo ne sarebbe rovinato e il cervello non resisterebbe all’alta tensione. Quando con i propri sforzi l’aspirante sarà iniziato a vivere come anima e quando, per nostra stessa iniziativa, impareremo a servire e ad essere dei canali di energia spirituale, allora conosceremo Nereo più intimamente. Le iniziazioni minori e la prima maggiore servono proprio a preparare i corpi sottili del discepolo al grande giorno glorioso della grande rivelazione.

Ercole, il discepolo, andato dapprima a Nord nel regno dello Spirito era venuto in contatto con il Sé Superiore, ma non aveva sufficiente conoscenza per stare con Nereo né per riconoscerlo. Così si volse verso il Sud, ossia tornò nel mondo. “La prima delle cinque prove minori è superata”, replicò il Maestro, “poiché questa è caratterizzata dal fallimento”. Ma perché Ercole non trovò nulla al Nord e dovette tornare nuovamente a Sud?

Errore di molti aspiranti è ritenere che esista qualcosa di divino e qualcosa di non divino, questo creabene e male una forma pensiero che li polarizza illusoriamente su un piano spirituale ed apparente elevato, perdendo però le radici con la terra e il mondo relativo e credendo che la materia e con essa ciò che ritengono ingannevole e illusorio sia qualcosa da ripudiare e che ostacola il cammino spirituale. Creano separazioni nella loro menti e così si polarizzano ad un’estremo del pendolo. Provare attaccamento per il nirvana (illuminazione) ed avversione per il samsara (rinascita) è un’inganno della personalità ancora egoista, paurosa e dubbiosa. Il mondo spirituale del Nord è possibile comprenderlo solo quando si saranno sciolti i nodi di ignoranza e di illusione delle terre del Sud, allora i chakra sotto il diaframma saranno pronti a trasferire la loro energia ai chakra sopra il diaframma. Così Ercole avendo ancora molte lacune da risolvere, dovette tornare nuovamente a Sud per comprendere che la materia è Spirito e non va scartata ma elevata al cielo.

Quanto sopra descritto è un errore dei discepoli protesi più all’idealismo, alla devozione e al misticismo. Essi devono imparare ad aggiungere al conseguimento mistico la conoscenza occulta della realtà. Ciò è spesso dimenticato dagli aspiranti, che si accontentano dell’aspirazione e della visione della meta celeste. Essi hanno elaborato, nel crogiolo della vita, un equipaggiamento caratterizzato dalla sincerità, dal desiderio di bene, da un buon carattere e sono coscienti della purezza dei loro moventi, hanno la buona volontà di adempiere a tutto quanto è loro richiesto e la soddisfazione di aver raggiunto un certo stadio di sviluppo che dà loro il diritto di andare avanti. Ma una cosa ancora manca loro: non hanno ciò che si potrebbe chiamare “la tecnica della presenza” che non è riferita solo al vivere al momento presente, ma avere una visione globale, d’insieme, inclusiva e saggia capace di far comprendere il grande schema e Proposito divino; essi ancora non hanno il privilegio né le prerogative per possederla. Credono nell’Anima e nella possibilità della perfezione, nel sentiero che si deve percorrere, ma la fede non è ancora trasmutata in conoscenza del regno spirituale, conoscono una faccia della medaglia ma non la medaglia nella sua interezza e quindi non sanno come fare per giungere alla meta! Per questo Ercole dovette ritornare nel mondo proprio per conoscere, fare l’esperienza, comprendere e includere nella sua coscienza la saggezza maturata, solo allora potrà giungere ad una consapevolezza più elevata.

II Prova:

Andato a Sud, incontrò il serpente (Conosciuto anche nella mitologia come il gigante Anteo, figlio di Poseidone, dio delle acque, e di Gea, la terra. Perciò, quando era in contatto con la terra, sua madre, esso era invincibile) con cui doveva lottare. Nella sua ricerca dei pomi d’oro sul piano fisico, Ercole doveva dominare, come tutti i discepoli, l’annebbiamento e l’illusione. Ma questa volta era il serpente del fascino magoastrale. È col fascino dello psichismo inferiore (medianità, magia, manipolazione, chiaraudienza, chiaroveggenza, etc) che egli deve lottare e ciò, nei primi stadi, pare attragga immancabilmente l’interesse degli aspiranti. Ogni istruttore che abbia lavorato con coloro che cercano la Via, conosce il fascino sotto cui facilmente essi cadono. L’illusione corrisponde al temperamento dell’aspirante. Alcuni vengono sviati dai fenomeni spiritici. Nel tentativo di penetrare nel velo, essi sono presi dal lato inferiore dello spiritismo e passano molto tempo in sedute spiritiche, studiando ripetutamente gli stessi vecchi fenomeni di materializzazione, di comunicazione, di manifestazioni, di lettura del pensiero, di manipolazione del pensiero, della volontà altrui e dell’ambiente circostante per soddisfare i propri desideri egoistici. Non alludo qui alle vere investigazioni scientifiche di coloro che approfondiscono queste ricerche, essendo equipaggiati a farlo e che abbiano le facoltà tali da poter discernere il reale dall’irreale, l’intuizione dall’immaginazione. Mi riferisco a coloro che si aprono a forze che non sono ancora in grado di comprenderne la natura, controllarle o che le adoperino per fini egoistici senza avere una visione ampia, inclusiva e saggia.

Il serpente può assumere l’aspetto dei fenomeni psichici più comuni. L’aspirante prende interesse alla scrittura automatica, o impara ad ascoltare “voci”; cerca contatti con presunti Maestri o abitanti di altri pianeti; diventa chiaroveggente e chiarudiente sul piano astrale e aggiunge alla confusione del piano fisico e del suo particolare ambiente, la confusione ancora più grande del piano psichico, cadendo così nei tranelli e nelle insidie dell’astralismo.

fondaleSolo quando il discepolo ha conosciuto se stesso e calmato le acque del lago dei desideri e della mente è capace di vedere attraverso il piano astrale in verità. Altrimenti ciò apparirebbe distorto si creerebbero illusioni nelle menti degli aspiranti, false verità ed anche paure. Poiché condividiamo con i cani ed i gatti la capacità della chiaroveggenza e della chiarudienza, si finisce davvero col vedere e sentire, se non in realtà, quanto meno in virtù di quella facoltà creativa che tutti possediamo: l’immaginazione. L’aspirante crederà che ciò che vedrà e udirà pensando sia vera spiritualità e come Ercole si illuse che quel serpente “custodisse l’albero”. In una forma o nell’altra, l’aspirante che ha lasciato Nereo incontrerà il serpente e dovrà lottare con lui. Il serpente essendo associato al piano astrale apre le porte a qualunque nodo di dubbio, paura, brama e orgoglio presenti nel proprio veicolo astrale-emotivo. Per molto tempo, dichiara il mito, Ercole non poté sopraffarlo. Mentre lottava con il serpente, egli si rese conto che questi era invincibile solo finché rimaneva in contatto con la terra. Non appena Ercole lo sollevò alto nell’aria, il serpente (Anteo) divenne molto debole e incapace di batterlo.

Vi è una grande verità sottostante a questo simbolismo. Gemelli è un segno d’aria, che appartiene alla croce mutevole. L’illusione cambia continuamente, prendendo una forma o l’altra. Concerne l’apparenza e non la realtà, e la terra rappresenta le apparenze. L’aria è stata sempre considerata come il simbolo o l’elemento del piano Cristico, chiamato nella terminologia teosofica ed in oriente il piano buddhico. Il piano astrale è un riflesso distorto del piano buddhico, ed è solo quando porteremo l’illusione nella chiara luce dell’Anima Cristica che vedremo in realtà la verità come essa è, e diverremo invincibili. Ma attenti a non provare avversione per i fenomeni psichici altrimenti così facendo si oscillerebbe al lato opposto del pendolo. magia biancaL’avversione ricordo è l’opposto dell’attaccamento ed è comunque un’illusione. I fenomeni psichici, per quanto possano essere ingannevoli, alimentare la bramosia di potere egoistico, di notorietà o far sprofondare nella paura sono anch’essi divini, possono essere utilizzati senza pericolo come un potente strumento di servizio e campo di studio scientifico se utilizzati dal discepolo che ha purificato i suoi corpi mentale, emotivo e fisico e fatto del suo cuore e della sua mente uno strumento unificato e ricettivo alla voce che parla nel silenzio: l’anima.

Prima di passare alle terza prova, Anteo ormai vinto, disse ad Ercole “Verrò di nuovo sotto altra forma all’ottava Porta”. L’ottava porta è la fatica in Scorpione (opposto polare di Toro), dove Ercole viene messo alla prova con la più grande forma pensiero di illusione e di ignoranza creata lungo il corso di intere esistenze, chiamata talvolta con il nome di Guardiano della Soglia, e che nell’ottava fatica apparirà sotto forma di Idra. In questa prova egli dovrà mettere alla prova ciò che ha appreso in tutti i segni precedenti ma sopratutto dovrà dimostrare di essere il Toro, l’iniziato dall’occhio singolo che per mezzo della luce dell’illuminazione dissolve ogni illusione. Il metodo adoperato all’ottava fatica sarà lo stesso usato in Gemini, sollevare il problema del serpente nell’aria della consapevolezza dell’anima. Non pensate di combattere, l’illusione, la paura o l’egoismo tentando di distruggerli, reprimendoli o scappando da loro intrattenendovi con qualche cosa o persona, in questo modo non farete altro che rinviare il problema ma di certo non lo risolverete alla radice. Presto o tardi tornerà a perseguitarvi e sarà una guerra infinita. Secavaliere in ginocchio proverete a tagliare la testa all’Idra né ricresceranno due o più. Ercole sconfiggerà l’idra in Scorpione perché ascoltò il consiglio del Re Euristeo: “Noi ci eleviamo inginocchiandoci; conquistiamo arrendendoci; guadagniamo donando”. L’umiltà apre le porte alla vera comprensione, così Ercole prese il serpente inginocchiandosi e lo elevò in aria permettendo alla luce dell’anima di precipitare nella mente e nella coscienza cerebrale. La paura, così come anche ogni altro limite e imperfezione, non si vince soltanto sviluppando la qualità opposta, in questo caso il coraggio. Non si sradicano i semi di ignoranza con il potere e l’onnipotenza dell’Anima ma piuttosto con la sua onniscienza. Identificandoci con la propria natura divina, conosceremo noi stessi in qualità di Spirito, allora verrà dissipata ogni sorta di illusione e annebbiamento. Questa è la vera natura della fede.

III Prova:

Il successivo stadio della ricerca di Ercole è parimenti applicabile all’umanità nel suo insieme. Vinto il serpente che gli sbarrava la strada, Ercole proseguì nella sua ricerca “si volse ad occidente ma così facendo andò incontro ad un disastro”. Il sole sorge ad Est e tramonta a Ovest, chi cammina in questa direzione prosegue lungo il declino del sole dell’Anima ma chi prosegue ad Est va incontro alla rinascita. I magi seguirono la stella che brilla a Oriente per giungere dal Cristo. L’Oriente è associato al terzo occhio, l’occhio sentiero oscurosingolo degli iniziati, il Maestro interiore. Ercole volgendo le spalle ad Oriente prosegue sulla via della mano sinistra, della magia nera o della cristallizzazione. L’incontro successivo infatti fu con un altro aspetto dell’illusione. Busiride era figlio di Poseidone, il dio delle acque, ma sua madre era soltanto una semplice mortale. Egli si proclamava grande maestro, era eloquente ed affascinante nel suo parlare, diceva grandi cose di se stesso, inducendo Ercole a credere che potesse indicargli la via, che poteva condurlo alla luce e che era il custode della verità. Ercole ne fu completamente soggiogato.

A poco a poco cadde sotto l’incanto e il potere di Busiride; progressivamente si arrese alla sua volontà ed alla sua mente e lo accettò quale maestro e guida. Infine Busiride, quando ebbe Ercole completamente sotto il suo controllo, lo legò all’altare del sacrificio, e lo obbligò a dimenticare Nereo. Troviamo di nuovo qui che scoraggiamento, ritardo, insuccesso e inganno caratterizzano questa parte della prova. Il mondo oggi è pieno di maestri che, come Busiride, basano i loro insegnamenti su asserzioni pretenziose; proclamano di essere degli iniziati, custodi della verità e di possedere un metodo certo e sicuro di sviluppo che inevitabilmente metterà l’aspirante in grado di realizzarsi. Essi sostengono la loro posizione con promesse; costruiscono forti rapporti personali e, utilizzando la sincerità e l’aspirazione di chi cerca la verità, radunano intorno a sé gruppi di uomini e di donne che innocentemente e sinceramente credono alla verità delle loro pretese, e li legano all’altare del sacrificio per un tempo più o meno lungo. Il vero iniziato si riconosce dalla sua vita e dalle sue azioni; è troppo occupato a servire l’umanità per trovare il tempo di suscitare dell’interesse su se stesso; non può fare promesse oltre a dire ad ogni aspirante: “Queste sono le regole antiche, questa è la via che tutti i Santi ed i Maestri di Saggezza hanno calcato, questa è la disciplina a cui dovete assoggettarvi e, se avrete costanza e pazienza, la meta sarà vostra sicuramente, poiché il potere e il maestro sono soltanto dentro voi stessi”.

Busiride tuttavia non è soltanto l’inganno nel seguire qualcuno privo della vera realizzazione, che si proclama come guida spirituale, ma è anche l’orgoglio e la saccenteria che ostacolano al discepolo ulteriori progressi. Spesso si cade vittima del proprio sapere, di un dogma anche religioso o dei risultati positivi raggiunti lungo il percorso generando così orgoglio mentale e saccenteria, la morte dell’umiltà, della vera comprensione e del discernimento.

Un’altro aspetto di Busiride che cristallizza è il crogiolarsi nell’apparente stato di equilibrio raggiunto per paura della nuova visione che comporta sempre un cambiamento, una transizione e la  conseguente generazione di un nuovo conflitto per via dei semi di ignoranza e illusione che affiorano. Tra un risveglio ed paura di andare avantiun altro di coscienza si vive una sorta di transizione che l’uomo dovrebbe attraversare velocemente proprio come farebbe con un ponte che collega due isole. Questa paura del cambiamento terrorizza molti poiché temono di lasciare andare il vecchio porto sicuro per quello nuovo di cui ancora sconoscono. Lasciate però che vi dica che ogni evoluzione ed espansione di coscienza, per quanto inizialmente siano accompagnate dal dolore e sofferenza una volta comprese e supera le prove, queste aprono le porte ad una visione sempre più ampia, armoniosa ed inclusiva. Ogni risveglio di coscienza apporta sempre una maggiore capacità di esprimere Amore e Saggezza, poiché l’insieme maggiore non solo include il minore ma gli è perfino superiore.

Così tutti questi aspetti di Busiride ostacolano la via ad una nuova realizzazione. Ci volle molto tempo prima che Ercole si potesse liberare dalla schiavitù di quella forma pensiero: “Il prigioniero giaceva silenzioso sull’altare, legato ai quattro angoli da ben un anno”. Quattro è il numero del quaternario che in rapporto all’uomo simboleggia i suoi quattro meccanismi, fisico, eterico, astrale e mentale, oppure se si considera il fisico e l’eterico come un’unico strumento com’è giusto che sia, il quarto principio è la personalità. Un anno ci volle prima che Ercole si liberasse da quell’altare, poiché dipende quanto sia forte l’illusione nelle menti degli aspiranti e dei discepoli, essi necessitano dei vari influssi energetici di ogni segno zodiacale e dei vari reggenti associati prima che si possano sciogliere definitivamente quei nodi di ignoranza. “Vi sono in te un potere, una forza e una saggezza superiori. Volgiti all’interno e lì evoca la forza e il potere che sono eredità di tutti i figli degli uomini che sono anche figli di Dio.” Queste sono le parole che vennero in aiuto ad Ercole nel momento di sconforto quando silenziosamente invocò il Maestro nel cuore e in quell’oscurità penetrò la luce che gli conferì la forza di reagire e liberarsi definitivamente.

mettersi in camminoIl mito ci racconta che egli finì col riprendere la sua ricerca, dopo aver legato Busiride all’altare dove egli stesso era stato posto, e sfuggito al mondo dello psichismo e dell’illusione pseudo-spirituale, cominciò a servire. Un’ultimo accorgimento della terza prova sta nel fatto che Ercole non volle convincere Busiride della sua verità, ma “non disse parola e lo lasciò lì ad imparare”. Qui Ercole compì e comprese il vero servizio dell’anima. Questa è una grande lezione per gli aspiranti che si aprono al servizio: la capacità di perdonare senza serbare rancore per i torti subiti e il distacco dai frutti del servizio. Ogni qualvolta proviamo ad aiutare qualcuno, l’aiuto dovrebbe essere attuato in assenza di aspettativa e in rispetto del libero arbitrio, lasciando quindi, liberi gli altri di fare il proprio cammino con i loro tempi. Ercole non punì Busiride né impose il suo punto di vista cercando di convincerlo della sua verità ma lo lasciò li ad imparare dall’esperienza e dal dolore.

Chiunque si sia risvegliato o avvicinato a questa consapevolezza, ha il dovere morale di condividere la propria saggezza, ricordandosi però, di non assumere l’atteggiamento di maestri ma del mediatore. In un terreno agricolo si può piantare qualsiasi seme si voglia, ma questo germinerà soltanto quando troverà le condizioni favorevoli alla sua crescita. Allo stesso modo, quando si pianta un seme di saggezza nella mente delle persone, questo germinerà quando si saranno create quelle condizioni che permetteranno di riconoscere e comprendere la prova che la vita pone dinanzi nel cammino dell’esperienza. In questo caso si potrà agire come potenti catalizzatori, mediando affinché la persona, aperta al cambiamento e all’ascolto, possa sciogliere quei nodi karmici che gli precludono la visione ampia, inclusiva, saggia e amorevole. Tutto ciò, ricordo, deve essere attuato mantenendo sempre il proprio centro interiore, senza l’aspettativa del successo o la delusione dell’insuccesso. Questo è l’operato dell’amore dell’anima, equanime, saggio ma soprattutto distaccato. Il distacco invece dal dolore altrui e dalle ingiustizie è una lezione che Ercole comprenderà meglio quando salverà se stesso nella figura di Prometeo.

IV Prova:

Continuando a cercare in ogni dove, Ercole trovò Prometeo incatenato ad una roccia, circondato da avvoltoi che gli straziavano il fegato. La vista di tale sofferenza era più di quanto Ercole potesse sopportare, così interruppe la sua ricerca per liberare Prometeo, mettendolo in condizione di disperdere gli avvoltoi.

Anzitutto Ercole, in questa prova, liberò se stesso sotto il simbolo della liberazione di Prometeo, che Prometeosignifica il Dio incarnato, liberandolo dalle torture degli avvoltoi del passato. Il plesso solare, lo stomaco ed il fegato sono esteriorizzazioni, se così si può dire, della natura del desiderio ed Ercole si liberò dagli avvoltoi del desiderio che per così lungo tempo l’avevano torturato. Rinunciò ad essere egoista ed a soddisfare se stesso. Rinunciò perfino ai frutti del servizio. Aveva avuto due amare lezioni in questo segno e per questo particolare ciclo fu relativamente libero.

Due lezioni importanti ricevette da questa prova, doppia come il segno dei gemelli. Come Ercole in sé capì che la sua ostinazione a non fermarsi in aiuto del fratello per paura dell’eccessivo ritardo portato, in realtà era un’altro gioco dell’illusione. Il desiderio dei pomi d’oro, per quanto nobile ed elevato fosse, stava per divenire un desiderio egoistico, una ricerca sfrenata e cieca. Così comprese l’inganno della ricerca dell’illuminazione e vide l’illuminazione nel volto di un suo fratello in difficoltà e salvò Prometeo.

Nel ruolo di Prometeo invece, Ercole capì di non essere attaccato ai frutti del servizio e che la vera giustizia non consiste nel salvare tutte le persone dal dolore prima che queste abbiano compreso realmente l’esperienza utile al loro percorso. Prometeo, fratello di Atlante era uno dei quattro titani figli Iapeto e l’oceanina Climene. Era il più intelligente di tutti i Titani, istruito dalla dea Atnea (Minerva per i romani) nelle arti dell’architettura, astronomia, matematica, medicina, metallurgia e navigazione. Prometeo quindi era uno dio molto colto ma provava avversione verso ciò che riteneva ingiusto. Poiché non poteva accettare che gli uomini conducessero una vita così infelice e meschina, in seguito all’apertura del vaso di Pandora, pensò di dar loro il prezioso dono del fuoco. Così Prometeo pensò di rubarlo e una notte, dopo aver addormentato Efesto (Vulcano per i romani) con una tazza di vino drogato, rubò qualche scintilla che nascose in un bastone di ferro cavo e la donò agli uomini. Zeus (Giove per i romani) così incaricò Efesto, colpevole di non aver saputo custodire a dovere il fuoco, di eseguire la condanna di incatenare Prometeo su un’alta rupe dove ogni giorno, una grande aquila veniva svolazzando da lui per divorandogli il fegato col becco adunco.

Prometeo, è colui che oltre a godere di una forte empatia e compassione verso il prossimo ha anche sviluppato un certo grado di conoscenza, tale da credere di poter salvare il mondo, non rendendosi conto però che quel suo modo di fare servizio non era basato sull’Amore intelligente saggio e consapevole, ma era solo compassione cieca priva della visione d’insieme, inclusiva e inconsapevole dell’operato della legge del karma. Così come ogni forma di ignoranza quella fu la sua prigione dove oltre ad essere incatenato perdeva il fegato ogni sera, simbolo della rabbia generata dal senso di ingiustizia.

cristo meditazioneIl Cristo alla terza tentazione nel deserto, subì e affrontò la stessa identica prova interiore alla quale fu sottoposto prometeo. Il diavolo, ovvero l’ignoranza annidata nel suo subconscio, gli volle far credere che con il suo potere avrebbe potuto salvare il mondo intero. Il Cristo, in quel momento come Prometeo, osservando il dolore del mondo avrebbe potuto redimerlo e salvare gli uomini con un solo cenno della mano. Ma non agì di impulso come il dio greco, in quel momento si chiuse in meditazione ed osservò il mondo con l’occhio singolo della visione interiore e comprese che Lui per essere giunto alla coscienza Cristica, si servì del dolore come mezzo per fare esperienza e dimostrare che in realtà era solo un’illusione. Se non ci fosse stato il dolore a fargli da Maestro nelle sue innumerevoli vite passate e presenti Lui oggi non sarebbe divenuto il Cristo. Pertanto non cedette all’illusione per quanto fosse una proposta bella e nobile da parte del suo subconscio ancora schiavo del desiderio, ma rispose con una frase illuminante: “Sta Scritto!”. Sta scritto non è riferito a un detto di qualche libro, o al consiglio di qualche Maestro, ma piuttosto alla comprensione e accettazione della Legge Universale, quella del Karma.

Il Cristo comprese e vide che ogni uomo è un Anima incarnata, in piena libertà, nel luogo e nel tempo utile al proprio percorso esperienziale. Ogni persona, anche se ancora non ha la consapevolezza di essere un’anima, proprio per comprendere questa verità indispensabile al percorso spirituale, attrae a se le esperienze che lo metteranno in condizione da sciogliere i propri nodi karmici di ignoranza e di illusione. Naturalmente, ciò avviene solo se, queste esperienze, siano opportunamente colte, comprese e trascese, altrimenti si ripresenteranno in modo ciclico spesso.

Se non ci fosse il dolore nessuno conoscerebbe se stesso, né cercherebbe più l’anima. Esso mostra dove non cercare e cosa non essere; e quando ogni sua forma sarà dissolta e ogni vizio rimosso, l’uomo si risveglierà dal sogno della vita per contemplare la vera realtà. Il dolore va quindi ringraziato, senza di esso cammineremmo nel labirinto dell’esistenza senza una meta e una guida. Questo non vuol essere un’invito al dolore, ma cambiare la visione e predisposizione nel viverlo, è già un processo di guarigione interiore, uno dei miracoli della fede. Ogni dolore è una prova che cimenta la propria forza permettendoci così di scalare il monte della realizzazione.

Il Cristo pertanto salvava soltanto chi fosse pronto per essere salvato, chi invocava l’aiuto; così alla fine dopo un’amara punizione comprese anche Prometeo la lezione del servizio. Ercole invece comprese che il servizio non era una via diversa dalla ricerca dell’illuminazione ma si rivelò essere un mezzo potentissimo ed indispensabile per quest’ultima. Così Prometeo ed Ercole fusi insieme, potevano procedere nel servizio al mondo e sollevare il peso di Atlante.

V Prova:

All’inizio della sua ricerca, Ercole incontra Nereo; ma non ne fu impressionato per cui se ne andò altroveservizio , cercando furiosamente di soddisfare la sua aspirazione. Alla fine della ricerca incontrò Atlante, che reggeva il peso del mondo; Ercole restò così scosso per il peso di quella responsabilità che gravava su Atlante, il Grande Maestro, che dimenticò la meta prefissa e la ricerca dei pomi d’oro e si adoperò per togliergli dalle spalle il pesante fardello. Quando gli aspiranti che operano nel campo religioso e nella Chiesa, indù e buddhista e nel campo Teosofico e Rosacrociano, e nei molti gruppi verso i quali gravitano, avranno imparato a dimenticare se stessi nel servizio e a perdere di vista il loro egoismo spirituale aiutando l’umanità, vi sarà un afflusso molto più rapido di iniziati attraverso la porta del Sentiero che conduce dalle tenebre alla Luce, dall’irreale al Reale.

Superata la quarta prova di Prometeo ad Ercole per la prima volta viene data un’indicazione su dove si trovasse l’albero “Volse quindi i suoi passi verso gli alti monti dell’est e, in una splendida giornata di sole, scorse l’oggetto della sua ricerca”. Questa volta Ercole volse lo sguardo ad Oriente, in direzione del Sole dell’anima e vide la montagna da scalare che un domani l’avrebbe condotto realmente ai pomi d’oro. Il Cristo per giungere all’illuminazione scalò due montagne, quella della trasfigurazione e quella del Golgota, nelle quali prese la III e la IV iniziazione così come Ercole le prese in Capricorno e in Aquario. All’attuale stadio del sentiero Ercole ancora non poteva comprendere cosa lo attendeva in quei segni, infatti questo è un accenno all’iniziato che ritorna in Gemelli per apprestarsi a prendere le iniziazioni maggiori ed entrare tra le schiere della Gerarchia di luce, il quinto regno di natura, quello divino.

Pertanto quest’ultima fatica è importante sia per l’aspirante che per l’iniziato. Ercole incontra Atlante che porta il peso del mondo sulle spalle, vacillante sotto il peso del compito intrapreso. Ercole è così sopraffatto dalla meravigliosa impresa di Atlante e così partecipe delle sue sofferenze nel portare il peso del mondo, che rinuncia alla ricerca delle mele d’oro. La quarta iniziazione è associata alla crocifissione evangelica e alla grande rinuncia della tradizione indù e tibetana, nella quale l’iniziato rinuncia a ciò che ha di più caro ricompensaal mondo, rinuncia alla vita e all’illuminazione, rinuncia alla personalità e ad ogni idea separativa e dimentica se stesso nel servizio. Rinuncia a tutto ciò nella sua coscienza  senza necessità di dimostrarla con qualche azione o gesto fisico. Avendo egli rinunciato alla sua ricerca per aiutare il mondo, si racconta, nella splendida conclusione della storia, che Atlante, libero del suo fardello, va nel giardino delle Esperidi, coglie le mele d’oro senza alcun ostacolo da parte del drago dalle cento teste, con l’entusiastico aiuto delle tre bellissime fanciulle, i tre aspetti dell’anima, porta i pomi ad Ercole, anch’egli ormai libero malgrado tutti gli ostacoli, gli impedimenti e le deviazioni causati dall’annebbiamento e dall’illusione. Ercole, così giunge al termine della terza fatica.

Conclusione della fatica:

Al principio di questa fatica Ercole prende contatto con la sua anima impersonata da Nereo; alla fine, avendo superato molto del fascino illusorio, raggiunge una visione ben più profonda della sua anima e la vede nei suoi tre aspetti, ognuno dei quali ha in sé il potere dei tre principi della divinità.

  1. Egle simbolizza la gloria della vita e lo splendore del sole al tramonto, la magnificenza della manifestazione sul piano fisico. Ella dà il pomo ad Ercole dicendogli: “La via che porta a noi è sempre costellata di azioni amorevoli”. Rappresenta la materia, La Madre o lo Spirito Santo, il terzo aspetto dell’anima, l’Intelligenza Attiva e Creativa.Illuminazione
  2. Eriteia custodisce la porta, l’anima, che viene aperta sempre dall’Amore-Saggezza, dà ad Ercole un pomo su cui è scritto in oro la parola Servizio. Rappresenta la coscienza, il Cristo, il secondo aspetto dell’anima di Amore e Saggezza.
  3. Esperia, la stella della sera, la stella dell’iniziazione, rappresenta la Volontà e dice ad Ercole: “Calca la Via”. Rappresenta il principio Vita, il Padre, il primo aspetto della divinità di Volontà o Potere.

Infine si dice che sia l’albero che le fanciulle siano protette da un drago a 100 teste. Il drago è simbolo della saggezza ottenuta dall’illuminazione e 100 è il numero della perfezione dell’anima che si raggiunge alla V iniziazione, così come il 10 è il numero della perfezione della personalità alla III iniziazione e 1000 dello Spirito, alla VII iniziazione, il settimo sigillo dell’Apocalisse, la rivelazione ultima.

IL SEGNO

Gemini

Il Segno e la qualità

Gemelli è il segno che per eccellenza esprime dualità ma il cui fine è donare la chiave di sintesi per comprenderne l’unità ed fondere le paia degli opposti. Gemelli o Gemini apre l’influsso all’energia di II Raggio dell’Amore e Saggezza, il secondo aspetto della triade Spirituale, che si esprime come la grande legge di attrazione, come inclusività e comunione. L’Amore e la Saggezza sono l’eterna ricerca dell’uomo ed il più grande quid della vita da risolvere. Sono due facce della stessa identica medaglia. L’Amore-Saggezza, è il fiore della vita, l’elisir dell’immortalità, la pietra filosofale dell’alchimia; è energia latente nel cuore di ogni uomo, che aspetta solo di essere risvegliata nel suo splendore e nella sua radianza. La più elevata di tutte le magie, la più grande di tutte la forze che anche un bambino conosce ma che neanche un uomo centenario sa applicare. Il punto di partenza, il cammino e la meta. Il passato, il presente e il futuro, racchiusi nel cerchio dell’eternità, dove il concetto di spazio e tempo vengono risolti nell’unità dell’Amore-Saggezza stesso.

Tutto proviene da questa energia e l’amore divino che tutto sorregge, perviene al nostro sistema solare tramite Gemini. L’Amore è la chiave di sintesi per poter comprendere chi siamo e dove andiamo, il perché dell’esistenza, l’operato della legge che si cela dietro ogni fenomeno e quindi anche l’utilità del dolore, l’energia del desiderio e il perché delle paia degli opposti, della diversità e della molteplicità.

Nel gioco della vita, l’Amore è il grande motore di questo sistema solare e di ogni forma di vita che ne costituisce parte integrante. E’ impulso alla vita, all’esistenza alla manifestazione, alla ricerca e ad essere. E’ il grande processo del divenire dello Spirito che precipitando in manifestazione si riveste di veli di materia mentale, astrale, eterica e densa per potersi esprimere ad ogni frequenza e vibrazione. Così la materia nel Spirito materiaprocesso di risalita evolutiva che conduce all’essere, rifletterà lo Spirito in perfezione. Tutto proviene e ha origine dall’Uno, come i punti della circonferenza di una ruota hanno origine dal mozz e sono collegati ad esso attraverso i raggi, il potere attrattivo e magnetico del desiderio dell’Amore. Nonostante l’apparente differenza di ogni punto in realtà questi provengono dall’unica sorgente. Ogni uomo, pianta, animale e minerale per quanto diversi e unici nel loro genere sono uniti e legati dall’unico principio di vita o di energia che vi scorre all’interno. Esistono quindi due realtà non separate fra loro Spirito e materia e da essi tutti gli opposti che possono derivare, ma che in realtà sono un’unica manifestazione. Pertanto Gemini in un primo momento apre alla visione oggettiva in cui soggetto e oggetto sono visti come separati allora lungo il sentiero della vita la visione distorta e duale, unita al desiderio provoca attaccamento generando desiderio di benessere, brama, orgoglio, egoismo ed egocentrismo; ma anche avversione per i loro poli opposti, generando così paura, odio, critica, invidia, crudeltà ed ogni idea separativa. Questo desiderio acceca e inganna e fa sperimentare cosa sia il non-se; l’uomo così oscilla fra le paia degli opposti poiché ovunque vi sia un’attaccamento è presente anche un’avversione. Successivamente il potere di Gemini conduce alla visione soggettiva in cui soggetto e oggetto si fondono percependo l’energia della Vita Una da cui tutto proviene.

Gemini pertanto all’inizio genererà conflitto tramite il suo suo governatore exoterico Mercurio, che alla fine vengono risolte per mezzo della mente illuminata in Amore e Saggezza, grazie al potere del reggente esoterico Venere.

Con la storia di Gemini si vogliono mettere in risalto le prove sul piano fisico che ogni uomo sul sentiero si apre deliberatamente per giungere alla prima iniziazione minore in Vergine offrendo il proprio cuore come tabernacolo per la nascita del Cristo interiore ma anche per chi si sta preparando per le iniziazioni maggiori e deve trovare i pomi d’oro custodito dal drago e dalle fanciulle, il gioiello nel loto portatore di illuminazione e liberazione dal ciclo delle reincarnazioni, dell’ignoranza e delle illusioni.Castore e Polluce

Gemini come segno duale è rappresentato dalle stelle chiamate dai Greci Castore e Polluce, ossia i Gemelli, l’una che lentamente si affievolisce simboleggiante la personalità e l’altra che aumenta di intensità e splendore simbolo dell’anima.

Nell’antico zodiaco di Denderah, questo segno è chiamato “il luogo di Colui che viene”, così il pensiero di un Essere spirituale che emerge ci viene tenuto presente. È rappresentato da due figure, l’una maschile e l’altra femminile; l’una il positivo, l’aspetto Spirito e l’altra il negativo, l’aspetto materia. Il nome copto e quello ebraico del segno dei Gemelli significano “unito”, e questo è lo stato di Ercole, l’aspirante: egli è anima e corpo uniti. Questo era il problema da risolvere nel segno dei Gemelli. Unificare il sé inferiore con il sé superiore, l’aspetto mortale con quello immortale: tale è l’obiettivo. Era questo il problema che deviò e prolungò la ricerca intrapresa da Ercole poiché egli era alquanto attento alla voce di Nereo, il sé superiore, ma talvolta cadeva nell’illusione e nel fascino del sé inferiore il serpente e Busiride.

La dualità messa in rilievo in Gemelli caratterizza un gran numero di storie mitologiche. Ad esempio, ritroviamo gli stessi fratelli in Romolo e Remo, in Caino ed Abele: un fratello muore e l’altro vive. Lo stesso simbolo astrologico dei Gemelli lo troviamo nelle due colonne della Massoneria Boaz e Jachin, l’emblema della dualità. In Cina, si parla di Castore e Polluce come dei due “dèi della porta”, evidenziando con ciò il tremendo potere che il dio della materia può assumere e anche la potenza della divinità. Nella storia evangelica lo ritroviamo in Giovanni Battista il quale inizialmente ricopre il ruolo di Maestro e battezza Gesù, la personalità che ancora domina sull’anima, ma che cede al Cristo interiore le redini del carro corporeo, emotivo e mentale. Infatti come nelle stelle dei Gemelli fu proprio il Battista a dire: “Bisogna che egli cresca ed io diminuisca” (Giovanni III, 30). Abbiamo così una costellazione delle più significative, perché mantiene costantemente davanti agli occhi dell’uomo il pensiero della potenza crescente della vita spirituale e della diminuzione del potere del sé personale.

Nei corpi dell’uomo, Gemini è simbolo del corpo eterico, chiamato anche il doppio, poiché questa è la copia esatta, nella sostanza eterica, del corpo fisico. E’ simbolo anche delle braccia e delle gambe, opposti fra loro ma che fanno capo ad un’unico corpo. La mano destra della magia bianca e la mano sinistra della magia nera, l’emisfero destro emotivo e creativo e l’emisfero sinistro razionale. Gemini governa anche il sistema nervoso con tutte le sue reazioni fluide. In questo segno e nella sua azione si osserva dunque la tendenza al controllo definitivo sui due attributi dell’anima: l’aspetto vita, che risiede nel cuore e usa la corrente sanguigna come mezzo di scambio per esprimere e dare la vita, e l’aspetto coscienza, che risiede nella testa e si avvale del sistema nervoso come sua modalità, condizione o processo per esprimersi. Quando si giunge a comprendere la vita e la coscienza, quali sono rette da questo segno, si perviene alla definitiva liberazione mentale. Riflettete su questa affermazione, poiché in Gemini il discepolo può giungere a una percezione intelligente di quelli che potremmo definire i congegni della coscienza e i processi della vita che gli consentono finalmente di essere ciò che è.

occhio di dioNel corpo un’altro aspetto che simboleggia dualismo è dato dagli occhi che quando sono entrambi aperti la visione appare separativa e ingannevole, mentre “l’occhio singolo rivela il corpo di luce”. Il suo opposto polare, infatti è il Sagittario il segno dell’arciere che chiude un’occhio per prendere la mira e scoccare la freccia verso la prima iniziazione maggiore in Capricorno, la trasfigurazione del Cristo o l’esperienza del Vuoto del Buddha.

Lo zodiaco a moto invertito per l’aspirante si apre con Aries segno di fuoco, di riorientamento e nascita di nuove idee sul piano mentale; L’idea viene poi colorata da Taurus sul piano astrale che tramuta il desiderio in aspirazione e Gemini infine la fa precipitare sul piano fisico, attraverso il corpo eterico, il primo campo di battaglia dell’uomo, un lavoro pratico affinché i due opposti polari l’anima e la personalità, che nell’uomo trovano terreno d’incontro, trovino la prima grande fusione alla prima iniziazione in Vergine. L’uomo che possiede la visione deve diventare un uomo d’azione: il desiderio deve essere trasportato nel mondo dell’applicazione, in ciò sta la prova nei Gemelli. Il piano fisico è il luogo dove si acquista l’esperienza e dove le cause, che hanno avuto inizio nel mondo dell’impegno mentale, devono manifestarsi e divenire oggettive. È anche il luogo dove si sviluppa il meccanismo del contatto, dove, a poco a poco, i cinque sensi dischiudono all’essere umano nuovi campi di consapevolezza, e gli presentano nuove sfere di conquista e di realizzazione. È il luogo, quindi, dove si acquista conoscenza e nel quale questa conoscenza deve essere trasformata in saggezza. In Gemini, l’aspirante e il discepolo si trovano di fronte al tremendo compito di riunire i due poli del suo essere e di coordinare o di accordare l’anima ed il corpo, sì che la dualità ceda il posto all’unità e le coppie degli opposti si fondino.

Note fondamentali.

Dualità e rapporto fra le paia degli opposti.

Sintesi e Unità. Amore-Saggezza.

Opposto polare.

Il segno opposto o complementare dei Gemelli è il Sagittario,sagittario l’Arciere che lancia dritta la sua freccia e cavalca dritto verso la meta: nessuna deviazione, nessun insuccesso! C’è solo un continuo avanzare. Sagittario, segno di fuoco esprime concentrazione, equilibrio e preparazione all’iniziazione maggiore in Capricorno.

Pianeta reggitore exoterico (della personalità).

Il reggente exoterico è Mercurio (IV Raggio di Armonia tramite conflitto) che, come Messaggero degli Dei o “divino Intermediario, rapido e luminoso porta messaggi da un polo all’altro”. In questo pianeta molto potente e importante si ritrova il concetto di dualità, che esalta il potere di Gemini e ne è esaltato. Mercurio esprime l’aspetto duplice della mente, mediatrice fra superiore e inferiore. Anche questa sua funzione di mediatore è doppia: la mente concreta, mediatrice all’interno della personalità, condiziona l’esistenza personale, analizzando e distinguendo fra sé umano e non-sé, dando rilievo alla coscienza “dell’io e tu”, come pure della personalità stessa e del suo ambiente. In secondo luogo reca messaggi fra anima e cervello e stabilisce giusti rapporti fra sé inferiore e Sé superiore; è dunque la mente illuminata, che connette anima e personalità. Sulla via del Discepolo questo processo di relazioni superiori si svolge rapidamente.

hermes_2Un terzo aspetto di Mercurio comincia ad agire quando gli altri due sono perfezionati o in procinto di esserlo. In questo caso Mercurio è la mente astratta — avulsa da ogni contatto con la forma quale noi la intendiamo — e pone in rapporto anima e spirito, ancora in due fasi. Mercurio rivela all’anima la Triade Spirituale (atma-buddhi-manas o volontà, amore e mente superiore spirituali) e ciò eleva il discepolo alla terza iniziazione. Rivela allora l’aspetto vita durante i processi iniziatici superiori, ma ora non è il caso di diffonderci su quest’ultimo argomento.

Pertanto, in modo peculiare, nel nativo di Gemini Mercurio accresce il senso latente del dualismo nelle sue varie fasi, e anche quello della distinzione, e conduce a quell’agilità e fluidità di mente che è una delle doti, ma anche una delle difficoltà principali di questo segno. Comunque quell’agilità dev’essere compresa e impiegata correttamente. Quando si ha facilità di approccio mentale in ogni direzione e in relazione ai molti opposti della manifestazione, è il Messaggero divino che affiora nel suo vero carattere, capace di comprendere gli estremi e congiungerli divinamente. Gemini è il segno preminente del messaggero e produce i molti messaggeri di Dio, inviati in tutte le epoche a rivelare nuove verità divine e a mediare fra il quarto e il quinto regno.

Pianeta reggitore esoterico (dell’anima).
Il pianeta esoterico è Venere (V Raggio di Conoscenza Concreta o Scienza) è il principio d’attrazione e Venered’unificazione, governa anche in Taurus, Libra e Capricornus ed è la fonte della mente intelligente, che agisce sia mediante il desiderio (nei primi stadi) o l’amore (negli ultimi stadi). In Taurus significa la mente che si esprime mediante il desiderio intelligente, poiché tale è la meta della conoscenza dell’uomo comune. In Libra, il desiderio materiale personale e l’amore spirituale intelligente raggiungono il punto di equilibrio, poiché queste due qualità del desiderio cosmico in questo segno risaltano nella coscienza e si bilanciano. In Capricornus Venere è l’amore spirituale, che si esprime in modo perfetto quando l’opera di Taurus e Libra è compiuta. In Gemini conduce alla sintesi e all’unità delle paia degli opposti.

I Tre decanati

Saturno governa l’ultimo decanato, poiché Saturno è il pianeta del discepolato, il pianeta che apporta le difficoltà, i problemi e le prove che offrono al discepolo opportunità immediate. È Saturno che apre la porta dell’incarnazione ed è Saturno che apre quella del sentiero dell’iniziazione. Mercurio è l’interprete e l’intelletto che illumina governa il primo decanato; Venere, il principio d’attrazione e d’unificazione, governa il secondo decanato e Saturno, il generatore delle opportunità, il terzo. Questi tre pianeti svolgono la loro parte nella vita dell’aspirante mentre lavora per unire il superiore con l’inferiore, passa attraverso i cinque stadi di questa prova e ha visione della meta ultima da raggiungere.

Croce Mobile.

La Croce Mobile o mutevole (Gemelli, Vergine, Sagittario, Pesci) determina condizioni che producono grandi periodi di mutamento nella vita del pianeta, di un regno della natura o di un essere umano. Le costellazioni che compongono questa Croce sono indici di mutamento e custodiscono le energie che causano i necessari periodi di riorientamento, preludi a nuova attività e ulteriori sviluppi. Mercurio vi compie la sua opera.

croce mobileNella ruota dello zodiaco Gemini controlla tutte le coppie di opposti (gli opposti polari) e con essi quindi forma un terzo fattore, che agisce potentemente sulle altre due costellazioni e con esse compone grandi triangoli zodiacali. Poiché governa tutti gli opposti dello zodiaco, ne preserva il reciproco scambio magnetico, conservando la fluidità dei loro rapporti per facilitarne la trasmutazione in unità — poiché i due devono infine diventare l’Uno. Ricordate che — per quanto riguarda lo sviluppo finale delle dodici potenze zodiacali — i dodici opposti devono comporsi nei sei, il che si ottiene fondendo in coscienza gli opposti polari. Ad esempio, il nativo di Leo che abbia coscienza d’iniziato conserva l’individualità, sviluppatasi in Leo, e del pari l’universalità di Aquarius; se lo vuole, può operare come individuo perfettamente identificato con se stesso, pur serbando nello stesso tempo piena consapevolezza universale; lo stesso vale per l’attività equilibrata e la conseguente fusione di tutti i segni.

Pianeti esaltati, in detrimento e che cadono.

È molto interessante, per il discepolo progredito o l’iniziato, osservare che in Gemini nessun pianeta cade o è esaltato. La chiave di questo mistero sta nel fatto che nella fase intermedia fra Gemini e Sagittarius, le mete dell’entità cosciente che combatte semicieca sono l’equilibrio e la fusione degli obiettivi della lotta. Egli deve pervenire all’armonia evitando pertanto tutti gli estremi. Anche in Sagittarius si ritrova che nessun pianeta è esaltato o in caduta. Solo Mercurio è tuttavia in detrimento e il suo influsso è diminuito. In Gemini lo stesso vale per Giove. Perché sia così, esotericamente parlando, è un segreto iniziatico. La chiave sta nel fondamentale dualismo spirituale di Giove, che si contrappone a quello di anima-corpo di Gemini; in Sagittarius, il dualismo di Mercurio che si esprime nella mente inferiore e superiore è trasceso dalla mente universale o spirituale.

Motto del segno:
Dal punto di vista della forma o dell’astrologia ortodossa: “L’instabilità compia l’opera Sua”. L’Uomo.
Dal punto di vista dell’anima o dell’astrologia esoterica: “Riconosco il mio altro sé e mentre quello declina, io cresco e splendo”. L’Iniziato.

Le tre costellazioni simboliche

Le tre costellazioni in rapporto con questo segno sono la Lepre, il Cane Maggiore e il Cane Minore. Nella loro reciproca relazione e nel legame con Ercole, l’aspirante, è tracciata in modo assai sorprendente tutta la storia dell’essere umano.

  1. Nel Cane Maggiore troviamo Sirio, la Stella del Cane, chiamata in molti antichi testi “la guida dell’intera schiera celeste”. Sirio è il simbolo sia dell’anima universale che dell’anima individuale. È, quindi, considerata esotericamente la stella dell’iniziazione. Nel linguaggio simbolico è detto che giunge un momento in cui una stella risplende davanti all’iniziato, a significare la presa di coscienza della sua identità con l’anima universale ed egli intravede improvvisamente attraverso la propria anima, la propria stella. Il Cane Maggiore è l’immortale Cane del Cielo che eternamente insegue il Cane minore, il cane inferiore, l’uomo incarnato.
  2. Nel Cane Minore, il “cane inferiore”, viene detto che il nome della sua stella più luminosa significa “il redentore” e che la seconda in luminosità è detta “il portatore di fardelli” o “colui che porta i pesi degli altri”. Abbiamo quindi, nel significato di questi due nomi, una raffigurazione di Ercole che lavora per la propria salvezza e che porta il grande peso di Atlante, imparando così il significato del servizio.
  3. Lepre. Nello zodiaco di Denderah, il suo nome è Bashtibeki, che significa “che cade confusa”. Arato, scrivendo verso il 250 a. C., parlava della Lepre come “eternamente inseguita” ed è interessante notare che i nomi ebraici di alcune stelle in questa costellazione significano “il nemico di Colui che viene”, che è il significato del nome della stella più brillante, Arneb; mentre tre altre stelle hanno nomi che significano “il pazzo”, “l’incatenato”, “l’ingannatore”. Tutte queste parole sono caratteristiche del sé inferiore eternamente inseguito dal Sé superiore: l’anima umana inseguita dal Cane del Cielo.

La notte, osservando il cielo stellato e localizzando Sirio, la Stella del Cane, vediamo raffigurata drammaticamente la storia del nostro passato, presente e futuro. Abbiamo la storia del nostro passato nella Lepre, sempre in corsa, ingannata, pazza, legata alla ruota della vita, identificata con l’aspetto materia e sempre nemica de “Il Principe Che Viene”.

Nel Cane Minore abbiamo la storia dell’aspirante, il nostro presente destino. Entro di noi dimora la guida interiore, la divinità celata, il redentore. Procediamo di conquista in conquista, ma dobbiamo farlo come discepolo che serve, carico dei pesi altrui. In Cane Maggiore è raffigurato il nostro futuro e un destino tanto glorioso, da essere al di là di ogni nostra attuale capacità di comprendere. Anche se tutte le religioni e tutte le sacre scritture del mondo andassero perdute e non ci rimanesse che il cielo stellato, la storia dello zodiaco ed il significato dei nomi delle varie stelle nelle diverse costellazioni ci metterebbero in grado di rintracciare la storia dell’uomo, di recuperare la consapevolezza della nostra meta e di apprendere il modo di conseguirla.


universo590-570x300

Bibliografia:

[1] Alice Bailey – Trattato dei Sette Raggi – Vol.III – Astrologia Esoterica – Il Libraio delle Stelle.

[2] Alice Bailey – Le Fatiche di Ercole – Il Libraio delle Stelle.

[3] Hermes – Il Fiore della Vita.

Continua leggendo:

– ASTROLOGIA ESOTERICA E LE FATICHE DI ERCOLE

 IL SIGNIFICATO ESOTERICO DEL MITO DI ERCOLE E DELLE SUE DODICI FATICHE

– TORO – LA SECONDA FATICA DI ERCOLE
 – La Cattura del Toro di Creta

TORO – LA SECONDA FATICA DI ERCOLE
 – La Cattura del Toro di Creta

01

LA FATICA

Il Mito.

Colui che presiedeva parlò al Maestro dell’uomo la cui luce splendeva tra i figli degli uomini che sono anche figli di Dio:

“Dov’è l’uomo che si presentò con forza davanti agli dèi, ne ricevette i doni e passò per la prima Porta spalancata per compiere il proprio lavoro?”

“Egli riposa, o Grande Reggente, riflette sul suo errore, piange Abderis e cerca aiuto in se stesso.”

“Ciò è bene. I doni del fallimento garantiscono il successo se giustamente compresi. Che ritorni al lavoro, varchi la seconda Porta e ritorni prontamente.”

La seconda Porta era spalancata e dalla luce che velava la scena distante si sentì una voce che disse: “Passa attraverso la Porta. Procedi per la via. Compi il tuo lavoro e ritorna a riferirmi quanto hai fatto.”

Solo e triste, cosciente della necessità e logorato da un profondo tormento, Ercole lentamente passò tra i Pilastri della Porta, avanzando verso la luce che splende nel luogo dove è il toro sacro. All’orizzonte apparve la bella isola dove dimorava il toro e dove uomini avventurosi potevano entrare in quel vasto labirinto che li attirava e li faceva smarrire, il labirinto di Minosse, Re di Creta, custode del Toro.


taurusAttraversando l’oceano verso l’isola soleggiata (ma non ci vien detto come), Ercole si accinse a cercare e trovare il toro per portarlo al Luogo Sacro ove dimorano gli uomini dall’occhio singolo. Di luogo in luogo egli diede la caccia al toro, guidato dalla luminosa stella che brillava sulla fronte dell’animale quale lampada sfolgorante nell’oscurità. Quella luce, muovendosi secondo i movimenti del toro, lo guidava. Da solo Ercole cercò il toro, da solo lo inseguì fino alla sua tana, da solo lo catturò e lo montò. Intorno a lui stavano le sette Sorelle che lo spingevano a procedere e, nella luce splendente, egli cavalcò il toro attraverso l’acqua scintillante, dall’isola di Creta fino alla terra dove dimoravano i tre Ciclopi.

Questi tre grandi figli di Dio attendevano il suo ritorno, seguendo il suo progredire attraverso le onde. Ercole cavalcò il toro come se fosse un cavallo e, accompagnato dal canto delle Sorelle, si avvicinò alla terra.

“Egli avanza con forza”, disse Brontes, e gli andò incontro sulla spiaggia.

“Egli cavalca nella luce”, disse Steropes, “la sua luce interiore si intensificherà”. Indi soffiò sulla luce per suscitare una fiamma improvvisa.

“Egli avanza velocemente”, disse Arges, “sta cavalcando le onde”.

Ercole si avvicinava, incitando sul Sentiero il toro sacro, proiettando la luce sul sentiero che va da Creta al Tempio del Signore, nella città degli uomini dall’occhio singolo. Sulla terraferma, al limitare dell’acqua, stavano tre uomini che afferrarono il toro, così togliendolo ad Ercole.

“Cos’hai qui?”, disse Brontes fermando Ercole sul Sentiero.
“Il toro sacro, o uomo Santo.”
“Chi sei tu? Dicci il tuo nome”, disse Steropes.
“Io sono il figlio di Era, figlio dell’uomo eppure figlio di Dio. Ho adempiuto al mio compito. Conducete ora il toro al Sacro Luogo, salvandolo dalla morte che l’aspetterebbe. Minosse desiderava il suo sacrificio.”
“Chi ti disse di cercare e di salvare il toro?”, chiese Arges, avviandosi verso il Luogo Sacro.

“Sentii dentro di me l’impulso e cercai il mio Maestro. Ispirato dal Grande che Presiede, Egli mi mandò sul Sentiero. Dopo lunghe ricerche e molte pene, trovai il toro. Aiutato dalla sua sacra luce, lo cavalcai attraverso il mare che mi separava dal Sacro Luogo.”

“Và in pace, figlio mio, il tuo dovere è compiuto.”
Il Maestro lo vide arrivare e gli andò incontro sul Sentiero. Lungo le acque si udivano le voci delle sette Sorelle che cantavano vicino al toro ed ancor più vicino, alto nel Luogo Sacro, risuonava il canto degli uomini dall’occhio singolo entro il Tempio del Signore.

“Sei venuto a mani vuote, oh Ercole”, disse il Maestro.

“Le mie mani sono vuote perché ho adempiuto il compito che mi era stato assegnato. Il toro sacro è salvo, al sicuro con i Tre. Che debbo fare ora?”

“Entro la luce vedrai la luce; cammina in quella luce e lì guarda la luce. La tua luce deve risplendere più intensa. Il toro è nel Luogo Sacro.”valori-in-toro

Ercole si adagiò sull’erba, riposandosi dalla sua fatica. Poi il Maestro si rivolse a Ercole dicendogli: “La seconda fatica è compiuta e facile fu il compito. Impara da esso la lezione della proporzione. Forza per adempiere l’arduo compito e volontà di svolgerlo senza indebolire le tue risorse: queste sono le due lezioni che hai appreso. Alzati subito, cerca il paese custodito dalla terza Porta e trova le mele d’oro. Portale qui”.

Spiegazione.

Malgrado un parziale insuccesso nella prova iniziale, Ercole ha dato inizio alla sua opera ed in linea con la legge universale, ha cominciato il suo lavoro sul piano mentale. Nell’estrinsecarsi del piano creativo, l’impulso del pensiero è seguito dal desiderio. Allo stato di coscienza che noi chiamiamo mentale, segue lo stato dell’emotività e questa seconda fatica tratta del mondo del desiderio e della potenza della sua potenza sia come generatore d’illusione ma soprattutto come motore per giungere all’illuminazione.

attrazioneLa chiave per comprendere la fatica nel Toro sta nella giusta comprensione della Legge di Attrazione.

Questa è la legge che governa quella forza magnetica, quel principio di coesione che costruisce le forme tramite cui lo Spirito, o l’anima, si manifesta.

Essa produce la stabilità, che si dimostra nella persistenza della forma durante il suo ciclo d’esistenza e concerne il rapporto fra ciò che costruisce la forma e la forma stessa, tra i due poli positivo e negativo, tra spirito e materia, tra il Sé ed il non-sé, tra maschio e femmina e dunque, tra tutti gli opposti.

La chiara lezione da apprendere in questo segno è di raggiungere la giusta comprensione della Legge d’Attrazione nonché il corretto uso e controllo della materia. In tal modo la materia è “assunta in cielo”, figurativamente parlando e può iniziare la sua giusta funzione, che è quella di costituire un mezzo d’espressione e un campo di prova per il Cristo interiore, ossia l’anima che vi dimora. L’aspirante, quindi, è messo alla prova in due modi:

Nel calibro della sua natura animale e nei moventi della sua utilizzazione;

Nell’attrazione che la grande illusione può esercitare su di lui. Maya, o la grande illusione e il sesso, non sono che due aspetti della medesima forza, quella d’attrazione: l’una si manifesta sul piano fisico e l’altro si esprime nel campo della natura emozionale del desiderio.

L’indulgere ed il lasciarsi controllare da una qualsiasi parte del suo organismo è inevitabilmente per l’essere umano sempre un errore. Quando tutta la mente dell’uomo è occupata dal pensiero delle donne, o viceversa; quando vive principalmente per soddisfare le sue brame animalesche; quando si scopre incapace di resistere al richiamo del suo polo opposto, allora ne è una vittima ed è controllato dalla parte più bassa della sua natura, quella animale.

Ma quando l’uomo riconoscerà le sue funzioni fisiche come eredità divina e il suo equipaggiamento fisico come un dono che gli è stato offerto per il bene del gruppo e per essere correttamente usato a beneficio della famiglia umana, allora vedremo un nuovo impulso motivare la sua condotta rispetto al sesso.

Due atteggiamenti sono egualmente errati.

Uno è quello in cui vengono insegnate pratiche che alla fine conducono ad orge sessuali. Tali pratiche sono state nobilitate col nome di magia sessuale e nell’orgasmo sessuale, deliberatamente indotto, si è portati a credere che l’atto sessuale fisico sia la più alta opportunità spirituale e che, proprio in quel momento, si possa toccare, se si vuole, il Regno dei Cieli.

L’altro atteggiamento, che fa del matrimonio e di ogni espressione della vita sessuale un peccato per sesso-peccato-720x340il discepolo e che sostiene che un uomo non può essere puro in senso veramente spirituale se si sposa e mette su famiglia, è altrettanto terribilmente pericoloso. Non vi è aspetto della vita, o campo d’espressione, o adempimento di obblighi, né uso dell’apparato fisico, nei quali l’anima non possa essere il fattore dominante e le cose non possano essere fatte veramente per la gloria divina. Quando la natura inferiore è allineata a quella superiore ne consegue fusione ed ogni azione è diretta dalla Volontà e Amore dell’anima.

Il sesso è visto allora in verità solo come rapporto fra la natura inferiore e il Sé superiore; esso è allora elevato nella luce del giorno, affinché l’uomo giunga all’unione completa con il divino. Egli scopre che il sesso (finora funzione puramente fisica, talvolta adempiuta per amore) viene elevato al suo giusto livello come sposalizio celeste, attuato e consumato nelle regioni di consapevolezza dell’anima. Ecco la grande 160-potere-della-coscienza-e-leggi-universali-l-hw9tkkverità, ben lontana dalla sordida storia dell’espressione sessuale, della magia sessuale e delle distorsioni della “Magia Tantrica” moderna. L’umanità ha abbassato il simbolismo e nei suoi pensieri ha degradato il sesso a semplice funzione animalesca, senza elevarlo nel regno del mistero simbolico. L’uomo ha cercato nell’espressione fisica la fusione e l’armonia interiori cui anela, ma ciò non è possibile. Il sesso non è che il simbolo di un dualismo interiore, che dev’essere trasceso e composto in unità. Non può essere trasceso con mezzi e riti fisici. È una trascendenza nella coscienza.

È opportuno notare, a questo punto che Minosse, re di Creta, a cui apparteneva il toro sacro, possedeva anche il labirinto in cui viveva il Minotauro e il labirinto è sempre stato il simbolo della grande illusione. La parola “labirinto” deriva da un’antica parola e significa disorientamento, confusione, perplessità. In questa fatica ritroviamo quindi tre simboli chiari che ruotano attorno alla figura del toro, simbolo del desiderio. Questi è tenuto prigioniero dall’illusione dell’istinto animale del Minotauro, dall’annebbiamento 07astrale-emotivo del labirinto e dall’illusione mentale separativa, di cui l’isola è simbolo separata dalla terra ferma. Naturalmente queste illusioni e disorientamenti sono caratteristiche del sé separato, ma non dell’anima sul suo piano, dove la realtà di gruppo e le verità universali costituiscono il suo regno. Il discepolo, come Ercole, che ancora non è divenuto un’iniziato è un’entità separata, divisa “dalla terraferma”, simbolo del gruppo e simbolo di ogni idea, credo e visione vissuti con tale atteggiamento separativo e duale, scevro della visione di sintesi e della globale bellezza, perfezione e saggezza. Il toro del desiderio deve essere catturato, dominato ed inseguito ovunque sia presente nella vita del sé separato, finché non giunga il tempo in cui l’aspirante possa fare ciò che Ercole fece: cavalcare il toro. Il cavalcare un animale, negli antichi miti, significava controllo. Quindi importante è comprendere che il toro non è ucciso, ma cavalcato ovvero il desiderio è guidato dall’impulso dell’anima.

Da notare, che nella storia prima che Ercole poté catturare e cavalcare il toro, egli fu guidato alla sua tana grazie alla luce stellare che rifulgeva nella testa dell’animale. Questo è un simbolismo chiaro della funzione importante ed indispensabile celata dietro l’illusione e nel dolore. E’ soltanto quando si sperimentano le paia degli opposti, che si può prendere la via di mezzo. E’ soltanto dopo essersi immersi nella materia più densa che inizia il processo di risalita verso lo Spirito. Se non ci fosse l’illusione, velata da apparente piacere ma sfociante nell’insoddisfazione e nel dolore, nessuno saprebbe cosa cerca e dove trovarlo. Nessuno conoscerebbe realmente se stesso nel profondo, calcando il sentiero e scalando il monte della realizzazione interiore. Nel grande schema della vita, ciò che chiamiamo illusione o male in realtà è parte integrante del Tutto, e svolge un ruolo importante nella lezione esperienziale della vita, che quando riconosciuta, compresa e trascesa permette all’uomo di fondere ogni dualità nell’Uno. Quindi ogni problema cela in se l’opportunità di crescita, così come il desiderio del toro nell’oscurità del labirinto dell’illusione cela la luce della saggezza. Ciò che è importante è cogliere quella tenue luce dell’intuizione che brilla nella testa di ogni aspirante sul sentiero che ha fatto richiesta interiore di ricongiungersi all’anima ed lightbodyespanderla in un sole radiante, così che “quando l’occhio sarà singolo, tutto il corpo sarà colmo di luce”. Lasciate che l’anima sia fissa nei suoi propositi e libera dalla schiavitù della materia, dal dubbio astrale e dalla separatività mentale e allora la giusta azione ed il giusto punto di vista caratterizzeranno immancabilmente la vita sul piano fisico. Lasciate che l’anima cavalchi la forma, allineandola al suo Amore e alla sua Volontà, allora essa conoscerà sicuramente i suoi giusti obblighi. Riconoscerà i rapporti da mantenere con gli altri esseri umani, saprà se il suo destino è quello di essere marito o moglie, padre o madre, fratello o sorella, amico o compagno. Con il giusto uso della forma e la giusta comprensione del proposito, con il giusto orientamento verso la realtà ed il giusto uso dell’energia spirituale, l’anima agirà come fattore di controllo e tutto il corpo sarà pieno di luce.

Attraverso il buon senso e discernimento, con una giusta comprensione e riorientamento del desiderio e con l’identificazione col proposito di gruppo e dell’anima, il discepolo sarà libero dal dominio degli impulsi sessuali: le paia degli opposti sul piano fisico, astrale e mentale. Egli riuscirà seguendo l’esempio di Ercole a trasformare il desiderio personale in aspirazione al divino, permettendogli così di cavalcarlo sopra le acque del desiderio della vita, proprio come il pesce simbolo dell’anima, nuota immerso nel mare dei desideri con distacco. Così il toro viene condotto verso la terraferma ove, verrà affidato alle cure dei Ciclopi, gli antichi iniziati dall’occhio unico, l’occhio di Shiva, l’occhio del Toro della costellazione 05omonima. Poiché Ercole stesso non era soltanto il discepolo, ma, nella sua natura inferiore, era il toro, e nella sua natura superiore, il Ciclope. Quando il toro del desiderio sarà consegnato ai Ciclopi, cominceranno a manifestarsi all’iniziato dall’unico occhio, cioè a se stesso, l’anima e i tre aspetti divini: Brontes, Steropes e Arges custodiranno il toro sacro ed Ercole, il discepolo, non avrà più alcuna responsabilità.

Brontes, il tuono, è simbolo del primo aspetto di Dio, il Padre che pronunciò il verbo e rappresenta il suono creativo; l’aspetto Volontà.

Steropes, significa lampo, o luce, e rappresenta il secondo aspetto, l’anima.; l’aspetto Amore-Saggezza.

Arges significa attività vorticosa, il terzo aspetto della divinità, che si esprime nell’intensa attività del piano fisico; l’aspetto Intelligenza Attiva e Creativa.

Questi aspetti divini costituiscono il fattore dell’illuminazione e, una volta che abbiano preso in consegna il toro sacro, il problema di Ercole è risolto.

IL SEGNO

06

Il segno del desiderio

Il Toro è una delle costellazioni zodiacali più interessanti, specialmente in questo periodo. È l’ultimo segno che influisce sull’umanità sulla ruota ordinaria, poiché sotto l’influsso di questo segno per mezzo del desiderio tramutato in aspirazione avviene l’inversione della ruota dello zodiaco e l’uomo comune diviene l’aspirante ai misteri iniziatici aprendosi alle prove che inizianti in ariete. Ed il secondo segno dopo il riorientamento, in cui l’aspirante lotta per divenire il discepolato (il cammino dalla prima alla terza iniziazione), e l’iniziato di terza per la sua liberazione alla quarta iniziazione. Pertanto il Toro produce mutamenti e offre occasioni opportune. È chiamato anche “il segno del principale incentivo della vita”, poiché Toro è simbolo del desiderio in tutti i suoi aspetti.

Che l’uomo soggettivo sia spinto dal desiderio, o come discepolo sia trascinato sulla via del ritorno da un’imperiosa aspirazione, o come iniziato sia motivato dalla volontà di collaborare al Piano, egli risponde pur sempre alla manifestazione più potente di quell’attributo divino poco conosciuto e mal compreso cui si dà il nome, inadeguato, di Volontà di Dio.

Volontà, potere, desiderio, aspirazione, ambizione, movente, proposito, impulso, incentivo, piano — sono tutte parole che tentano di descrivere una delle qualità e delle cause principali e basilari (l’uomo a malapena sa di quale si tratti) della manifestazione, dei processi evolutivi e della volontà-di-essere o volontà-di-vivere. Il grande ternario desiderio-aspirazione-direzione (volontà) è espresso da queste tre parole, con le quali si tenta di indicare il progresso e la tendenza dell’uomo come personalità, come anima e come canale per lo spirito o la vita. Tutte e tre additano in modo inadeguato la causa di quella triplice espressione che sorregge ogni evento e progresso nel tempo e nello spazio.

Fu il Buddha a chiarire all’uomo la natura del desiderio con i suoi effetti infelici, quando esso è persistente e senza lume. Fu il Cristo a insegnare come si tramuta il desiderio in aspirazione che, nella forma datale dal Nuovo Testamento, è lo sforzo della volontà umana (finora animata o espressa dal desiderio) di conformarsi al volere divino — senza comprenderlo, ma adeguandovisi, con la perfetta fiducia e la certezza interiore che sarà sempre per il bene dell’individuo e del tutto. Il terzo avatar che verrà incorporerà in Sé il primo aspetto della divinità la Volontà, la divina volontà di bene che porta alla pace, fondata sulla comprensione e sui giusti rapporti fra uomini e nazioni.

Pertanto l’influsso di Toro ora deve ritenersi di eccezionale potenza, specie per quanto riguarda i valori soggettivi e spirituali; esso presiede e dirige quanto accade dovunque.

Prestate attenzione al fatto che questo è un segno di sintesi nel senso che esprime sul piano fisico un impulso interiore ben definito. Lo fa perché le sue qualità basilari si palesano come desiderio nelle moltitudini umane, e come volontà o proposito indirizzato nel discepolo o nell’iniziato. Nell’uomo comune si manifesta come ostinazione (letteralmente, caparbia dedizione a mire personali) o come volontà applicata con intelligenza, motivata dall’amore, nell’uomo evoluto. Ciò connota fedeltà agli intenti dell’anima.

Tutto il segreto del proposito e del programma divino è nascosto in questo segno, a causa soprattutto del rapporto fra le Pleiadi, l’Orsa Maggiore e il nostro sistema solare. Si tratta di uno dei triangoli più importanti di tutta la serie di rapporti cosmici, accentuato poi dal fatto che “l’occhio del Toro” è l’occhio della rivelazione. Lo scopo cui tende l’evoluzione — “la carica in avanti del Toro di Dio”, com’è chiamato in termini esoterici — rivela senza sosta e stabilmente il Piano Divino nella sua bellezza, perfezione e sintesi. Questo è ciò che la luce rivela.

occhio di dio“L’occhio del Toro”, la magnifica stella fissa Aldebaran, è una delle ragioni per cui questa costellazione è considerata quella che conferisce l’illuminazione. Negli antichi tempi era chiamata la stella guida dei cieli ed il Toro è sempre stato connesso alla luce e perciò a Cristo, che si dichiarò quale Luce del Mondo. Luce, illuminazione e suono, quale espressione della forza creativa, sono le tre idee fondamentali connesse a questa costellazione. “L’interprete della voce divina”, come il Toro era chiamato nell’antico Egitto, può essere chiamato con terminologia cristiana “il Verbo fatto carne”.

L’occhio del toro, inoltre è associato alla ghiandola pineale e al chakra della corona, il loto dai mille petali, in stretta contatto con il chakra Ajna, il terzo occhio. In antiche scritture è riportato così: “Il Toro di Dio, porta la luce nella fronte e gli occhi ne trasmettono la radianza; la testa carica di forza magnetica, rassomiglia ad un sole splendente e dal loto della testa parte il sentiero di luce. Esso penetra nell’Essere Maggiore producendo un fuoco vivo. Il Toro di Dio vede l’Angelo Solare e sa che questo Angelo è la luce in cui egli cammina.” Così, i due centri della testa divengono reciprocamente attivi e la luce della testa risplende. Si stabilisce una linea di luce, che consente un libero influsso reciproco, fra questi due centri e le corrispettive ghiandole, allora diventa possibile la l’iniziazione. Ciò ha inizio con la prima iniziazione e culmina alla quarta, quando il discepolo diviene “Maestro di Compassione”. Questa linea di luce, chiamata nella bibbia il filo d’oro o in antiche scritture orientali Antahkarara è come un ponte che unisce dapprima il cervello e la mente all’anima e successivamente allo Spirito: l’illuminazione.

Note fondamentali.

1. Desiderio (l’uomo medio).

2. Aspirazione (l’aspirante e il discepolo).

3. Direzione o Volontà (l’iniziato).

Qualità.

Toro è un segno di terra, quindi l’attuazione del Piano o la soddisfazione del desiderio devono essere realizzati nella vita del piano esteriore. Essi devono esprimersi sul piano della vita terrena e nell’ambiente sia del singolo che di una nazione o di un gruppo di nazioni.

Toro concerne, fra l’altro, il corpo fisico, la cui salute o integrità dipende molto dalla vita di desiderio del passato o dall’idealismo presente, ed è cosa questa da ricordare.

Inoltre, il simbolo che oggi impera sui desideri umani, siano essi nazionali, economici o religiosi, è l’oro; questo metallo è connesso a Toro, il che conferma che l’attuale conflitto, che caratterizza la situazione economica mondiale, è dovuto all’insorgere del desiderio.

Toro è l’undicesimo segno sulla ruota ordinaria della vita e delle propensioni exoteriche, e precede ogni nuovo ciclo di esistenza incarnata. Quando l’uomo discende nell’incarnazione e assume un guscio astrale, inaugura un ciclo tipicamente Tauriano, poiché è il desiderio che spinge alla rinascita ed è necessaria la potenza di Toro per ottenerla.

Toro è inoltre il secondo segno soggettivo sulla ruota invertita, preliminare al riconoscimento cosciente del giusto rapporto fra le dualità di Gemini. Pensateci. In Toro dunque, esistono questi attributi o qualità contrapposte:

Desiderio…………………. che conduce all’aspirazione, a moto invertito. (l’uomo comune che si appresta ad entrare sul sentiero del discepolato)

Cecità……………………… che conduce infine alla capacità di vedere. (l’aspirante che lavora per essere il discepolo alla prima iniziazione)

Tenebra…………………… che conduce alla luce. (l’iniziato di secondo grado, che dopo aver riconosciuto ed affrontato il guardiano della Soglia, la notte dell’anima, ritrova l’equilibrio in Sagittario).

Morte……………………… che conduce alla liberazione. (l’iniziato di terza iniziazione che rinuncia a tutto, dissolve definitivamente il guardiano della soglia e prende la quarta iniziazione).

In ultima analisi, ritroviamo le eterne dualità, che come sempre mostrano l’azione reciproca degli opposti, il flusso e riflusso ciclico della vita interiore e dell’espressione periferica; dell’attrazione e ripulsa che induce costantemente nella forza traente un richiamo sempre più elevato e più vasto. È il segreto della sintesi definitiva, che è l’illuminazione finale vista tramite l’occhio di Toro. Per questo motivo Toro è considerato un segno di movimento universale, di attività grande e continua alimentata dal desiderio materiale o dalla volontà divina, quando è riconosciuta e percepita. Il triangolo d’espressione ha energie potenti:

1. Desiderio…………… aspirazione………….volontà.
2. Uomo………………. discepolo……………iniziato.
3. Materialità………….dualità……………….divinità.
4. Forma………………Anima………………Spirito.
5. Umanità…………….Gerarchia……………Shamballa.

Ripropongo continuamente queste variazioni perché, se comprese con intelligenza, inevitabilmente alla fine si fonderanno nella vostra coscienza individuale.

Pertanto Toro, per mezzo del desiderio trasformato in aspirazione e orientato dalla Volontà è causa:

del sentiero dell’aspirante al momento dell’inversione della ruota dello zodiaco.

del sentiero del discepolato, la seconda iniziazione.

del sentiero dell’iniziazione, la grande rinuncia alla quarta iniziazione.

Opposto polare.

scorpius_01Si deve qui ricordare che il segno opposto al Toro è quello dello Scorpione e che questi due segni costituiscono il campo di un magnifico sforzo da parte di Ercole, poiché in uno egli lotta col problema del sesso e nell’altro vince la grande illusione.

Toro, governa il collo e la tiroide. È la regione del corpo donde emana l’azione creativa dell’uomo sul Sentiero. L’energia del centro sacrale deve salire alla gola, a dimostrare che l’energia sessuale è stata trasferita e sublimata nell’atto superiore della creazione volontaria e per amore. L’uso corretto degli organi della parola è la chiave dei processi che consentono al discepolo di operare certi mutamenti essenziali. Con ciò intendo dire che, quando si traslano in parole e atti i propri ideali, ciò determina la trasformazione, trasmutazione e infine traslazione sulla vetta dell’Iniziazione. I risultati di quest’opera creativa che materializza la visione si dovranno poi dimostrare praticamente in Scorpione, in cui attendono le prove finali che accerteranno se l’energia fluisce libera e senza ostacoli od ostruzioni fra gola e centro sacrale; se la direzione assunta è quella giusta e se non c’è più pericolo che il soggetto di Toro corra alla cieca dietro interessi egoistici, dubbi o paure, ma al contrario proceda con intelligenza sulla Via della Liberazione che lo libera e nello stesso tempo lo introduce in attività che daranno libertà ad altri. L’uomo che ha appreso le lezioni di Toro, in Scorpione dovrà dimostrare un’attività creativa fondata sull’aspirazione e sulla capacità di visione, tentando costruttivamente di esprimere la bellezza che ogni forma vela intrinsecamente, rivelando così a tutti il proposito che motiva sia gli eventi che le forme. Questi mutamenti basilari di proposito, interesse e orientamento devono palesarsi in Scorpione, a conferma dell’efficacia dei processi evolutivi vissuti nella grande, ripetuta transizione da Toro a Scorpione. È un ciclo di transiti che (nel ciclo maggiore) costituisce un ritmo d’esperienza d’immensa portata.

Pianeta reggitore exoterico (della personalità).

Venere-PioneerVenere è il suo reggente exoterico ed apporta energia di V Raggio, energia di Conoscenza concreta o Scienza. Pertanto l’uomo deve apprendere, intanto che la conoscenza è il mezzo dell’amore divino, e anche come trasmutare il sapere razionale in Saggezza divina per mezzo dell’esperienza consapevole.

Venere significa, nelle nostre menti, anche possedendo solo un barlume di verità occulta, ciò che è mentale, ciò che concerne la sublimazione ultima, ciò che riguarda il sesso e ciò che deve esprimersi simbolicamente nel mondo fisico. Questi sono i concetti principali che si affacciano alla mente quando si considerano Venere e Toro all’unisono. Sono fattori espressivi riferiti ad essi fin dalla notte dei tempi, poiché hanno implicazioni fondamentali ed eternamente cosmiche. Toro nasconde un certo mistero divino. Per il bene dei discepoli in formazione, quei quattro concetti sono stati riassunti in una scrittura arcaica di grande rilievo. Lo scritto afferma:

“I santi Figli della Mente abbracciarono i due. Videro e compresero. Così nacque il sesso e si compì il grande errore. La mente fu volta all’esterno. Apparve alla vista la forma e non la vita. Dall’oscurità gridarono e piansero, i santi Figli della Mente. Piansero nel dolore. Guardarono all’interno, riconobbero l’errore commesso, ma non sapevano cosa fare… Il Signore rispose e diede loro il segno della resurrezione”.

Ne afferrate il senso e la grande semplicità? Vi darò un’indicazione. Gli astrologi hanno denotato la triplicità dei segni di terra con i simboli di pianure (Toro), caverne (Vergine) e rocce (Capricorno). Si potrebbe affermare che queste caverne esistono nelle rocce, sepolte sotto le pianure. Parlo in senso figurato e per simboli.

Il Cristo uscì dalla caverna rocciosa e camminò sulle pianure della Terra, e da allora “la donna non Lo conobbe”. La forma non ebbe più presa su di Lui poiché l’aveva vinta nelle profondità. La luce della rinascita irrompe nella caverna dell’Iniziazione quando si rimuove la pietra che ne occlude l’accesso. Dalla vita nella forma alla morte della forma — giù nei fondi rocciosi e nelle cripte del Tempio — così va l’uomo. Ma in quei luoghi stessi irrompe la nuova vita, con forze nuove e liberatrici; cose vecchie periscono e la tenebra cede alla luce.

Infine Toro, tramite il pianeta exoterico o ortodosso Venere, è connesso a Gemelli, Bilancia e Capricorno. In Gemelli, Venere rivela il desiderio che gli opposti nutrono l’uno per l’altro, che è il tema che scorre in tutto il processo creativo ed evolutivo: il rapporto fra gli opposti. In Bilancia, Venere, la mente o l’anima rivela il significato e gli effetti exoterici del desiderio. In Capricorno, Venere rivela all’uomo quel desiderio per il tutto, per l’universale, che contrassegna l’iniziato e ogni vera espressione di vita spirituale.

Pianeta reggitore esoterico (dell’anima).

Il reggente esoterico di Toro è Vulcano, pianeta velato e occultato, quindi poco noto o compreso. Vulcano, il vulcanofabbro che forgia i metalli e che opera nell’espressione più densa e concreta (per l’uomo) del mondo naturale. Scende nel profondo a cercare il materiale su cui esercitare la sua arte innata e modella il bello e l’utile. Vulcano sta dunque per l’anima, l’uomo individuale, interiore e spirituale; la sua attività spiega la missione dell’anima sulla ronda eterna della ruota della vita. Vulcano dunque foggia l’espressione divina, il “forgiatore di anime”. In senso peculiare, l’energia che emana da Vulcano è sostanzialmente la forza e il che innesca il processo evolutivo mondiale; inoltre incorpora l’energia di I Raggio di Volontà o Potere, che inizia e nello stesso tempo distrugge, determinando la morte della forma per liberare l’anima.

Vulcano è il raggio o il pianeta dell’isolamento, poiché in modo particolare presiede alla quarta iniziazione, allorché si scandagliano gli abissi della solitudine e l’uomo è completamente isolato. Egli è distaccato “da ciò che sta sopra e da ciò che sta sotto”. Giunge poi un istante drammatico in cui si rinuncia a ogni desiderio; allora il volere o il Piano divino è visto come il solo obiettivo desiderabile, ma non si è ancora dato prova a se stessi, al mondo o al Maestro (l’anima) di aver la forza di procedere lungo la via del servizio. Qui gli si svela (come al Cristo alla quarta grande crisi iniziatica della Sua vita) un’impresa definita e pratica che incorpora quell’aspetto del volere divino, che è sua funzione peculiare afferrare e rendere suscettibile di espressione. Nella fraseologia cristiana è “l’esperienza del Getsemani”. Il Cristo, inginocchiato presso una roccia (simbolo delle profondità del regno minerale e dell’azione modellatrice di Vulcano) leva gli occhi in alto, dove irrompe la luce della rivelazione e da quell’istante sa ciò che deve fare.

Tale è la prova di Vulcano, che governa Toro, o dell’anima, che controlla il desiderio, del Figlio di Dio, che nel profondo forgia il Suo strumento di espressione, afferrando il proposito divino e piegando la volontà del sé minore a quella del Sé maggiore. Il fondo dell’abisso è stato raggiunto e non resta altro da compiere. La luce che dall’occhio del Toro, sempre più radiosa, ha guidato l’anima che lotta, deve infine cedere alla luce del Sole, poiché Vulcano è un sostituto del Sole: talvolta lo si dice velato dal Sole, altre volte sta per il Sole stesso. Vulcano sta fra l’uomo e il Sole, l’anima. Abbiamo dunque tre simboli di luce a questo proposito:

1. Toro — L’occhio dell’illuminazione o della luce. L’occhio del Toro. Illuminazione. In senso exoterico: il Sole fisico.

2. Vulcano — Colui che rivela ciò che gli abissi nascondono e lo porta alla luce. In senso esoterico: il cuore del Sole.

3. Il Sole — Il grande Illuminatore. In senso spirituale: il Sole centrale spirituale.

Perciò l’illuminazione, da qualunque punto la si guardi, è sempre il tema di Toro.

Croce Fissa.

croce cardinaleIl Toro è la Croce Fissa nei cieli, la Croce del Discepolo. Il discepolo deve riconoscere la croce che è nei Cieli, sulla quale è crocifisso il Cristo cosmico e sulla quale pure il discepolo è crocifisso, essendo una cellula del corpo di quel Cristo. Il senso tecnico e astrologico, nel presente eone egli deve comprendere il significato del Toro, del Leone, dello Scorpione e dell’Acquario, poiché questi segni sono potenti nel nostro ciclo mondiale. Egli deve, per esprimermi simbolicamente e al tempo stesso in modo esatto, essere in grado di esprimere il conseguimento che rappresenta la meta del suo sforzo in ciascuno dei quattro segni e sotto ciascuno dei quattro poteri

In Toro egli deve essere in grado di dire: “Cerco l’illuminazione e sono io stesso la luce.”

In Leone egli dirà: “Conosco me stesso come l’uno. Governo secondo la Legge.

La parola che esprimerà in Scorpione sarà: “L’illusione non può trattenermi. Sono l’uccello che vola in assoluta libertà.

In Acquario le parole pronunciate saranno: “Sono colui che serve, sono il dispensatore dell’acqua di vita.

Esistono, nella lingua inglese, quattro parole composte da tre lettere che sono ideografiche e simboliche. Esse sono: Dio, Sesso, Legge e Peccato (God, Sex, Law, Sin). In queste quattro parole troviamo espressa la totalità di tutto ciò che esiste.

Dio, la somma di tutte le forme, di tutti gli stati di coscienza e della Vita energizzante.

Sesso, quella Vita all’opera, che attrae lo spirito e la materia ed istituisce uno scambio continuo fra l’oggettivo ed il soggettivo e fra l’exoterico e l’esoterico. Sesso, desiderio, attrazione, spinta istintiva a creare, la forza di attrazione dell’anima, l’anelito al divino, il desiderio del maschio per la femmina, il richiamo della materia per lo spirito: tutte queste frasi possono essere elencate per esprimere alcune delle attività del Sesso nelle sue varie espressioni.

Legge, la risposta di Dio mossa dal pensiero verso la forma, le abitudini istituite dall’infinita interazione fra le opposte polarità riconosciute dall’umanità come le inevitabili leggi di natura, l’imposizione del volere divino e lo stampo di quel volere sulla forma ed il suo riconoscimento da parte dell’uomo.

Peccato, secondo la sua etimologia, significa: “l’uno che è”, l’insorgere del singolo contro il tutto, dell’individualità contro il gruppo, l’egoismo invece dell’interesse universale.

Questa è la storia dell’universo scritta per noi in queste quattro parole. Dio, il Tutto; Sesso, l’attrazione fra le parti entro quel Tutto; Legge, le consuetudini del Tutto; e Peccato, la rivolta dell’unità nel Tutto.

Nel linguaggio mistico il cielo è il Tempio e l’eterna coscienza divina. Il suo altare è il sole, le cui quattro braccia, o raggi, rappresentano i quattro angoli della croce cardinale dell’universo, che sono diventati i quattro segni fissi dello Zodiaco. E poiché i quattro segni dei potenti animali sacri sono sia cosmici che spirituali, essi rappresentano gli elementi fondamentali analoghi ai principi umani.

Il segno del Leone rappresenta il fuoco, o lo Spirito; nel principio umano raffigura la forza della natura inferiore, il serpente di forza che, se diretto verso l’alto, vince ogni cosa.

il Toro la terra, o il corpo; nel principio umano è sempre il simbolo della forza creativa.

l’Acquario l’aria, o la mente; nel principio umano, l’Acquario, ossia l’uomo, è il portatore di luce.

lo Scorpione l’acqua, a somiglianza dell’anima. Lo Scorpione è spesso trasmutato nell’Aquila, costellazione che sorge sempre assieme allo Scorpione è che nel simbolismo gli è strettamente collegata. Lo Scorpione è il “mostro delle tenebre” che punge a morte, eppure preserva e riproduce, simboleggiando così non solo la generazione, ma anche la rigenerazione. Quest’ultima è rappresentata dall’Aquila, l’uccello del sole che ha conquistato il lato oscuro dello Scorpione (l’avversario che può trascinare l’uomo più in basso delle bestie), ma che, trasmutato diventa l’aquila di luce, che può innalzarsi al disopra degli dèi.

Questi segni costituiscono principalmente la croce dell’anima, la croce su cui la seconda Persona della Trinità divina viene crocifissa. Cristo personificò nella Sua missione questi quattro aspetti, e quale Cristo cosmico esemplificò nella Sua Persona le qualità rappresentate rispettivamente da ogni segno. Questi quattro segni si trovano chiaramente nella Bibbia, e nella nostra credenza cristiana sono considerati come i quattro animali sacri. Il Profeta Ezechiele vi fa riferimento con le parole:

L’aspetto delle loro sembianze era il seguente: i quattro avevano le fattezze d’uomo da un lato, quelle di leone dal lato destro, quelle di vitello dal lato sinistro, e per ultimo quelle d’aquila”.

La stessa simbologia astrologica si trova ancora nell’Apocalisse:evangelisti

E di faccia al trono c’era un mare di vetro, simile a cristallo, e in mezzo al trono e intorno al trono quattro animali pieni d’occhi davanti e dietro.

E il primo animale era simile a un leone, e il secondo animale simile a un vitello, e il terzo animale con la faccia di un uomo e il quarto animale simile ad aquila volante”.

Scorpione, come avrete compreso, è il braccio dominante attraverso il quale la potenza maggiore fluisce sulla ruota invertita, per quanto riguarda l’umanità avanzata, il discepolo, poiché è il segno della prova, in cui l’uomo o tocca il vertice o sprofonda nell’abisso alla seconda iniziazione.

Toro è la corrente di energia prevalente di quella Croce per quanto riguarda l’uomo comune che inverte la ruota divenendo l’aspirante. L’energia irradiata dalla Croce Fissa è causa di effetti stupendi e provoca la grande inversione e la rinuncia alla quarta iniziazione. In questa Croce Toro è l’Iniziatore, in quanto “da impulso alla Volontà”, producendo moto e impeto.

Pianeti esaltati, in detrimento e che cadono.

la Luna è esaltata. In senso simbolico ciò indica che il lato formale della vita è un potente fattore di dominio e l’uomo dovrà sempre tenerne conto. La Luna è la Madre della forma e in questo caso nasconde Vulcano — com’era da attendersi. Pertanto la Luna rappresenta ciò che foggia o modella la forma, il che comporta entrambi gli aspetti, femminile e maschile, della sua costruzione, cioè le duplici funzioni di Padre-Madre. Tale processo è un’interazione che nella formazione determina due fasi distinte:

Creazione di una forma di grande potenza, motivata e spinta all’azione da fini e desideri egoistici e della personalità. Luna e Toro sono all’opera.

Rimodellamento della natura formale — attuata dallo stesso nativo di Toro in procinto di destarsi — ma con moventi differenti e in tal modo “assunta in Cielo”, glorificata e irradiata. Sono all’opera Vulcano e Toro.

Quando il desiderio si traduce in volontà spirituale, la forma è esotericamente “esaltata”, e la Luna esaltata in Toro ne è il simbolo. Del resto nell’astrologia ordinaria lo rappresentano anche le corna che appaiono nel segno astrologico di Toro. Questo è la Luna crescente, ma anche il simbolo della natura distruttiva della vita formale del Toro. Non scordate, a questo riguardo, che la morte della forma e la fine del suo influsso sono la meta del processo che muta il desiderio in aspirazione.

Urano invece, pianeta misterioso e uno dei più occulti, “cade” in Toro; ciò accentua la netta distinzione fra anima e corpo, caratteristica così notevole del nativo di questo segno. Essa prepara l’uomo interiore agli scambi e all’acuto conflitto nel segno seguente, Gemini. La presenza della Luna in esaltazione e di Urano in caduta descrivono mirabilmente la vicenda dell’uomo nella fase di sviluppo e potere della personalità. Urano, nascosto nell’abisso, deve ridestare ed evocare la risposta intuitiva di Toro alla luce che cresce continuamente, fino a quando sia raggiunta l’illuminazione e conseguita la coscienza spirituale, sostituendo, con questi aspetti superiori dell’anima, le reazioni inferiori della forma. È interessante che Urano sia esaltato in Scorpio, a conferma del successo della sua impresa. Viene raggiunto il conseguimento.

In Toro, Marte è in detrimento. La sua attività si somma costantemente all’indole bellicosa di questo segno, ma la lotta che vi si combatte è tale, in senso esoterico, che in quel complesso gli effetti di Marte si perdono. Esso “accresce l’annebbiamento e la confusione, ma tiene in serbo la speranza per l’uomo che combatte”. In questo segno l’accento verte sempre sulla lotta. È la lotta per raggiungere la meta rivelata dalla luce crescente. Essa è tanto forte che, quando il moto è invertito, si tratta di lottare per vincere e distruggere tutto ciò che con tanta fatica si è conquistato procedendo nel moto ordinario sulla ruota e per dimostrare in Scorpio (nelle sue terribili prove) che la forma non è più sovrana, ma che permangono le lezioni imparate per suo mezzo; si lotta per ottenere l’iniziazione in Capricorno e liberare l’anima dalla ruota e così svincolarsi per sempre dalla schiavitù del desiderio e da qualsiasi predominio della forma in Acquario, alla quarta iniziazione.

Motto del segno:
Dal punto di vista della forma o dell’astrologia ortodossa: “La lotta sia senza paura”. L’Uomo. La Parola della forma è di afferrare e perseguire con coraggio ciò che si desidera.
Dal punto di vista dell’anima o dell’astrologia esoterica: “Io vedo, e quando l’Occhio è aperto, tutto è luce”. L’Iniziato.

Il IV Raggio.

Orlando-Ratto__Armonia-del-sogno_gIl Toro apre l’afflusso all’energia del IV Raggio di Armonia e Bellezza tramite conflitto, poiché quando si intravede la luce, si percepisce una consapevolezza da acquisire, un’ideale da raggiungere, il desiderio permette di attrarre a se le condizione utili, le prove da superare e le opportunità affinché si possa conseguire. In questo periodo di transizione, viene turbato l’equilibrio raggiunto in precedenza e si apre il conflitto fino al raggiungimento del nuovo status di consapevolezza accompagnato da un nuovo equilibrio molto più ampio e inclusivo del precedente, poiché ogni espansione di coscienza permette una maggiore capacità di esprime Amore e Saggezza. E’ proprio il Toro, quindi ad aprire l’influsso all’energia di IV Raggio, poiché il desiderio nell’uomo comune tramutato in aspirazione creerà il conflitto affinché la ruota si possa invertire ed attrarre nella coscienza del devoto a tempo debito la prima iniziazione. Sarà sempre l’aspirazione nel discepolo a permettere la seconda iniziazione, rivelandogli il guardiano della Soglia, la grande forma pensiero di illusione e di ignoranza creata in tutta la sua esistenza, che dovrà dissolvere in Scorpione. Infine sarà il desiderio come volontà a creare l’ultimo conflitto permettendo all’iniziato di prendere la quarta iniziazione e liberarsi per sempre dal ciclo delle reincarnazioni.

Detto in altri termini la mente superiore (l’anima) impressiona la mente inferiore (la personalità) e l’attira a se stessa, in una fusione superiore. Questo processo di sviluppo crea certi punti principali di fusione graduali, con conseguenti punti di tensione; questi punti (quando sono raggiunti coscientemente) diventano l’energia motivante che mette il discepolo in grado di “stare nella luce ed in quella luce vedere la Luce maggiore; in quella Luce maggiore egli conosce e vede, afferra e assorbe ciò che finora è stato scuro, segreto e ignoto”. Questa è l’iniziazione.

Il punto di fusione è creato concentrando dinamicamente tutto il potere, tutte le mire e i desideri del discepolo sul piano mentale; il punto di tensione è creato quando il potere invocativo di questo punto focale diventa capace di evocare la risposta da quello che è invocato. Per l’aspirante medio e per il discepolo esso può essere sia l’anima, che lo Spirito. L’incontro delle due energie focalizzate produce un punto di tensione. I discepoli non dovrebbero concentrare l’attenzione sul compito di produrre un punto di tensione, bensì sul punto di fusione. È mediante l’attività della mente inferiore che viene realizzata la fusione con l’anima, con successivi punti di tensione che si intensificano; è mediante l’attività instaurata tra la mente superiore e l’inferiore, che diviene possibile la fusione con lo Spirito, con punti di tensione che sorgono in molti punti lungo il ponte, l’antahkarana; è mediante l’attività della ragion pura, che diviene possibile la fusione con la Gerarchia, ed è ciò che produce quei punti di tensione, che chiamiamo Iniziazioni.

Quest’attività invocatrice-evocatrice produce un punto di tensione ma non — per ora — un punto di fusione con il polo positivo. Da quel punto di tensione il discepolo lavora alla creazione dell’antahkarana; questo produrrà infine la desiderata fusione fra la personalità infusa d’anima e lo Spirito. Il medesimo processo generale determina tutte le fusioni desiderate e produce quei punti di tensione che sono il segreto di ogni crescita. Il discepolo si sforza coscientemente di produrre questi punti di fusione e di tensione.

Periodi di ricerca, periodi di sofferenza, periodi di distacco, periodi di rivelazione, che producono dei punti di fusione, dei punti di tensione e dei punti di proiezione dell’energia — questo è lo svolgersi del Sentiero dell’Iniziazione.

le bio frequenze i- evocazione invocazioneIn verità, iniziazione è il nome dato alla rivelazione o alla nuova visione che attira il discepolo sempre in avanti verso una luce maggiore; non è qualcosa che gli viene conferita, o data. È un processo di riconoscimento della luce e di utilizzazione della luce, al fine di entrare in una luce sempre più chiara.

Tutto ciò l’uomo lo applica per mezzo dell’energia del IV Raggio che si apre con il Toro e del desiderio-aspirazione-volontà invocatore, dell’energia del V Raggio che affluisce tramite Venere, l’energia della menta illuminata e quella di I Raggio del pianete Vulcano, l’energia distruttrice del vecchio e iniziatrice del nuovo. L’Occhio del Toro, l’occhio della visione deve aprirsi. La vittoria è quindi inevitabile, poiché col tempo il potere dell’energia cosmica infallibilmente sottometterà e riorienterà l’energia dell’umanità.

LE COSTELLAZIONI

Orione. L’antico nome di Orione era “i Tre Re”, per le tre bellissime stelle che si trovano nella Cintura di Orione. I Tre Re rappresentano i tre divini aspetti della Volontà, dell’Amore-Saggezza e dell’Intelligenza attiva e creativa e Orione quindi simboleggia lo Spirito. Il nome Orione significa letteralmente “l’esplosione della luce”.

La seconda costellazione connessa a questo segno è un immenso fiume di stelle che zampilla dai piedi di Orione. È chiamato Eridano, o il “Fiume del Giudice”. È un simbolo del fiume della vita che porta le anime in incarnazione, ove imparano il significato delle parole “come un uomo semina, così raccoglierà” e dove intraprendono il lavoro di elaborare la propria salvezza. Come Orione simboleggia l’aspetto dello spirito, così Eridano è connesso con l’aspetto del prendere forma, presentandoci il pensiero dell’incarnazione.

La terza costellazione, Auriga, è il cocchiere che conduce verso nuove terre, simboleggiando così l’anima.

zodiacoPiù studiamo attentamente il libro illustrato del cielo, più ci rendiamo conto che sotto i nostri occhi sta il simbolo della nostra divinità, il simbolo dell’anima in incarnazione e la storia della materia, purificata e glorificata dall’opera laboriosa dell’anima.

Ripetutamente, girando attorno allo Zodiaco vedremo apparire quello che possiamo chiamare “il prototipo spirituale” di Ercole: Perseo, il Principe che Viene, che uccise la Medusa simbolo della grande illusione. Egli si trova in Ariete; Orione, il cui nome significa “luce”, si trova nel Toro; nello Scorpione appare Ercole stesso, trionfante e vittorioso. Abbiamo poi il Sagittario, l’Arciere a Cavallo, che va dritto alla meta e in Pesci troviamo il Re.

Bibliografia:

[1] Alice Bailey – Trattato dei Sette Raggi – Vol.III – Astrologia Esoterica – Il Libraio delle Stelle.

[2] Alice Bailey – Le Fatiche di Ercole – Il Libraio delle Stelle.

Continua leggendo:

– ASTROLOGIA ESOTERICA E LE FATICHE DI ERCOLE

 IL SIGNIFICATO ESOTERICO DEL MITO DI ERCOLE E DELLE SUE DODICI FATICHE

– ARIETE – LA PRIMA FATICA DI ERCOLE – La cattura delle giumente antropofaghe.

– GEMELLI – LA TERZA FATICA DI ERCOLE – LA RACCOLTA DEI POMI AUREI DELLE ESPERIDI

ARIETE – LA PRIMA FATICA DI ERCOLE – La cattura delle giumente antropofaghe

Aries

LA FATICA

Il Mito.

anima e personalitàIl figlio di Marte, Diomede, che aveva fama d’essere iracondo, governava il territorio che si estendeva oltre la Porta ed allevava cavalli e giumente da guerra sulle paludi delle sue terre. Selvaggi erano quei cavalli e feroci le giumente, e tutti gli uomini tremavano al solo sentirle, perché esse devastavano le campagne, percorrendole in lungo ed in largo, arrecando gravissimi danni ed uccidendo tutti i figli degli uomini che si trovavano sul loro passaggio; inoltre, esse generavano continuamente cavalli sempre più feroci e malvagi.

“Cattura queste giumente e poni fine a tutto il male che fanno”, fu il comando che risuonò alle orecchie di Ercole. “Và, salva questa lontana terra e coloro che la abitano”.

“Abderis”, gridò Ercole, chiamando l’amico molto amato che aveva sempre seguito i suoi passi di terra in terra, “vieni ad aiutarmi in questo compito”. Abderis giunse e si schierò a fianco dell’amico e con lui affrontò la prova. Fatti accuratamente i loro piani, essi seguirono cavalli erranti nei prati e nelle paludi di quella terra. Alla fine, sospinse le giumente selvagge in un angolo di un campo privo d’uscita e lì le catturò e le impastoiò. Egli urlò dalla gioia per il successo raggiunto.

Tale fu la gioia per la propria prodezza che non pensò consono alla sua dignità portare per le briglie le giumente o di riportarle lui stesso sul Sentiero a Diomede. Chiamò il suo amico: “Abderis, vieni qui e conduci questi cavalli attraverso la Porta”, quindi si volse e proseguì orgogliosamente.

Ma Abderis era debole e tale compito lo spaventò. Infatti, non poté trattenere le giumente, né giumenteimbrigliarle o spingerle attraverso la Porta dietro i passi dell’amico. Esse gli si rivoltarono contro, lo dilaniarono e lo calpestarono, uccidendolo e poi fuggirono nelle terre selvagge di Diomede.

Ritornato in sé, affranto dal dolore, umiliato e scoraggiato, Ercole riprese il proprio lavoro. Di nuovo vagò alla ricerca delle giumente, lasciando l’amico morente sul terreno. Di nuovo le catturò e le sospinse lui stesso attraverso la Porta. Ma Abderis giaceva morto.

Il Maestro lo squadrò con attenzione e mandò i cavalli in un luogo di pace affinché fossero addomesticati e sottomessi al loro compito. La gente di quella terra accolse con giubilo colui che l’aveva liberata dalla paura ed acclamò Ercole come Salvatore del paese. Ma Abderis giaceva morto.

Il Maestro si rivolse ad Ercole e disse: “La prima fatica è terminata; la prova è superata, ma male. Impara la vera lezione che da essa ti viene e procedi verso un altro servizio da rendere ai tuoi simili. Và nel paese custodito dalla seconda Porta, cerca e cattura il Toro sacro e portalo nel Santuario”.

Spiegazione.

La chiave di questa prima fatica e del significato del segno si trova nelle parole di un’antica scrittura indiana: “L’uomo non conosce esattamente la via verso il mondo celeste, ma il cavallo la conosce bene.” In tempi antichissimi, in India, il sacrificio del cavallo era legato al Dio sole e, secondo gli Ariani Vedici, ogni anno il Dio solare, quale cavallo zodiacale, doveva morire per redimere la carne. Il carro solare di Apollo è rappresentato trainato da cavalli ed il “principesco segno dell’Ariete” è strettamente connesso con la simbologia del cavallo, come è dimostrato da questa prima fatica.

Nei libri di simbologia, il cavallo rappresenta l’attività intellettuale. Il cavallo bianco simbolizza la mente illuminata dell’uomo spirituale e così nell’Apocalisse troviamo che Cristo avanza su di un cavallo bianco. Il cavallo nero rappresenta la mente inferiore con le sue false idee ed i concetti errati. Le giumente da riproduzione, che incontriamo in questa prima fatica, indicano l’aspetto femminile della mente che dà nascita alle idee, alle teorie e ai concetti.

Viene qui simboleggiata la tendenza della mente a creare forme-pensiero che incarnano le idee concepite e che, lasciate libere nel mondo, devastano e distruggono, quando emanano dalla mente inferiore, ma costruiscono e salvano quando provengono dall’anima.

Molecular ThoughtsIl significato della prova è ora certamente chiaro. Ercole doveva cominciare nel mondo del pensiero per acquisire il controllo mentale. Per lunghe età le giumente del pensiero avevano generato cavalli da guerra e con cattivi pensieri, cattive parole e idee errate avevano devastato la contrada. Una delle prime lezioni che ogni principiante deve apprendere riguarda il tremendo potere mentale di cui egli si può avvalere e tutto il danno che può arrecare ai vicini e all’ambiente mediante le giumente della sua mente.

Egli deve quindi imparare il giusto uso della mente e la prima cosa che deve fare è di catturarne l’aspetto femminile, in modo che non possa più generare cavalli da guerra. Qualunque emulo di Ercole può riscontrare facilmente di possedere queste devastanti giumente osservando attentamente, per un intero giorno, i suoi pensieri e le parole che pronuncia, anch’esse prodotte sempre dal pensiero. Scoprirà rapidamente che l’egoismo, la malevolenza, la tendenza al pettegolezzo e alla critica costituiscono gran parte del contenuto del suo pensiero e che le giumente della sua mente sono costantemente nutrite dall’egoismo e dall’illusione. Invece di dar nascita a idee e concetti che abbiano origine nel regno dell’anima e invece di essere fertilizzate dal regno spirituale, queste giumente divengono madri dell’errore, della falsità e della crudeltà che hanno origine nell’aspetto inferiore della natura umana.

Ercole si rese conto del danno arrecato da queste giumente e si precipitò eroicamente a salvare i suoi vicini. Egli decise di catturare le giumente, ma sopravvalutò se stesso. Riuscì a radunarle e a catturarle, senza però comprenderne la potenza e la forza, per cui le diede da tenere ad Abderis, simbolo del sé inferiore. Ma era necessario che Ercole, l’anima e Abderis, la personalità, sorvegliassero insieme quei cavalli devastatori. Abderis da solo non era forte abbastanza e ciò che era successo alla gente della contrada capitò anche a lui: le giumente lo uccisero. Questo è un esempio di come opera la grande legge e che paghiamo nella nostra stessa natura il prezzo degli errori commessi con le parole e con le azioni. L’anima deve affrontare di nuovo, nella persona di Ercole, il problema dei cattivi pensieri, ma solo quando diventerà l’aspirante focalizzato nel segno del Sagittario ed in quel segno ucciderà gli Uccelli Antropofagi, raggiungerà veramente il completo controllo del proprio processo mentale.

IL SEGNO

ariete (1)

Il segno della Mente

Ariete governa la testa. È per conseguenza il segno del pensatore e quindi un potente segno mentale. Ogni inizio ha origine sul piano mentale e nella mente del creatore, sia che questo creatore sia lo Spirito o l’anima dell’uomo.

  • Questo universo ha origine nel pensiero del Pensatore cosmico.
  • L’anima ha iniziato il suo percorso nella materia mediante lo stesso processo di pensiero.
  • La famiglia umana, il quarto regno di natura, venne in esistenza quando emerse la mente e differenziò l’uomo dagli animali.
  • L’aspirante comincia le sue fatiche quando diviene un vero pensatore e, in piena consapevolezza, comincia ad agire quale arbitro del proprio destino…

Note fondamentali.

Queste sono quattro e tutte trasmettono la stessa idea:

  1. Esprimi la volontà di essere e di fare. (Creazione — Essere)
  2. Sviluppa il potere di manifestare. (Attività)
  3. Combatti per il Signore. (Lotta)
  4. Giungi all’unità mediante lo sforzo. (Sintesi)

Qualità.

Questa prima fatica segna il primo passo sul “sentiero del trasferimento”, dal regno umano a quello divino. Ariete o agnello, quindi è il segno dell’Inizio (o dell’iniziativa), della Volontà o Potere (I Raggio).

Il segno dell’Ariete, è stato sempre indicato come il primo segno dello zodiaco. In esso la grande ruota inizia il suo ciclo. È quindi il segno del principio, l’inizio. Cosmicamente parlando, è il segno della creazione ed è a quest’idea che si riferiscono le parole della Bibbia: “L’Agnello immolato dalla creazione del mondo” (Apocalisse XIII, 8); perciò questo segno è chiamato il segno dell’Ariete o dell’Agnello.

  • Nella vita dell’aspirante al discepolato, l’Ariete denota il periodo della rigenerazione ovvero quando i mutamenti interiori della coscienza finiscono per provocare quel riorientamento (l’inversione della ruota dello zodiaco dal moto orario a quello anti-orario) nel quale l’anima inizia a governare l’intera personalità, assoggettandola alla propria volontà.
  • Nella vita dell’iniziato l’ariete denota la morte effettiva della personalità ovvero la rinuncia a ogni cosa per amore dell’umanità e del servizio mondiale. Ne risulta la liberazione definitiva.

In Ariete dunque inizia il lavoro creativo, si comincia a sentire l’anelito a liberarsi dalla forma, a rimuovere la pietra dalla porta del sepolcro dell’anima per essere figli di Dio nella libertà. È quindi il segno di impulsi forti e potenti, di violente fluttuazioni e sforzi esagerati; spesso è il segno del fallimento, ma sempre del successo finale.

Opposto polare.

libra-sign
Nel suo segno opposto, Bilancia, si raggiungono la stabilità e l’equilibrio, poiché l’esperienza e le lezioni apprese nelle cinque fatiche intermedie (toro, gemelli, cancro, leone, vergine) donano quella fermezza e quell’atteggiamento equilibrato che noteremo in Ercole quando catturerà il Cinghiale, in Bilancia.

Pianeta reggitore exoterico (della personalità).

marsMarte incorpora forza di sesto raggio che tende all’idealismo, sovente al fanatismo distruttivo, alla guerra, al contrasto, allo sforzo e all’evoluzione. L’idea divina in Ariete diventa piano concreto in Capricorno, sia che si tratti della completa fioritura di tutte le forme di vita planetaria, dell’ambizione di una personalità che elabora i propri disegni e programmi terreni, o dell’aspirazione spirituale (l’ambizione mondana trasmutata nel suo aspetto superiore) dell’iniziato, che cerca di realizzare i propositi divini e farli propri.
In ogni caso Marte conduce al campo di battaglia in Scorpione.
Scorpione, che provoca infine la morte della personalità e libera l’uomo in Capricorno nel centro planetario che chiamiamo Gerarchia.

Pianeta reggitore esoterico (dell’anima).

mercury

Mercurio, che incorpora energia di quarto raggio, guida infine l’uomo attorno alla ruota della vita e mediante il conflitto gli consente di raggiungere l’armonia. Illumina la mente ed è intermediario fra anima e personalità, essendo il Messaggero degli Dei. Ciò, in prima istanza, produce inevitabile opposizione fra le coppie di opposti e un conflitto prolungato. Tale conflitto genera infine la vittoria e disperde l’illusione, illuminando la mente inferiore. Sole e Mercurio sono una cosa sola, come sovente si legge nei testi di occultismo. Il Sole è simbolo del Figlio di Dio, mediatore fra Padre-Spirito e Madre-Materia. Perciò Mercurio conduce Ariete verso la Vergine (simbolicamente) dove l’idea o Parola di Dio comincia a prendere forma e di conseguenza la vita latente in Ariete sperimenta la “crisi della nascita” (I iniziazione – nascita del cristo nel cuore), preludio alla nascita del Cristo cosmico, sebbene quella del Cristo individuale avvenga in Capricorno (III iniziazione – la trasfigurazione), al termine del necessario periodo di gestazione.

Croce Cardinale.

croce cardinaleAriete è una delle costellazioni della Croce Cardinale dei cieli. È la croce di Dio Padre e quindi della Monade che si incarna. È il volere o il potere che si esprime nel grande processo creativo. Quando l’iniziato (come vedremo) torna sulla Croce Cardinale, da cui discese quando si incarnò per salire sulla Croce Mobile, non si identifica più con la forma e neppure con l’anima, ma con la volontà divina, con l’eterno disegno e proposito. Disegno e proposito diventano suoi. Naturalmente in proporzione a ciò che la propria consapevolezza attuale riesce a percepire ed intuire. Ariete, quindi in punti diversi del Sentiero della Vita costringe l’anima sul terreno ardente e l’assoggetta al processo di purificazione durante l’incarnazione. Tramite i fuochi minori della mente, “le giungle dell’esperienza vengono incendiate e si dissolvono fra le fiamme, la Via è sgombra e la visione è raggiunta”.

E’ connessa allo scorpione (segno della croce fissa), che provocherà la morte della personalità (morte nel senso che vedrà la personalità allineata e fusa all’anima) e ai pesci (segno della croce mobile) che provocherà la morte di tutte le influenze che legano l’uomo alla ruota delle nascite e lo svincola dalla croce mobile per entrare in quella cardinale.

Ogni uomo quando studia un segno e i suoi influssi deve conoscere la propria situazione attuale e sapere quale croce condiziona quel momento particolare della sua vita ed evoluzione, ricordando che: il ciclo involutivo, del crescente coinvolgimento nella materia, è la vita sulla Croce Mobile (uomo comune e l’aspirante al sentiero); l’interludio di riadattamento o di lotta per la liberazione  conducono sulla Croce Fissa (il discepolo); infine la liberazione è sulla Croce Cardinale (l’iniziato).

Pianeti esaltati, in detrimento e che cadono.

Il Sole è esaltato in Aries. Qui il Sole significa la vita dello spirito che giunge a piena espressione per effetto del grande processo evolutivo iniziato in Aries. La vita di Dio, “lanciata in azione” in questo segno, perviene al compimento. La latenza diviene potenza e la mezzanotte diventa il mezzogiorno. Dio, il Padre, governa.

In questo segno Venere è afflitto. Questo segno è a suo detrimento. La ragione è che quando il Sole è esaltato e splende in tutta la sua gloria, i luminari minori impallidiscono. Come la personalità svanisce nella luce dell’anima, l’Angelo solare, così l’anima scompare e perde potere e radiosità quando la Presenza, fino ad allora velata, appare e domina la scena al termine del ciclo maggiore. Si afferma che le Menti che si incarnano, gli esseri umani, gli Angeli solari, giunsero in origine da Venere, ma a loro volta cedono il posto alla Monade, l’Uno. La mente è sostituita dall’intuizione e la ragione dalla percezione pura.

Saturno “cade” in Aries. Il significato è duplice, perché il segno è duale. Primo: Saturno è il Signore del Karma, che impone la retribuzione ed esige l’estinzione totale dei debiti, e quindi condanna alla lotta per l’esistenza, sia come forma che come anima. Saturno “cadde” pertanto, quando l’uomo cadde nella generazione. Egli “seguì i figli degli uomini nelle loro basse regioni”. Secondo: il potere di Saturno cessa del tutto e la sua opera si compie quando l’uomo (spirituale) si è liberato dal karma e dalle due Croci: Comune e Fissa. Esotericamente, Saturno non può seguire l’uomo sulla Croce Cardinale. Saturno è il pianeta che condiziona soprattutto il grado di sviluppo in cui è possibile la scelta, il rifiuto o l’accettazione cosciente dell’occasione, quando l’assumere responsabilità personale diventa un fatto riconosciuto in una vita pianificata e ordinata.

Motto del segno:
Dal punto di vista della forma o dell’astrologia ortodossa: “E il Verbo disse: Si ricerchi la forma”. L’Uomo.
Dal punto di vista dell’anima o dell’astrologia esoterica: “Avanzo e dal piano della mente governo”. L’Iniziato.

LE COSTELLAZIONI

Cassiopea, la Regina sul trono, sempre simbolo della materia. È la costellazione simboleggiantecassiopeameg quello stadio dell’esistenza umana in cui la materia o la forma sono predominanti e trionfanti, quando cioè la divina vita interiore è tanto profondamente celata che non dà nessun segno di manifestazione, e soltanto la natura materiale domina e controlla ogni cosa. Cassiopea siede sul Circolo Artico, vicino a Cefeo, il Re o il Legislatore, che troveremo in seguito come una delle tre costellazioni in Pesci. Al principio è la Legge; alla fine è la Legge, poiché Cefeo ha uno stretto rapporto col primo e l’ultimo segno dello zodiaco. È interessante notare che Maometto, il fondatore della religione più militante, nacque in questo segno e la leggenda dice che vi nacque anche Mosè. Mosè, il legislatore e Maometto, il guerriero. Il problema di Ercole, nell’iniziare le sue fatiche, è di dimostrare il suo potere sulla materia e sulla forma. Deve così riconoscere sin dall’inizio Cassiopea, la regina sempre sul trono.

cetusLa seconda costellazione è Cetus, il mostro marino, il nemico dei Piccoli Pesci… uno dei grandi simboli dell’anima è il pesce che nuota nell’oceano della materia e Cetus, il mostro marino, è il simbolo di ciò che chiamiamo male, che cerca di distruggere l’anima in incarnazione. Il mostro marino nell’oceano dell’esistenza e la regina sul trono indicavano ad Ercole la vastità del suo problema, ma la terza costellazione gli parlava di vittoria.

PerseoPerseo è la terza delle tre costellazioni, chiamata nello Zodiaco egiziano di Denderah, “colui che soggioga” e talvolta “il domatore”, colui che può incatenare la donna sul trono e conquistare il mostro. Si dice che Perseo possedesse l’elmo dell’invisibilità, i sandali della velocità, lo scudo della saggezza e la spada dello spirito. Così Ercole si vide riflesso nei cieli e quando si accinse a catturare le giumente antropofaghe, scoprì in se stesso la garanzia del conseguimento finale, anche se, al momento, le difficoltà che si trovava di fronte sembravano insuperabili.

Perseo 2

Bibliografia:

[1] Alice Bailey – Trattato dei Sette Raggi – Vol.III – Astrologia Esoterica – Il Libraio delle Stelle.

[2] Alice Bailey – Le Fatiche di Ercole – Il Libraio delle Stelle.

Continua leggendo:

– ASTROLOGIA ESOTERICA E LE FATICHE DI ERCOLE

 IL SIGNIFICATO ESOTERICO DEL MITO DI ERCOLE E DELLE SUE DODICI FATICHE

– TORO – LA SECONDA FATICA DI ERCOLE
 – La Cattura del Toro di Creta

ASTROLOGIA ESOTERICA E LE FATICHE DI ERCOLE

Perché è importante lo studio dell’Astrologia?

Eufonia

L’esoterismo insegna (e la scienza odierna sta rapidamente arrivando alle stesse conclusioni) che sotto il corpo fisico, col suo intricato e fitto sistema nervoso, sta un corpo eterico o vitale, controparte e vera forma dell’aspetto esteriore fenomenico e tangibile. Il corpo eterico è stato descritto come una rete permeata di fuoco, o come un tessuto animato di luce dorata. È composto di quella materia del piano fisico che chiamiamo eterica, e la sua forma è il risultato di un intreccio di fili sottili di questa materia, secondo una forma, o stampo, su cui potrà essere più tardi modellato il corpo fisico denso. La materia più densa del piano fisico è fatta aderire a questa forma vitalizzata grazie alla Legge di Attrazione, e vi è adattata gradatamente intorno e dentro finché l’interpenetrazione e così completa che le due forme costituiscono una sola unità; quindi il corpo eterico è il modello del corpo fisico.

corpo etericoIl corpo eterico è costituito da dei centri che nascono dall’incrocio di grandi correnti di energia nella testa e lungo la spina dorsale, che chiamiamo chakra. Questi, oltre a vitalizzare e infondere energia al corpo fisico (ricezione e assimilazione del Prana), ricevono e trasmettono (ma non originano) le impressioni e le energie che giungono dal piano fisico ed oggettivo (l’ambiente) e da quelli sottili e soggettivi (il mondo astrale, mentale, dell’anima e dello Spirito). Il corpo eterico deve sempre, e lo fa invariabilmente, agire da mezzo di trasmissione delle energie interiori al piano esteriore, e il corpo fisico deve imparare a rispondere e riconoscere quanto è trasmesso. L’efficacia della trasmissione e l’azione fisica risultante dipendono sempre dai centri, che a loro volta condizionano le ghiandole; queste poi determinano la natura dell’uomo e la coscienza che questi esprime. Se i centri sono desti e ricettivi, l’apparato fisico risponderà alle forze che lo percorrono. Se invece sono inerti, e quindi poca forza può essere trasmessa, il fisico sarà altrettanto lento e non in grado di rispondere.
Fatta questa breve premessa, occorre considerare due postulati importanti:

Il primo è che niente esiste nell’universo manifestato – solare, planetario, o nei vari regni della natura – che non possegga una forma composta di qualche tipo di energia, sottile, intangibile, eppure sostanziale, la quale domina, governa e condiziona il corpo fisico esterno. Tale forma sottile è il corpo eterico.

Il secondo è che ogni organismo esistente entro qualsiasi forma; tutti gli aspetti della vita manifestata in ogni regno della natura sono intimamente collegati fra loro mediante il corpo eterico planetario (di cui tutti i corpi eterici sono parte integrante) che sottostà a tutto ciò che esiste.

corpo eterico 2Quindi il corpo il corpo eterico individuale non è un veicolo umano isolato e separato ma, in senso peculiare, è parte integrante del corpo eterico di quella entità che chiamata “famiglia umana”; questa, per suo tramite, è componente integrante del corpo eterico planetario, il quale non è affatto distinto dal corpo eterico degli altri pianeti, ma tutti quanti insieme formano, con quello del Sole, il corpo eterico del sistema solare.

Quest’ultimo a sua volta è connesso ai corpi eterici di altri sistemi solari che, con esso, costituiscono un’unità cosmica e in cui fluiscono energie e forze da certe grandi costellazioni. Il campo dello spazio è di natura eterica ed è composto dalla totalità dei corpi eterici di tutte le costellazioni, di tutti i sistemi solari e dei pianeti che contiene. In quest’aureo tessuto cosmico circolano di continuo energie e forze, e questa è la base scientifica delle teorie astrologiche. Come le forze del pianeta e dell’uomo interiore spirituale (menzionando solo uno dei tanti fattori) fluiscono nel corpo eterico dell’individuo sul piano fisico e ne condizionano le espressioni, le attività e le qualità, così le mutevoli forze dell’universo scorrono in ogni parte dell’insieme eterico dell’entità che chiamiamo spazio, e condizionano e determinano l’espressione, l’attività e la qualità di tutte le forme che il cosmo racchiude.

Ecco perché lo studio e la conoscenza astrologica sia exoterica che esoterica è molto importante. 

Cos’è l’astrologia esoterica?

L’Astrologia è una scienza che studia le cause che condizionano (ma non determinano) l’espressione, l’attività e la qualità di tutte le forme che il cosmo racchiude. Circoscrivendola al regno umano, studia gli influssi energetici provenienti da costellazioni e pianeti con cui l’uomo viene in contatto e condizionato.

La vita dell’uomo comune, che non è entrato in senso occulto nel sentiero detto spirituale, èastrologia (1) legata “sulla ruota dello zodiaco che gira in senso orario”, da Ariete a Toro passando per Pesci (Ariete, Pesci, Acquario, Capricorno, ecc. e così via in tutti gli altri, fino al ritorno in Ariete). Di questo studio se ne occupa l’astrologia ortodossa o exoterica.

Quando l’uomo emerge dall’illusione e non è più avvinto all’incantesimo e all’effetto di maya, il moto della grande Ruota della Vita s’inverte ed egli comincia (lentamente e a fatica) a procedere nel senso opposto. Passa allora attraverso i segni da Ariete a Pesci in senso antiorario (Ariete, Toro, Gemelli, ecc., fino ai Pesci). Coscientemente e con pazienza, assoggetta l’intera personalità al maestro interiore, inizia a vivere come anima che lotta verso la luce finché, al termine della via in Pesci, emerge come Vincitore e Salvatore del Mondo. Allora apprende cos’è il trionfo sulla morte, poiché ha superato e vinto il desiderio. Della vita quindi dell’aspirante al sentiero, del discepolo e dell’iniziato, così chiamati nelle scuole esoteriche, se ne occupa l’astrologia esoterica.

Nello studio dell’astrologia ci sono tanti fattori da tenere in considerazione, quali

– La nota fondamentale del segno, la quale esprime l’effetto interiore prodotto nell’uomo che avanza sul sentiero sia involutivo verso la materia sia evolutivo verso lo Spirito.

L’influsso dei pianeti Reggenti sia di quelli exoterici o ortodossi che riguardano la vita della

personalità sia di quelli esoterici e che riguardano la vita dell’anima che evolve nella forma

I Raggi che si esprimono tramite il segno.

– Il rapporto fra un segno e il suo opposto polare.

– La parola chiave o il motto di ogni segno.

Le croci (cardinale, fissa e mobile) a cui appartiene un segno ed i pianeti che sono esaltati o in detrimento o che cadono nei vari segni poiché questo studio rivela le tre fasi del Sentiero: il ciclo involutivo, del crescente coinvolgimento nella materia, ossia la vita sulla Croce Mobile; l’interludio di riadattamento o di lotta per la liberazione che conduce sulla Croce Fissa; infine la liberazione, sulla Croce Cardinale.

Il Segno del Sole. Indica il problema presente dell’uomo; stabilisce il passo o il ritmo della vita della personalità; concerne la qualità, il carattere e le tendenze che premono per esprimersi durante quell’incarnazione, e denota l’aspetto “rajas” o attività innata dell’uomo. Fondamentalmente le sue forze segnalano la linea di minor resistenza.

L’Ascendente. Mostra la vita voluta o la meta immediata ricercata dall’anima per quell’incarnazione. Tiene in serbo il segreto del futuro e mostra la forza che, se ben usata, condurrà al successo. Rappresenta l’aspetto “sattva” o armonia della vita, e può determinare il giusto rapporto fra anima e personalità in qualsiasi incarnazione. Esso mostra quindi come riconoscere la forza dell’anima.

La Luna. Questa forza (che proviene da alcuni pianeti e non dalla Luna, la quale li vela) rivela il passato. Riassume pertanto le limitazioni e gli ostacoli attuali. Governa il corpo fisico e indica dove si trova la prigione dell’anima.

sistema-solare-pianeti-panoramica

Qual’è l’analogia con le fatiche di Ercole?

Le fatiche di Ercole danno un quadro sintetico del progresso dell’anima dall’ignoranza alla saggezza, dal desiderio materiale alla realizzazione spirituale, sì che il fine possa esser visto sin dall’inizio e un’intelligente cooperazione con il disegno dell’anima prenda il posto di uno sforzo cieco.

Con la storia di Ercole viene mostrata come egli, nelle sue dodici fatiche, recitò la parte dell’aspirante sul Sentiero del Discepolato. Ercole rappresenta il Figlio di Dio, incarnato ma non ancora perfetto, che prende nelle sue mani la natura inferiore e l’assoggetta con la volontà alla disciplina affinché possa infine far emergere la divinità. Nelle dodici fatiche d’Ercole è descritto il Sentiero del Discepolo e le sue esperienze, preparatorie al gran ciclo conclusivo dell’Iniziazione.

case zodiacoNello studiare le dodici fatiche, seguiamo il cammino di Ercole mentre percorre lo Zodiaco dal segno dell’Ariete, che è il segno dell’inizio, attraverso il Toro, i Gemelli, ecc., (in senso antiorario), fino ai Pesci, il segno della morte e del compimento.

La fatica divenne possibile soltanto per le caratteristiche conferite ad Ercole da quel particolare segno. Ogni segno assoggetta l’uomo che opera sotto il suo influsso a certe forze ben distinte, munendolo di certe tendenze. Sono queste che dobbiamo comprendere se vogliamo far emergere il significato della prova.

Connesse ad ogni segno dello Zodiaco, troveremo altre tre costellazioni, le quali simbolicamente (e spesso in modo stupefacente) rappresentano il problema del discepolo e ne indicano la soluzione. Sono queste che dobbiamo tenere in considerazione, poiché la fatica, il segno e le costellazioni, assieme alle forze liberate dalla loro combinazione, costituiscono una storia completa, colma d’elementi istruttivi.

Il segno ci dà il campo d’attività dell’anima.

La fatica che vi si svolge dà un quadro del lavoro del discepolo che vive sul piano fisico e che cerca di dimostrare sul campo di battaglia del mondo la sua innata divinità ed i suoi poteri latenti.

Le tre costellazioni simboleggiano il triplice aspetto dello spirito.

Bibiliografia

[1] Alice Bailey – Trattato dei Sette Raggi – Vol.III – Astrologia Esoterica – Il Libraio delle Stelle.

[2] Alice Bailey – Le Fatiche di Ercole – Il Libraio delle Stelle.

[3] Alice Bailey – Telepatia ed il veicolo eterico – Il Libraio delle Stelle.

Continua leggendo:

– ARIETE – LA PRIMA FATICA DI ERCOLE – La cattura delle giumente antropofaghe.

 IL SIGNIFICATO ESOTERICO DEL MITO DI ERCOLE E DELLE SUE DODICI FATICHE

IL SIGNIFICATO ESOTERICO DEL MITO DI ERCOLE E DELLE SUE DODICI FATICHE

Le fatiche di ercoleEracle (Ercole dei romani), figlio di Alcmena e di Zeus (Giove), per metà umano per l’altra divino, rappresenta il figlio di Dio incarnato ma non ancora perfetto, che prende nelle sue mani la natura inferiore e l’assoggetta con la volontà alla disciplina affinché possa far emergere la divinità.

Egli perciò prende in mano la sua vita e decide di affrontare il suo viaggio interiore costernato e saggiato dalle dodici fatiche. Queste imprese erculee danno un quadro sintetico del progresso dell’anima dall’ignoranza alla saggezza, dal desiderio materiale alla realizzazione spirituale, sì che il fine possa esser visto sin dall’inizio e un’intelligente cooperazione con il disegno dell’anima prenda il posto di uno sforzo cieco.

Così, con la storia di Ercole viene mostrata come egli, nelle sue dodici fatiche, recitò la parte dell’aspirante sul Sentiero del Discepolato che per mezzo dei suoi fallimenti e successi, dei dolori e gioie provate e di tutte le sue esperienze preparatorie al gran ciclo conclusivo, giunge così all’iniziazione penetrando nei misteri dell’Universo e nel regno spirituale. 

IL MITO

“Egli stava di fronte al suo Maestro. Comprendeva vagamente che una crisi incombeva su di lui e che questa avrebbe prodotto in lui un cambiamento nella parola, nell’atteggiamento e nel proposito. Il Maestro lo guardò con amore.

“Il tuo nome?” chiese, rimanendo in attesa di una risposta.

“Eracle o Ercole”, fu la risposta. “Mi dicono che significhi gloria rara di Era, radiosità e fulgore dell’anima. Cos’è l’anima, Maestro? Dimmi la verità.”

“Questa tua anima devi scoprirla svolgendo il tuo compito, trovando ed usando la natura che è in te. Chi sono i tuoi genitori? Dimmi questo, figlio mio.”

“Mio Padre è divino. Non lo conosco se non in quanto so nel mio intimo di essere Suo figlio. Mia madre è terrena. Io la conosco bene ed ella mi ha fatto come mi vedi. Nello stesso modo, o Maestro della mia vita, io sono uno dei gemelli. Vi è un altro, che mi assomiglia. Conosco bene anche lui, eppure non lo conosco. Uno è della terra, quindi terreno, l’altro è un figlio di Dio”.

“Che mi dici della tua esperienza, Ercole, figlio mio? Cosa sai fare e cosa ti hanno insegnato?”

“Sono abile in tutto ciò che faccio; sono stato ben istruito, ben allevato, ben guidato e sono ben conosciuto. Conosco tutti i libri e anche tutte le arti e le scienze; conosco la fatica dei campi, oltre a tutto ciò che sanno coloro che possono permettersi di viaggiare e conoscere gli uomini. Conosco me stesso come un essere che pensa, che sente e che vive.

“Una cosa debbo dirti, Maestro, per non ingannarti. Sappi che non molto tempo fa uccisi tutti coloro che in passato mi avevano insegnato. Uccisi i miei insegnanti e, nella mia ricerca di libertà, ora sono libero. Cerco di conoscere me stesso, entro di me e tramite me.”

“Figlio mio, quella fu un’azione saggia e ora ti ritrovi libero. Mettiti al lavoro e ricorda, nel farlo, che nella parte finale della ruota della vita arriverà il mistero della morte. Non dimenticarlo. Che età hai figlio mio?”

“Avevo passato diciotto estati quando uccisi il leone di cui porto la pelle. A ventun anni incontrai la mia sposa. Oggi sto dinanzi a te tre volte libero: libero dai miei antichi insegnanti, libero dalla paura della paura e libero in verità da ogni desiderio.”

“Non vantarti, figlio mio, ma dimostrami la natura della libertà che senti in te. Tornando nel segno del Leone incontrerai il leone. Cosa farai? Nei Gemelli, gli insegnanti che hai ucciso ti attraverseranno nuovamente la via. Li hai veramente lasciati alle spalle? Cosa farai? Di nuovo in Scorpione dovrai combattere il desiderio. Rimarrai libero o il serpente ti sfiderà coi suoi allettamenti facendoti cadere di nuovo a terra? Cosa farai? Preparati a provare le tue parole e la tua libertà. Non gloriarti, figlio mio, ma provami la tua libertà ed il tuo profondo desiderio di servire.”

Il Maestro tacque, Ercole si ritirò e si volse a guardare la prima grande Porta. Colui che presiedeva la Camera del Consiglio del Signore chiese al Maestro di chiamare gli dèi perché fossero testimoni degli sforzi del nuovo discepolo e lo indirizzassero sul Sentiero. Il Maestro chiamò. Gli dèi risposero. Vennero e diedero ad Ercole i loro doni e numerosi e saggi consigli, poiché conoscevano il compito che l’attendeva e i pericoli del Sentiero.

Minerva gli consegnò una veste intessuta da lei stessa, di rara bellezza e finezza. Trionfante e orgoglioso la indossò, esultando nella sua gioventù. Doveva ancora dar prova di sé.

Vulcano forgiò per Ercole una corazza dorata per proteggere il suo cuore, fonte di vita e di forza. Il nuovo discepolo si cinse del dono splendente e, così protetto, si sentì sicuro. Ma egli doveva ancora provare la sua forza.

Nettuno arrivò con una coppia di cavalli e ne porse le redini ad Ercole. Essi venivano direttamente dalle acque, erano di rara bellezza e di provato vigore. Ercole ne fu lieto, perché doveva ora provare la sua capacità di montare la coppia di cavalli.

Parlando con grazia ed arguzia, venne Mercurio portando una spada di rara fattura che offrì, in un fodero d’argento, ad Ercole e l’assicurò bene al suo fianco, raccomandandogli di mantenerla sempre ben affilata e splendente. “Essa deve separare e tagliare”, disse Mercurio, “e devi maneggiarla con precisione e abilità”. Ercole ringraziò con gioia. Doveva ora dar prova della sua vantata perizia.

Al suon di trombe e scalpitio di zoccoli il carro del Dio Sole apparve in un lampo. Ne scese Apollo, che con la luce e il suo fascino incoraggiò Ercole e gli diede un arco, un arco di luce. Il discepolo deve attraversare nove Porte aperte prima di acquistare la capacità necessaria per tirare con quell’arco. Ercole aveva impiegato tutto quel tempo per provare di essere un Arciere. Perciò quando il dono gli fu offerto, Ercole lo prese confidando nel suo potere, un potere non ancora provato.

Così fu pronto. Gli dèi circondarono il suo Maestro e osservarono le sue bizzarrie e la sua gioia. Ercole scherzava davanti agli dèi, mostrando le sue prodezze e vantando la sua forza. Improvvisamente si fermò e rifletté a lungo; diede poi da tenere i cavalli ad un amico, la spada ad un altro e l’arco ad un terzo. Infine sparì correndo in un bosco vicino.

Gli dèi attesero il suo ritorno, perplessi e dubbiosi per il suo strano comportamento. Quando tornò dal bosco, brandiva una clava di legno tagliata da un robusto albero.

“Questa è soltanto mia”, gridò, “nessuno me l’ha data. Questa posso usarla con efficacia. O dèi, guardate le mie grandi imprese.”
Allora, e solo allora, il Maestro disse: “Và, affronta le tue fatiche.”

SPIEGAZIONE DEL MITO

“Ercole, per volontà di Giove, fu soggetto al potere di Euristeo e costretto ad obbedirgli in tutto. Egli consultò l’oracolo di Apollo e gli fu detto che doveva sottostare alla volontà di Euristeo per dodici anni, secondo gli ordini di Giove; e che, dopo aver compiute le famose fatiche, sarebbe assurto agli dèi.”

Così egli iniziò il suo percorso come discepolo, al comando della sua anima e affrontò le dodici fatiche, una per ogni segno dello zodiaco. Egli quindi rappresenta ogni discepolo che cerca di calcare il sentiero e di dimostrare il controllo sulla propria natura”.

Questa storia è bellissima, molto mistica e piena di simbolismi. 

Il primo è il nome.  Il suo antico nome era Alkeide, che fu mutato poi in Ercole dopo che ebbe una strana esperienza e prima che cominciasse le sue fatiche. Il nome Ercole, in origine, era Eracle, che significa “gloria di Era”. Era rappresenta Psiche, o l’anima, per cui il suo nome esprimeva la sua missione, che era quella di manifestare col lavoro concreto, sul piano fisico, la gloria e il potere della sua innata divinità.

Il secondo simbolo parla di Padre divino e madre terrena. Padre-Spirito e Madre-Materia s’incontrano nell’uomo ed il lavoro del discepolo diventa quello di liberarsi dai vincoli della madre e rispondere così all’amore del Padre.

Questa dualità emerge anche dal fatto che egli era uno dei gemelli. Leggiamo infatti che uno dei gemelli fu generato da un padre terreno, mentre l’altro era figlio di Zeus. Questa è la grande realizzazione a cui giunge ogni essere umano evoluto e cosciente di sé. Egli diventa consapevole di due aspetti nella sua natura. Uno è la personalità ben sviluppata ed altamente organizzata attraverso la quale abitualmente egli si esprime (mentale, emotiva e fisica), con tutte e tre le parti coordinate in un’unità integrata. L’altra è la natura spirituale, con i suoi impulsi e le sue intuizioni, la sua costante spinta verso il divino e il conseguente conflitto scaturito dalla consapevolezza di tale dualità.

Vi è anche un altro piccolo fatto interessante nella storia della sua vita, che ha attinenza con questa stessa verità. Si dice che, ancora bambino, Ercole uccise il suo gemello. Così egli non era più un’entità divisa, non era più una dualità, ma un’unità formata da anima e corpo. Questa condizione denota sempre lo stadio del discepolo. Egli ha raggiunto l’“unificazione” e sa di essere un’anima in un corpo e non un’anima ed un corpo e questa consapevolezza dovrà ora guidare tutte le sue azioni

La storia racconta che, ancora nella culla, il vigoroso bambino uccise due serpenti, ponendo di nuovo l’accento sulla dualità. Con questo atto egli anticipò il proprio futuro, nel quale avrebbe dimostrato che la natura fisica non lo dominava più, che poteva strangolare il serpente della materia e che la grande illusione non lo teneva più prigioniero. Egli uccise il serpente della materia ed il serpente dell’illusione. Studiando la simbologia del serpente, lo troveremo rappresentato in tre modi: uno rappresenta la materia, l’altro l’illusione e il terzo la saggezza. Quest’ultimo si manifesta solamente quando gli altri due siano stati uccisi.

Ogni discepolo, se veramente degno di tal nome, deve essere un membro molto evoluto della famiglia umana. Le tre parti della sua natura devono essere sviluppate; la sua mente deve essere ben fornita e funzionare bene ed egli deve sapere come usarla, la sua natura emotiva deve rispondere ad ogni tipo di contatto ed il suo corpo fisico deve essere un mezzo adeguato ad esprimere l’anima che vi dimora ed essere equipaggiato per affrontare i compiti per i quali l’uomo si è impegnato.

Così Ercole fu istruito in tutte le arti e poté sedere fra i pensatori del suo tempo. Si dice anche che egli fosse alto quattro cubiti, espressione simbolica per dire che egli aveva conseguito il pieno sviluppo di tutti gli aspetti della sua quadruplice personalità. L’uomo è il cubo, “la città quadrata”. Fisicamente, emotivamente e mentalmente egli aveva raggiunto un buono sviluppo e a questi tre fattori ne aggiunse un quarto: un’anima pienamente cosciente del suo meccanismo, la personalità integrata.

Il terzo simbolismo è dato che giunto all’età adulta ed avendo appreso tutto ciò che il mondo poteva dargli, si racconta che egli uccise i suoi istruttori. Li uccise tutti e si sbarazzò di loro! Perché? Perché a quel punto poteva reggersi sulle proprie gambe, trarre le sue conclusioni, guidare la propria vita e risolvere i propri problemi. Era necessario per lui, quindi, liberarsi di tutti coloro che volevano controllarlo. Doveva sfuggire alla loro autorità, trovare la propria strada e stabilire il proprio rapporto con la vita. Questo è lo stadio in cui molti aspiranti si trovano attualmente. Essi posseggono molta teoria, hanno una conoscenza tecnica relativamente vasta della natura del Sentiero e di ciò che debbono fare per calcarlo, ma non si reggono ancora sulle loro gambe e non si avventurano su di esso da soli e senza aiuto. Hanno bisogno di un appoggio e cercano delle persone che dicano loro cosa devono fare e a che cosa devono credere. Nella terza fatica, nel segno dei Gemelli, che Ercole fu provato su questo punto e che doveva dimostrare che era nel giusto nel fare questo passo. A questo punto farà l’interessante scoperta di non essere così libero e forte come, nel suo entusiasmo giovanile, aveva creduto di essere.

Il quarto simbolismo è dato che Si dice che, all’età di diciotto anni, Ercole uccise un leone che devastava le campagne e anche che cominciò a compiere altri servizi per il prossimo così che, a poco a poco, si fece un nome fra la gente. Diciotto è sempre un numero significativo. In esso vi è il numero dieci, che è il numero della perfezione della personalità, più il numero otto che, a detta di alcuni numerologi, è il numero della forza Cristica. È l’energia del Cristo, che cerca di esprimersi nel nuovo ciclo del discepolato, a causare gli stati di confusione e le difficoltà caratteristiche di questo stadio. Questo è ciò che Ercole, all’età di diciotto anni, si appresta a fare. Egli deve calcare il Sentiero ove tutte le cose celate devono essere portate alla luce; egli ha raggiunto lo stadio nel quale può conseguire la conoscenza di se stesso e cominciare a studiare le forze nascoste della natura. Questo è il compito di tutti i discepoli.

Il quinto simbolismo è il matrimonio e la nascita di tre bambini, modo simbolico di esprimere la sua unione con Psiche, l’anima. Da quest’unione nacquero, o cominciarono a manifestarsi, i tre aspetti dell’anima. Egli iniziò a conoscere la natura della volontà spirituale e ad usarla per dirigere la propria vita. Sperimentò gli effetti dell’amore spirituale e divenne cosciente della necessità di servire. La mente spirituale cominciò a rivelargli la verità ed egli ne vide il proposito sottostante. Queste sono le corrispondenze superiori dei tre aspetti della personalità: la sua mente, la sua natura emotiva e il suo corpo fisico. Osserviamo ora che Ercole attraversava un momento particolare. Nelle antiche storie si legge che Era (Psiche o l’anima) lo fece impazzire. Lo indusse alla pazzia con la gelosia e, mentre si trovava in quello strano stato, si legge che egli uccise i suoi figli, i suoi amici e chiunque fosse in rapporto con lui. Non si potrebbe intendere, a questo proposito, che egli attraversasse quello stato, comune a tutti i principianti sul Sentiero del Discepolato, nel quale una coscienza morbosa sacrifica tutto e tutti allo sviluppo della propria anima? Questo è un errore molto comune negli aspiranti. Manca loro spesso il senso delle proporzioni ed il senso dei valori è distorto. Una vita sana ed equilibrata, ideale per un figlio di Dio, viene subordinata alla fanatica determinazione nel perseguire il proprio progresso spirituale. L’ambizione spirituale influenza l’aspirante, che diviene distruttivo, squilibrato e di solito è estremamente difficile vivere con lui. C’è molta saggezza nell’ingiunzione biblica: “Non siate troppo virtuosi, altrimenti perché dovreste morire?”

Quando Ercole guarì dalla sua follia – come fortunatamente avvenne – si dice che gli fu dato un nuovo nome, gli fu assegnata una nuova abitazione e dodici fatiche da compiere. Gli furono dette queste parole: “Da questo giorno in poi il tuo nome non sarà più Alkeide, ma Eracle. Devi stabilire la tua dimora a Tiro e lì, nel servizio, compirai le tue prove. Quando ciò sarà compiuto, diventerai uno degli Immortali”. 

Infine l’ultimo simbolismo della storia è dato dai doni degli dei. Ora, avendo Ercole raggiunto la maturità e sviluppato le caratteristiche necessarie per la sua missione, leggiamo che gli dèi e le dee fecero del loro meglio per equipaggiarlo per il lavoro che doveva svolgere. Egli aveva ricevuto tutto ciò che il mondo poteva dargli; ora gli venivano conferiti i poteri dell’anima ed egli doveva imparare ad usarli. 

Minerva gli aveva dato una magnifica veste, ma poiché sappiamo che egli non la indossò mai, dobbiamo dedurre che essa avesse un significato simbolico. È opinione generale che la veste sia il simbolo della vocazione. La saggezza conseguita da Ercole in seguito all’unione con l’anima, impresse in lui il senso della vocazione. Egli si era impegnato ad una vita spirituale e nulla poteva distoglierlo. 

Vulcano gli offrì una corazza d’oro, magnetica e protettiva, simbolo dell’energia emanante dalle fonti elevate del potere spirituale, che gli avrebbe permesso di intraprendere le dodici fatiche e di procedere senza timore. 

Da Nettuno, il dio delle acque, ebbe i cavalli. La simbologia sottintesa da questo dono è molto interessante. I cavalli, così come Nettuno, il dio delle acque e divinità della natura emozionale, stanno per la capacità di essere trascinati o da una linea di pensiero o da una reazione emotiva. Questa natura fluida, emotiva, con la sua sensibilità e la sua capacità di sentire, se giustamente impiegata e subordinata ai fini divini, è una delle più grandi qualità che un discepolo possieda. Con l’aiuto di Nettuno e dei suoi veloci destrieri, Ercole poteva entrare in rapporto con le più remote sfere nelle quali si sarebbero svolte le sue imprese.

Attraverso la sensibilità emotiva e la responsività, anche noi possiamo entrare in rapporto con il mondo nel quale siamo chiamati ad operare. 

La spada donata da Mercurio, il Messaggero degli dèi, ha un profondo significato, perché essa è il simbolo della mente che divide, taglia e separa. Mercurio aveva aggiunto agli altri doni fatti ad Ercole quello dell’analisi mentale e della discriminazione. 

Si afferma che Apollo, il Dio Sole in persona, s’interessasse ad Ercole e riflettesse su cosa offrirgli di utile. Alla fine gli donò un arco e delle frecce, simbolo della capacità di andare diritto alla meta e dell’illuminazione folgorante, quel dardo di Luce che, quando necessario, potrà rischiarare l’oscurità sul suo cammino.

Così equipaggiato, Ercole era pronto per la grande impresa. Ma quando tutti i doni gli furono consegnati e fu in possesso del suo divino equipaggiamento, leggiamo di un ulteriore piccolo, intrigante dettaglio: egli corse fuori e si fece una clava. Tutti quei doni divini erano stupendi, ma per il momento non sapeva come servirsene. Egli sentiva la sua vocazione e credeva nella sua energia spirituale, gli era stato detto che possedeva i cavalli e che, se voleva, l’arco e le frecce dell’illuminazione erano suoi, ma egli preferì la familiare clava che lui stesso si era costruito. Preferiva farsi strada con ciò che sapeva usare, piuttosto che con gli attrezzi sconosciuti che gli erano stati donati. Brandì dunque la sua clava di legno e si accinse ad affrontare le sue fatiche..

[Tratto dal Testo di Alice Ann Bailey – “Le Fatiche di Ercole” – Il libraio delle stelle, scaricabile gratuitamente dal sito Istituto Cintamani]

SEGUICI SU Facebook alla pagina “Il Fiore della Vita“.

———————————————————————————————————————–

HOME  –  IL FIORE DELLA VITA  –  HERMES  –  SEZIONE ARTICOLI  –  AREA DOWNLOAD  –  LINK SITI AMICI – CONTATTI

———————————————————————————————————————–